METTI LO DIAVOLO TUO NE LO MIO INFERNO (1972)


1972, Bitto Albertini.

Decamerotico di grande successo diretto da Adalberto Albertini (nome tutelare del bis nostrano) che generò anche un seguito quasi immediato: "..E Continuavano a Mettere Lo Diavolo ne lo Inferno" (1973).

Protagonista della pellicola è Antonio Cantafora (cioè il Michael Coby di "Simone e Matteo" nelle imitazioni della coppia Hill-Spencer) qui nelle vesti di Ricciardo, pittore con una spropositata passione per il gentil sesso, ivi rappresentato dalle splendide Margaret Rose Keil e Melinda Pillon. Gradiente erotico superiore alla media del genere e scene piuttosto forti (vedi l'amante che riceve in piena faccia le evacuazioni del marito cornificato) a rimpolpare una commedia tipica della produzione italiana dei settanta che sfruttò con estrema spregiudicatezza il successo dei prototipi pasoliniani.

Solita parata di caratteristi pronti alla bisogna, su tutti Fortunato Arena e Roberto Danesi/Robert Dannish, con Piera Viotti e Renate Schimdt a fortificare il fortino bis che tanto successo conobbe nella stagione 1972/73 e 1974/75. Non siamo né i primi né gli ultimi a tirare fuori dal cilindro il decamerotico, genere che ha i suoi estimatori, io sono tra questi naturalmente, ma impossibile non spendere due parole su una serie di pellicole, con alti e bassi, alcune più becere, altre meno, inevitabilmente identificate con "Quel Gran pezzo dell'Ubalda..." di Mariano Laurenti, che non fu il prototipo ma che arrivò, anzi, quasi a fine corsa. Questo "Metti Lo Diavolo..." è uno dei migliori e più divertenti esempi del famigerato genere, con tanta carnassa esibita e sesso gioioso e liberatorio in compagnia di mogli, mariti cornuti, frati e mignotte travestite da suore, quindi tutto "materiale" consueto in una filiera che può annoverare titoli come "Come è Bella la Bernarda Tutta Nera e Tutta Calda" (1973) di Lucio Giachin, mica bruscolini.

Splendida Margaret Rose Keil, praticamente abbonata al genere con sette film all'appello, qui nel ruolo di Amalasunta, valore aggiunto, e non poteva essere diversamente vista la bellezza delle colleghe nelle pellicole coeve, ad una pellicola divertente e divertita, che non vuole essere capolavoro ma sano e puro genere di consumo. Da vedere, così come altri titoli del franchise (specialmente quelli di Mino Guerrini), tra i quali si annida pure un capolavoro come "Storie Scellerate" del "nostro" Sergio Citti. Senza dimenticare, ma che ve lo dico a fare, la Trilogia della Vita.

Molto belli i titoli di testa disegnati (pare da un  Mordillo uncredited) con colonna sonora nientemeno del Maestro Stelvio Cipriani e stornelli cantati da Gianni Musy. Qualcuno, da qualche parte, ha detto che non meritano nemmeno di essere citati, quindi:

'Però che la donna sia bassa,
magra oppur grassa

questo ci sta.
Si sa, tra bionda e castana
qualcuna è puttana
ma questo che fa!'

Dopotutto, siamo sempre in ambito boccaccesco.

Originariamente pubblicato il 21 dicembre 2011


Nessun commento:

Posta un commento