MALABIMBA (1979)


1979, Andrea Bianchi (as Andrew White).

Non poteva mancare un Andrea Bianchi in questa umile rassegna di titoli appartenenti al bis de/genere, romano classe 1925 noto ai cultori dell'horror italico per il cult "Le Notti del Terrore/Zombi Horror" (1981).

Quando gli italiani si sono messi a rifare "L'Esorcista" (1973) di Friedkin ed i suoi epigoni, hanno tirato fuori dal cilindro diversi oggetti interessanti, basti pensare a "L'Anticristo" (1974) di Alberto De Martino o "L'Ossessa" di Mario Gariazzo (1974), pellicole a tematica demoniaca alle quali sono poi seguite le imitazioni/contaminazioni con l'altra grande saga hollywoodiana cominciata da Richard Donner con "Il Presagio" (The Omen, 1976) quindi via con "Holocaust 2000" (1977) sempre di De Martino, pregevole, e pure "Nero Veneziano" (1978) di Ugo Liberatore, molto apprezzato da chi scrive, senza contare il bellissimo "Lisa e il Diavolo" (1975) di Mario Bava, rimaneggiato e uscito con il titolo più appetibile di "La Casa dell'Esorcismo".

Quasi a fine corsa giunge questo parto di Bianchi, vero e proprio cimelio per gli appassionati, oggetto strano che guarda alla tematica esorcistica, ma che percorre di fatto altri sentieri molto più esploitativi. Il buon Bianchi, qui con il suo classico pseudo anglofono, imbastisce una impalcatura a forte tenuta erotica che supporta la risaputa vicenda di possessione diabolica ai danni della non proprio giovanissima Bimba, adolescente in fregola erede di una prestigiosa famiglia dai nobili natali, i Karoli, minata da meschine faide interne inerenti la spartizione dell'eredità dello zio Adolfo (Giuseppe Marrocu) ridotto allo stato vegetale. Dopo una seduta spiritica una lasciva presenza si impossessa della ragazzina, la quale, come previsto dal genere codificato da Friedkin, comincia a sproloquiare e a comportarsi da zoccola quasi quanto la zia Nais, Patrizia de Rossi/Webley (biondona giunonica piuttosto disinibita nel mostrare le sue notevoli grazie, avvistata in una ventina di titoli nei gironi del bis, vedi il confuso "La Sanguisuga Conduce la Danza" del 1975  in buona compagnia con Femi Benussi e Dora "Krista" Nell, oppure il "Gola Profonda Nera", 1976 di Guido Zurli con Ajita Wilson, per citare solo qualche titolo) masochista e mangiatrice di uomini impegnata a sedurre il parterre maschile della casa, cognato compreso. Cimenti erotici piuttosto espliciti che sfociano in inserti dichiaratamente hard in almeno quattro scene, con le attrici controfigurate, anche se la giovane Katell Laennec si scatena in nudi integrali e in scene di autoerotismo piuttosto convincenti. Figura di attrice enigmatica e sfuggente, al pari di un'altra meteora del bis rispondente al nome di Karin Trentephol, la splendida, giovanissima e conturbante interprete de "L'immoralità" (1978) di Massimo Pirri, la Laennec è stata per anni un mistero per gli addetti ai lavori, non essendo comparsa in nessun'altra pellicola o materiale fotografico, fino alla definitiva identificazione da parte di Alessio Di Rocco, grande esperto di "Misteri Italiani" che ha finalmente fornito nome e data di nascita della splendida attrice, ovvero Cornely Pascal Sylvie, parigina nata il 16 aprile 1960, e quindi appena maggiorenne al momento delle riprese.

Negli annali del cinema di genere la bella Laennec ci era già finita senza niente, grazie alla cultissima scena in cui seduce il povero zio paralitico, non proprio completamente paralizzato, spogliandosi senza vergogna per poi cimentarsi in una realistica fellatio, insertata ad arte (anche se il dubbio continua a serpeggiare) che porterà alla morte del parente. A parte il ricordare una famosa leggenda metropolitana riguardante un noto politico con relativa starlette televisiva, la sequenza incriminata è realmente materiale da far tremare i polsi dell'appassionato di cinema in generale, senza stare sempre a catalogare i generi, assolutamente da vedere e "toccare" in prima persona, in quanto solo la visione diretta può rendere giustizia a cotanta genialità italiana. E, a conti fatti, tutta la pellicola di Bianchi merita di essere visionata almeno una volta, in virtù di una messa in scena povera, ma comunque godibile e non proprio tirata via, come in alcune produzioni successive del Nostro (vedi il porno cupo e cimiteriale con la povera Sirpa Salo Lane "Giochi Carnali" (1983), veramente esperienza allucinata e disturbante) nobilitata pure dalla interpretazione della bella e brava Maria Angela Giordan(o), qui nel ruolo di Suor Sofia, la religiosa che tenterà di opporsi alle insistite avances dell'infoiata Bimba, sempre misurata e credibile, nonché  molto sensuale anche in vestale sacra.

Apprezzabili sia la seduta spiritica incipitiaria, con i ripetuti primi piani sull'allucinata Elisa Mainardi (la medium, attrice con carnet recitativo invidiabile, da Monicelli, Sordi e Verdone passando pure per il decamerotico di Silvio Amadio "E si salvò solo l'Aretino Pietro con una mano davanti e l'altra dietro" 1972) che l'epilogo con il suicidio della povera suora ormai posseduta dal demonio o presunto tale, anche se l'ambiguità di fondo rimane fino all'ultimo, non spiegando a chiare lettere se il tutto sia frutto di una inibizione sessuale colpevole di portare le protagoniste alla follia. Non che sia chissà quale risoluzione epilogica, ma si renda merito allo sceneggiatore Piero Regnoli, altro grande personaggio del cinema italiano operante in tutti i generi, e al bravo Andrea Bianchi che in precedenza aveva offerto al pubblico interessanti lavori come l'ottimo padrino-movie "Quelli che Contano" (1974) con Henry Silva, Barbara Bouchet in versione mignotta di lusso e il grande Fausto Tozzi, pellicola assolutamente da riscoprire, girata con tecnica e un certo gusto per le inquadrature, che di solito non ci si aspetterebbe da Bianchi, autore anche di un erotico molto pregiato da chi scrive con Adolfo Celi, "La Moglie di Mio Padre" (1976) valorizzato dalla presenza di Carroll Baker e il grande Luigi Pistilli, tra le altre cose, anche improponibili girate dal nostro negli anni ottanta.

Doveroso citare anche il bravo Enzo Fisichella, nel ruolo di Andrea, il padre di Bimba, visto anche in "Il Fiume del Grande Caimano" (1979) di Sergio Martino. Produce Gabriele Crisanti, responsabile di altri festini imperdibili come "Giallo a Venezia" (1979) e "Patrick Vive ancora" (1980) entrambi diretti da Mario Landi, il regista del Maigret televisivo! Molto bella ed evocativa la colonna sonora sui titoli di coda, ad opera dei Maestri Elsio Mancuso e Berto Pisano. Consigliato in double bill con "L'Esorciccio" di Ingrassia. Da consegnare ai posteri.

Il film conobbe un remake quasi istantaneo girato da Mario Bianchi, figlio di cotanto padre, Roberto Bianchi Montero, "La Bimba di Satana" (1982) con Jacqueline Dupré, Aldo Sambrell, ancora una volta Maria Angela Giordano e Marina Frajese, non a caso, girato come hard da Bianchi avviato a diventare uno dei nomi di punta della neonata pornografia italica.

Originariamente pubblicato il 24 agosto 2011

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