F/X (1986)


1986, Robert Mandel 


Molto bello, questo "F/X-Effetto Mortale". Certo in un periodo storico in grado di sfornare pellicole quali"Ricercati Ufficialmente Morti" (1987), "L'Anno Del Dragone" (1985), per non parlare di "Manhunter" (1986), il rischio è quello dell'oblio o di finire nel limbo degli oggetti sottovalutati, cosa ingiusta perché il film di Mandel è opera che rientra in pieno nella categoria, trita e ritrita, lo so, dei 'non se ne fanno più così'.

Su sceneggiatura a cura dell'attore Gregory Fleeman e del documentarista Robert T. Megginson, il film fu opzionato inizialmente per un trattamento televisivo, poi il producer Jack Weiner (con Dodi Fayed, proprio lui, il compagno di Lady Diana) portò il progetto alla Orion Pictures, sicuro delle potenzialità cinematografiche dello script; mossa azzeccata, sia perché il film fu un discreto successo, sia perché Robert Mandel, al suo secondo film e non proprio regista dedito all'action-thriller, riuscì a tirare fuori una pellicola solida, tecnicamente superba, interpretata da due grandi, grandi e mai troppo lodati attori che gli appassionati non possono non conoscere e apprezzare, ovvero l'australiano Bryan Brown e il gigante Brian Dennehy, proprio lui, lo sceriffo Teasle di "Rambo-First Blood" (1982), tra le altre, tantissime apparizioni tra Tv, teatro e cinema ("Il Ventre dell'Architetto" di Greenaway ma anche un mio cult personale come "Best Seller" [1988] di John Flynn in coppia con James Woods, imperdibile).

Dunque, Rollie Tyler (Bryan Brown, il carcerario "Stir" di Stephen Wallace, "Breaker Morant" di Beresford, "Uccelli di Rovo") è un genio del make-up operante in produzioni di serie B (nel suo appartamento si può chiaramente notare la locandina di "Zombi 2/Zombie" di Lucio Fulci); oltre ad essere richiesto dai produttori è richiesto pure dal Dipartimento di Giustizia, il quale, tramite l'agente Lipton (Cliff De Young), gli propone di inscenare il finto assassinio di un malavitoso, Nicholas De Franco (il vecchio Jerry Orbach), in procinto di testimoniare contro la mala di New York, per cui è preferibile spacciarlo per morto prima che i sicari lo facciano fuori realmente. In un primo momento riluttante, Rollie finisce con l'accettare quando il capo del dipartimento Mason (Mason Adams, 26 febbraio 1919-26 aprile 2005, attore che prestò la propria, inconfondibile voce alla programmazione radiofonica in una marea di programmi) decide di rivolgersi ad un altro effettista, rivale di Tyler. Dietro un compenso di 30.000 dollari, Rollie accetta anche di "interpretare" il sicario che sparerà a De Franco. Fin qui tutto bene. Tyler crea le protesi, costruisce un dispositivo radiocomandato che permette di riprodurre gli effetti dirompenti dei proiettili sul corpo di De Franco e "spara" al malavitoso mentre quest'ultimo è al ristorante. Si, peccato che però De Franco, forse, è morto veramente. E Rollie Tyler diventa un testimone pericoloso e da eliminare.

Mandel non ha fretta, prepara la prima mezz'ora con grande cura dei dettagli (vedi la creazione delle protesi tramite calco con l'alginato), non annoia lo spettatore con inutili spiegoni o rotture di palle, fila liscio come una bella bevuta fino alla morte di De Franco e al quarantaquattresimo minuto di proiezione, scatena il sublime Dennehy nel ruolo del Lt. Leo McCharty, poliziotto con i controcojoni che immediatamente avverte puzza di bruciato nella ricostruzione dei fatti. Nel frattempo Rollie è in fuga e, facendo di necessità virtù, utilizza la sua arte per mimetizzarsi e salvarsi il culo. Ottima fotografia di Mirolslav Ondrìcek, specialmente nel riprendere le luci, la pioggia e l'atmosfera della New York notturna, montaggio dello specialista Terry Rawlings (trai più grandi professionisti di Hollywood) e la coppia Brown/Dennehy, separati per (quasi) tutto il film, che conferisce quadratura al tutto, senza dimenticare la solita, impareggiabile fucina di caratteristi hollywoodiani, con Joe Grifasi, Trey Wilson, lo stesso De Young e il grande Tom Noonan (Dente di Fata in "Manhunter" e Kelso in "Heat").

Da riscoprire e rivedere il film di Mandel (successivamente regista di "School Ties" [1992] con gli allora giovini Brendan Fraser, Ben Affleck, Matt Damon) sia per gli amanti delle pellicole anni ottanta, prive di montaggio ipercinetico, movimenti di camera arditi e CGI, ma solo sano make-up di scuola smithiana (nel senso di Dick) qui affidato a Carl Fullerton, uno dei migliori allievi del Maestro con John Caglione Jr. e Doug Drexler, sia per gli amanti del cinema tout court che potranno apprezzare un mirabile inseguimento automobilistico per la strade di New York tra il furgoncino di Rollie Tyler e la macchina del detective Mickey (Grifasi), veramente ben girato e montato. Non è poco. Forse la seconda parte diventa un poco macchinosa, ma sono comunque questioni di lana caprina, perchèl'assalto alla villa compiuto da Rollie utilizzando i suoi attrezzi del mestiere e il beffardo finale in Svizzera, aggiungono e non tolgono nulla alla riuscita del film. Nel 1991 è uscito un sequel "F/X 2- The Deadly Art of Illusion" diretto da quel vecchio volpone dell'ozploitation di Richard Franklin, naturalmente con la coppia originale e ancora godibile, più una serie televisiva con Cameron Daddo per due stagioni dal 1996 a 1998. Si ascoltano le note di "The Heart of Rock 'n Roll" di Huey Lewis and The News e di "Just An Illusion" dei tamarrissimi Imagination. Score, bellissimo (che ve lo dico a fare), del Maestro Bill Conti. C'è il Dvd MGM del 2000, se vi va. Se no, fa niente.

Originariamente pubblicato il 5 febbraio 2012




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