ZOMBI 3 (1988)

1988, Lucio Fulci.

Eccolo, il famigerato "Zombi 3" fulciano, controverso, sbertucciato e rinnegato dall'autore stesso. E' la pellicola che segna l'incontro tra due grandi protagonisti del cinema italiano d'epoca, Fulci e Bruno Mattei, con Claudio Fragasso in seconda fila, di cui si è ormai scritto tutto e il contrario di tutto.

Parte come progetto di e per Claudio Fragasso, ma Franco Gaudenzi della Flora Film pensa bene di affidare la regia a Fulci per rendere il prodotto più vendibile a livello internazionale, visto il grande successo che fu "Zombi 2" (1979). Fulci accetta, ma non sta bene, già da qualche anno, in più si gira nelle filippine per abbattere i costi, di stanza vi è anche il buon Mattei con il suo "Trappola Diabolica", seguito di "Strike Commando"; il clima non aiuta, la cirrosi tormenta il regista romano, che ha la pancia piena di liquido; Lucio stralcia la sceneggiatura, strappa le pagine al grido di 'Questa nun la giriamo!', come testimoniato da Riccarco Grassetti, direttore della fotografia, si incazza con le attrici, non gira i raccordi e arrivato all'ora e venti di metraggio, ritiene il film concluso. Il montaggio di Alberto Moriani, a detta di Gaudenzi, non sta in piedi, mancano delle scene, è troppo corto, si passa da una sequenza all'altra senza continuità, insomma risulta inutilizzabile per lo sfruttamento commerciale. Si decide così di far girare del materiale aggiuntivo a Bruno Mattei, su pre-sceneggiatura di Fragasso e della moglie, Rossella Drudi: il prologo con il morto vivente che imputridisce, l'inizio con l'elicottero, dialoghi e raccordi non girati da Fulci.

Questa, riassunta brevemente, la genesi di "Zombi 3", conosciuto a livello internazionale anche con il titolo "Zombi Flesh Eaters 2". Film delirante, zoppo, slegato e chi più ne ha più ne metta. E' una pellicola che rispetto ai grandi titoli dell' appena trascorsa stagione d'oro fulciana, manca proprio "dell'occhio" del regista, della visionaria capacità registica di immortalare su pellicola scene come il morso alla gola ad Auretta Gay, Daniela Doria che vomita gli intestini, Venantino Venantini che trapana la testa di Giovanni Lombardo Radice, l'attacco degli uccelli impagliati in "Manhattan Baby", insomma l'universo crudele e senza speranza del regista di quel capolavoro assoluto, violentissimo e disturbante che è "Lo Squartatore di New York" (1982). Forse la storia produttiva e le vicissitudini sul set, risultano più interessanti del prodotto stesso, basti pensare a Fulci con la barba, la pancia gonfia come Buddha che si fa sgozzare un gallo sulla notevolissima "ventrazza" da un santone filippino, regolarmente pagato, che lo riempie pure di farina da capo a piedi e gli ordina di non lavarsi per debellare il male; gli urli rivolti alle attrici, in particolare Beatrice Ring, appellata durante una scena su un ponte con l'immortale 'E buttate, che fai un favore al cinema mondiale', oppure la "vendetta filmica" di Mattei e Fragasso che, vestiti da militari, bruciano un morto vivente dalla pancia prominente nel forno crematorio in una delle sequenze del prologo.

Si rimane disorientati dalla visione di "Zombi 3" proprio perché lo schermo proietta lo spettatore in una landa da Z-movie degenerato difficile attribuire al "Maghetto", con l'assalto dei morti viventi filippini in pigiama, che si muovono a scatti, sono tarantolati, sembrano dei monaci imputriditi strafatti di coca, malmenati dai magnifici stuntmen Massimo Vanni (qui come Alex McBride) e Ottaviano Dell'Acqua (qui come Richard Raymond), con le tute bianche militari che rimandano incredibilmente a "Rats" di Mattei e tutte le citazioni/copiature varie della sceneggiatura di Fragasso che guardava, ovviamente, a Romero, specialmente "Day Of The Dead" e al finale di "Dawn of the Dead" con la fuga in elicottero, senza contare i trucchi di Franco Di Girolamo che si ispirano al lavoro creato da Sergio Stivaletti e Rosario Prestopino per i "Demoni" di Lambertone Bava, i bubboni infetti su tutto.. "Zombi 3" è la metafora evidente della condizione del cinema di genere italiano, in quel periodo ancora "vivo" ma già "morto vivente" avviato sulla strada che lo condurrà alla completa estinzione, e punto di non ritorno anche per la carriera di Fulci che, in seguito, anche a causa di produzioni disgraziate e poverissime, vedi quelle di Nannerini e Lucidi, produrrà opere sicuramente minori e rozze, anche se dotate (vedi "Un Gatto nel Cervello") di una certa arroganza autoriale che le rende irresistibili, pur girate a livelli di un porno delle retrovie.

Per gli amanti del bis ottantesco, parterre femminile interessante, con dei "nomini" d'epoca quali Beatrice Ring, Ulli Reinthaler, avvistata pure in "Aenigma" del Nostro, girato precedentemente, Marina Loi, Deborah Bergamini, il Deran Sarafian, passabile faccia da piacione (financo insignito con L'Osso D'Oro dal regista stesso, che prevedeva pure Il Gaudenzino D'Oro per gli attori ancora più cani dei cani), che diresse (?) per Massaccesi "Interzone" (1987) con Bruce Abbott.

Limiti, difetti e brutture, è inutile negarlo, sono presenti nel film di Fulci. Rimane però la sensazione di trovarsi di fronte ad una pellicola , sì sbagliata e rozza, ma capace di dipingere un'atmosfera da apocalisse già avvenuta anche grazie alle location utilizzate, in primis la città di Pangsajan, che sembra già di per sé reduce da una guerra. La scena alla stazione di servizio, l'attacco degli uccelli impazziti, il parto della donna all'ospedale abbandonato (non vuol dire niente, ma una situazione simile si vedrà nel remake di "Zombi", cioè "L'Alba dei Morti Viventi" di Zack Snyder), per tacere delle sequenze con Mike Monty, quasi oratoriali nella loro pochezza, restituiscono in parte all'immaginario collettivo quello che il regista Lucio Fulci era in grado di mettere in scena. Discorso a parte per la scena della testa volante, delirio massimo fulciano, e per la figura del DJ cieco, voce fuoricampo presente per tutto il film e protagonista assoluto dell'epilogo, zombificato ma ultimo media testimone dell'avvenuta fine del mondo.

Uscito il 29 luglio 1988, il film incassò solo L. 316.428.811. In qualità di segretaria di edizione risulta accreditata una delle due figlie di Fulci, Camilla. Musiche di Stefano Mainetti. Alla radio, il DJ Blue Earth annuncia il titolo di una canzone come "Papesatan Papesatan Aleppe", titolo del film di Salvatore Bugnatelli con Margaret Lee. Grande lavoro del gruppo Cinekult Cecchi Gori Home Video che ha pubblicato un'ottima versione in DVD, reintegrando anche il prologo matteiano e pure la ricostruzione fotografica del montaggio originale fulciano.

Originariamente pubblicato il 6 settembre 2011


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