LIBERI ARMATI PERICOLOSI (1976)

1976, Romolo Guerrieri.

Atipico poliziottesco diretto da Romolo Girolami Guerrieri, fratello di Marino e zio di Enzo G. Castellari, su sceneggiatura di Fernando Di Leo e Nico Ducci. Atipico perché lontano dalla formula "commissario di ferro contro il crimine", o meglio, il commissario interpretato da Tomas Milian rimane una figura sì importante nell'economia del racconto, ma a latere rispetto all'impianto action, essendo, i protagonisti principali, tre ragazzi della Milano borghese che rapinano e uccidono senza porsi nessun quesito sulla moralità delle loro azioni.

Tre personaggi caratterialmente diversi, il Biondo (Stefano Patrizi), Luis (Max Delys) e Giò (Benjamin Lev), che attraversano la Milano anni settanta con armi in pugno e nessuno scrupolo nell'eliminare il prossimo, che siano vittime innocenti o complici, vedi la sparatoria durante la rapina al supermercato, con gli altri membri della banda massacrati dai tre senza pietà (c'è anche un giovanissimo e sbarbato Diego Abatantuono, nel ruolo di Lucio, un destrorso con la mania delle armi automatiche).

Film non particolarmente amato, ma da non disprezzare o sottovalutare a priori, non solo per la sicura regia di Girolami/Guerrieri ma anche per la sceneggiatura dell'amato Di Leo che è implacabile nel rimarcare, per tutto il metraggio, l'inerzia e la totale incompetenza della polizia, che proprio non ce la fa a fermare il trio, nonostante più volte abbia la possibilità di arrestare i ragazzi. Anzi, fin dall'inizio il commissario è al corrente di tutta quanta la situazione, grazie alla soffiata di Lea (Eleonora Giorgi), fidanzata di Luis, che verrà poi coinvolta nella fuga dal gruppo. Certo, si capisce subito come andrà a finire, essendo la pellicola una lenta discesa verso la morte dei tre, non particolarmente simpatici o carismatici, al contrario,( forse il personaggio più "forte" e consapevole è proprio la Giorgi), i quali lasciatisi alle spalle una carneficina assurda, non possono che crepare, non per mano della polizia, fine auspicabile in questo tipo di produzioni, ma suicidandosi e finendo sbranati da un cane sfuggito all'unità cinofila.

Puro cinismo targato Di Leo, che strutturò la sceneggiatura sul racconto "Bravi Ragazzi Bang Bang" di Scerbanenco, tratto da "Milano Calibro 9" in origine materiale per un film intitolato"Spara, ragazzo, spara", portato sullo schermo dal buon Romolo Guerrieri che è regista che chi scrive apprezza non poco nel mucchio selvaggio di cinematografari attivi nei sixties, seventies, eighties, in particolare "Un Detective" (1969), l'ottimo spaghetti-western "10.000 dollari per un Massacro" (1967) con Gianni Garko e Claudio Camaso, per non parlare di "Un Uomo, Una Città" (1974) con l'accoppiata Enrico Maria Salerno/Luciano Salce, consigliatissimo, e pure questo "Liberi Armati Pericolosi" merita una visione, vuoi per l'approccio inusuale con cui si affronta il genere, comunque in grado di offrire sparatorie e inseguimenti automobilistici ottimamente girati, vuoi per l'atmosfera mortifera che si respira fino al finale, con Luis che si lancia con la macchina dal ponte, uccidendo di fatto il Biondo e uccidendosi, mettendo fine ad un rapporto di amore/odio/morte dai risvolti, forse, omosessuali, come suggerito da Lea, la prima a capire realmente come vanno le cose. Grande l'espressione sgomenta e sconfitta di Milian che osserva, impotente, da lontano, l'incidente automobilistico, come del resto, impotente e spettatore dell'escalation di violenze, lo è stato per tutto il film.

Prova dignitosa da parte del cast di giovani protagonisti (Stefano "il Biondo" Patrizi, fu pure lo stupratore nel lenziano "Roma A Mano Armata", 1976, molto attivo durante la decade in questione), la Giorgi notevole, che ve lo dico a fare, non rinuncia ad una scena di pura sexploitation, quando si spoglia, non integralmente, attenzione, durante la scena dell'elicottero. Score di Gianfranco Plenizio ed Enrico Pieranunzi, che rinuncia a groove settanteschi per una partitura più intimista e atipica rispetto a produzioni coeve. La Milano da bere protagonista assoluta, splendidamente fotografata dal grande Enrico Menczer, che volete di più. Ah, ci sono pure Maria Rosaria Riuzzi da "Sorbole che Romagnola" di Alfredo Rizzo e la splendida Gloria "Baila Guapa" Piedimonte che partecipò a "John Travolto...Da un insolito Destino" (1979) di Neri Parenti. Consigliato. Nel senso del film di Guerrieri, ma recuperate pure quell'altro.
Buona visione.

In calce una rece del Morandini, siete avvertiti:
E’ un film che fa rabbia. Come Castellari, Dallamano, Martino, Infascelli, Caiano, Grieco, Massi, Lenzi, Di Leo e tanti altri, Romolo Guerrieri è un regista di cinema d’azione che s’è cimentato più d’una volta nel genere poliziesco, uno dei più sgangherati, efferati e reazionari del cinema italiano di consumo. Non è dei peggiori, e lo dimostra anche qui a livello tecnico: c’è un mestiere innegabile nelle sequenze d’inseguimento, una certa cura nella direzione degli attori e persino un gusto del paesaggio come si può vedere nell’ultima parte del film... Ma la sceneggiatura è di un imbecillità così proterva, di una inverosomiglianza così ostentata, di una ricerca della violenza così esasperata e gratuita da risultare vergognosa nel suo disprezzo per l’intelligenza del pubblico.

Originariamente pubblicato il 4 dicembre 2011




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