LA DISCOTECA (1983)


1983, Mariano Laurenti.

Propaggine estrema del musicarello sessantesco, il "Nino D'Angelo Movie" si presenta al pubblico dei primi anni ottanta rispettando in toto la struttura diabolica delle pellicole con protagonisti Gianni Morandi, Tony Renis, Caterina Caselli, Little Tony e compagnia assortita.
Storia d'amore travagliata tra giovini di belle speranze, famiglia che si oppone (più o meno presente in quasi tutti i prodotti), repertorio musicale a tappare i buchi di sceneggiatura e, a reggere il tutto, impalcatura comica fornita dai professionisti di turno.

"La Discoteca" non è il più famoso dei film del biondocrinito Gaetano "Nino" D'Angelo, la micidiale trilogia composta da "Celebrità" (1982) di Ninì Grassia, "Tradimento" (1983) e "Giuramento" (1983), entrambi di Alfonso Brescia, e "Un Jeans e una Maglietta" (1983) di Mariano Laurenti, sono sicuramente più famosi e celebrati. Tuttavia è sicuramente il più "degenere" in questo corpus cinematografico di pellicole comunque ispirate alla "sceneggiata napoletana". Degenere perchè la storia del pizzaiolo Nino che da Positano si trasferisce a Bolzano per la stagione è quanto di più risibile, cialtrone, ignorante sia mai uscito dal cappello del buon Laurenti, regista che non ha certo bisogno di presentazioni da queste parti, essendo stato uno dei più prolifici autori in ambito ginecommediale.

Il plot è presto svelato. Nino è triste perchè deve lasciare la fidanzatina Maria (la "solita" Robertina Olivieri, bella biondina partner quasi fissa del cantante di San Pietro a Paternio) a Positano; peccato che appena arrivato al lussuoso albergo in cui dovrà prestare opera, non si innamori immediatamente della tedeschina Romy (Cinzia Bonfantini, bella presenza bis pure in "L'Ultimo Guerriero" [1984] di Romolo Girolami Guerrieri, post-nuke con Harrison Mueller, il fratello di Nadia Cassini) figlia del direttore Khitler, il grande Enzo Cannavale, qui in doppio ruolo. Il bello è che tutto il parterre femminile della pellicola casca praticamente ai piedi del buon Nino, inguardabile con caschetto d'oro e pellicciotto, che strazia i cuori delle fanciulle smanianti per lui. Anzi, la bella Romy, con cultissimo accento tedeschen, se lo vorrebbe proprio fare a Nino, ma lui niente, rimane fedele a Maria che, nel frattempo, si sbaciucchia con il miglior amico di Nino, il quale vorrebbe impalmare la bella Olivieri. Il titolo prende a pretesto la disco-dancing dove Nino e Romy  vanno a ballare la sera (sempre lo stesso pezzo, pure a Positano il motivetto non cambierà) in cui si consuma una delle più grandi scene di ballo a cui ci sia mai capitato di assistere, con Nino Nostro che improvvisa un ballo di gruppo con gli altri avventori del locale, incapace, ignobile, palesemente controfigurato da una ballerina con i suoi stessi abiti, da applausi a scena aperta, quasi in grado di rivaleggiare con i siparietti musicali di "Venni, Vidi e M'arrapaho" (1984) di Vincenzo Salviani, vero Santo Graal della commedia anni ottanta. Il tutto sotto gli occhi estasiati di Romy, che guarda il suo ometto quasi fosse un Nureyev tascabile.

Non c'è niente da fare, per avere contezza di simili evoluzioni artistiche è necessario toccare con mano il tessuto bis/canzonettaro lavorato da Laurenti, il quale, da navigato cinematografaro, sa benissimo che senza le spalle comiche il film non se lo porta a casa. Quindi via con i magnifici Bombolo (Franco Lechner, 1 gennaio 1932- 27 agosto 1987, mai, mai, mai ricordato abbastanza) ed Enzo Cannavale (5 aprile 1928-18 marzo 2011) altro grande professionista del nostro cinema, qui in forma smagliante, veri protagonisti della pellicola tutta, straordinari, irresistibili durante la scena del soccorso, in cui comunicano via radio durante una bufera di neve (si cerca la povera Romy, perdutasi tra le alture in seguito all'ennesimo "rifiuto" di Nino, che la troverà semi-assiderata appoggiata ad un casolare, ahah) con le comunicazioni occasionalmente "interrotte" dai risultati sportivi di Juve e Roma e da un sedicente Mike Bongiorno tedesco. Ecco, l'essenza del cinema bis sta tutta qua, tra le espressioni, le movenze, i tic del duo comico, tanto da far slittare pericolosamente la pellicola verso territori da Bombolo&Cannavale movie tout court.

Nel mezzo, Nino che canta, si strugge d'amore per Maria, ma non sa rinunciare a Romy, la quale, capita la mal parata, si presenta di sua sponte a Maria assicurandole la fedeltà del biondo cantante. E vissero tutti felici e contenti.

Prendere o lasciare. Il Nino D'Angelo Movie si ama o si odia o lo sivorrebbe mettere al rogo. Ai posteri l'ardua sentenza. Per chi volesse addentrarsi nella filiera, c'è solo l'imbarazzo della scelta, da "Ave Maria", "Uno Scugnizzo a New York", "Popcorn e Patatine" fino a "La Ragazza del Metrò" e "Fatalità", segmento ultimo e fuori tempo massimo di un genere sedimentato nel pieno svolgersi degli anni ottanta, che mischia melodramma, sceneggiata, comicità e Nino D'Angelo, "corpo" che va oltre, inclassificabile criticamente, presenza ectoplasmatica inafferrabile, perlomeno durante quel contesto storico. Imperdibile la contaminazione con il "Lacrima-Movie" operata ne "L'Ammiratrice" con Annie Belle. Prodotto da Francesco Calabrese per la Gloria Cinematografica. Sceneggiatura di Piero Regnoli. Distribuzione Titanus.

Nino canta:
"Pronto sì tu"
"E' troppo tardi"
"Sotto 'e stelle"
"Bimba">
(Nino D'Angelo)

"Pe' te' conquistà"
(Casaburi-Bevilacqua-D'Angelo)
Edizioni Musicali Gesa-Milano

Originariamente pubblicato il 19 ottobre 2011



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