TUNNEL - EROINA (1980)

1980, Massimo Pirri.

Titolo inequivocabile, come inequivocabile sarà il monologo iniziale di Helmut Berger. Bandito ogni moralismo residuo, rimane solo la consapevolezza di essere tossico per scelta e piacere. Una dichiarazione di intenti in piena regola che permette a Pirri di stabilire subito quello che verrà portato sullo schermo.

Continua il cammino nella breve filmografia di Massimo Pirri, autore "impari", assolutamente personale, che con questo controverso "Tunnel" presentato al Festival di Venezia nel 1980 ma distribuito solo il 14 aprile del 1983, getta uno sguardo impietoso sull'universo dei tossici romani, proprio nel passaggio cruciale tra i settanta e gli ottanta. Marco (Berger) è un tossico, con ricca famiglia e matrimonio fallito alle spalle; se ne va in giro con Pina (Corinne Clery) e l'amico Tobia (nientemeno che il Marzio C. Honorato, presenza fissa della soap "Un posto al Sole") in perenne ricerca di mezzucci che gli consentano di spararsi lo "schizzo" giornaliero. Un "nucleo familiare" che vive ai margini della società, in un vecchio autobus abbandonato stile Merry Pranksters; naturalmente impossibile sarà il dialogo con la "famiglia istituzionalizzata", se non nell'ottica dello sfruttamento, ma nemmeno con la malavita del "baretto", che li considera degli inutili pezzi di merda, se non, ancora peggio, degli infami. Si respira, nel cinema di Pirri, specialmente in questo caso e ne "L'Immoralità", un senso di morte, un'atmosfera cimiteriale, che avvolge i protagonisti fin dai primissimi fotogrammi, per poi accompagnarli fino all'epilogo. Già tutto scritto, già tutto mostrato. Pirri non crede nella redenzione, nel trucido happy end, nell'amore salvifico. Il finale non può che (e deve) essere obitoriale.

Nell'andamento sostanzialmente realistico del narrato, non mancano vere e proprie sterzate nel genere e nell'exploitation, soprattutto nel subplot concernente la breve parentesi dei protagonisti come spacciatori di fatto; magnifica, nella sua impennata di violenza e sadismo, la scena in cui Franco Citti (grandissimo) e soci fanno irruzione nell'autobus per sequestrare la partita di eroina acquistata da Marco con i soldi ottenuti tramite testamento dopo la morte della madre. Nello squallore del bus/baracca si consuma un pestaggio che non ha nulla da invidiare ai poliziotteschi nostrani, con un superlativo Citti (sempre a suo agio in ruoli di questo tipo) che massacra di botte Helmut Berger a cinghiate, colpi su colpi, sferrati con una ferocia disturbante che non può non essere apprezzata dal cultore e appassionato di cinema. Così come la cultissima scena in cui la Clery si spara la dose direttamente via passera (mi si perdoni il francesismo, non renderebbe altrettanto l'idea), in primissimo piano, pensate in sala quale effetto possa aver sortito, perfetto compendio dello stile registico di Pirri, sempre in bilico tra autorialità e contaminazioni di genere.

Un cinema che attrae e repelle allo stesso tempo, che proprio durante i primi anni ottanta si produsse in opere incentrate in massima parte sulla diffusione delle droghe pesanti tra i giovani, viene naturale pensare al cult per eccellenza del genere/sottogenere e cioè "Amore Tossico" (1983) di Claudio Caligari, interpretato da ex-tossicodipendenti, o alla filiera di film spagnoli noti come "Quinqui Movies" come "Overdose" ("El Piquo", 1983) di Eloy De La Iglesias e relativo seguito "El Pico 2" (1984) sempre di De La Iglesias, in cui il ruolo di tossico irrecuperabile conquista le luce dei riflettori come veicolo prediletto per raccontare il profondo, nichilista, passaggio di consegna tra i due decenni. In questo senso, Helmut Berger è perfetto nel ruolo, arrogante, antipatico, capace di poche manifestazioni di affetto sincero (forse solo con il ragazzino che morirà di overdose nell'autobus) e votato ad una prevedibile, inutile e squallida morte. Bellissimo il pre-finale al parchetto con Berger, ormai solo, che si ritrova urlante in mezzo alle giostre per i bambini. Preludio al regolamento di conti derivante dall'ultimo, scriteriato, tentativo di svoltare, rapinando un trafficante di droga internazionale (Giorgio Ardisson) che si risolverà con la morte di Tobia. Berger, allo sbando, salirà in macchina con Citti per dirigersi verso la periferia e scomparire per sempre. Finale che riveduto e corretto si rivedrà anni dopo in "Ragazzi Fuori" di Marco Risi.

Film sicuramente da vedere, anche se non perfetto, condotto con mano sicura da Pirri, impreziosito dalla performance di Berger, che da queste parti non ha assolutamente bisogno di presentazioni, fu il Nanni Vitali de "La Belva col Mitra" di Sergio Grieco, attore viscontiano che non disdegnava il cinema alimentare, vedi "Mia Moglie è una Strega" (1981) di Castellano e Pipolo, ma anche "Salon Kitty" (1975) di Tinto Brass. Ecco le sue impressioni sul film e su Pirri, tratte da materiale nocturniano: "Mi sono trovato bene, anche se a me, Pirri non mi dirigeva... quello che voglio dire è che erano film senza preparazione. C'era un copione da studiare, certo... noi non eravamo come gli attori americani che se devono fare un film sull'eroina, frequentano la gente che si droga".
Davide Pulici 2008.

Quel gran pezzo della Corinne Clery, la ricordiamo, anche se non ci sarebbe bisogno, in "Autostop Rosso Sangue" di Pasquale Festa Campanile con Franco Nero e David Hess (o "Ass", come lo chiama Castellari) e in quell'oggetto strano che è "Il Mondo di Yor" (1983) di Antonio Margheriti con il matteiano Reb Brown. Contorno di volti noti ai catecumeni del bis come Aldo Bufi Landi, Karl Zinny e la Franceschina Ciardi di "Cannibal Holocaust", nientemeno. Veramente da "Osso d'oro" fulciano. Montaggio di Gianfranco Amicucci, sodale castellariano. Berger è doppiato da Sergio Di Stefano, cioè l'originaria voce di Hugh Laurie in "Dr. House". Musiche dei "Pretenders" di Chrysse Hynde, tratte dall'omonimo album d'esordio. Sceneggiatura di Pirri e Morando Morandini Jr.

Il Senior, a dire il vero, non sarà molto delicato con l'opera, ma tant'è. Chiudiamo con cotanto giudizio critico:
"...Massimo Pirri gioca le sue carte con leggerezza, cattivo gusto e inverosomiglianza". Amen.

Originariamente pubblicato il 2 ottobre 2011




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