ENDGAME BRONX LOTTA FINALE (1983)


1983, Steven Benson (Joe D'Amato)

Post-Atomico violento e spettacolare prodotto dalla Filmirage e scritto, anche se non accreditato, da Montefiori/Eastman.

Giusto qualche parola d'introduzione. Il 22/10/1982 esce "1990-I Guerrieri del Bronx" di Enzo Girolami Castellari, il 07/04/1983 "I Nuovi Barbari", sempre di Enzo, mentre il 15/08/1983 arriva nelle sale il terzo capitolo della trilogia castellariana "Fuga dal Bronx"; seguiranno, tra gli altri, il 28/10/1983 "Rush" di Anthony Richmond/Tonino Ricci con Bruno Minniti, il 25/11/1983 "I Predatori di Atlantide" (pregiatissimo da chi scrive, i gusti sono gusti) di Ruggero Deodato, mentre il 05/11/1983 si era affacciato sugli schermi "Endgame-Bronx Lotta Finale" di Steve Benson aka Aristide Massaccesi.

Il Post Nuke italico deflagra in pieno inizio anni ottanta sulla scia del successo dei due "Interceptor-Mad Max" di George Miller (da ricordare, in questa sede, anche lo sceneggiatore Byron Kennedy, morto durante la preparazione del terzo capitolo) e del fenomenale "1997 Fuga da New York" (1981) di John Carpenter, anche se i germi erano già presenti in pellicole come "Ecce Homo" (1969) di Bruno Gaburro e "La città dell'ultima paura" (1975) di Carlo Ausino. L'italica produzione di genere non perde tempo a puntare i riflettori sulla devastazione terrestre causata dal bombardamento atomico e sulle gesta dei sopravvissuti all'ecatombe ("2019 Dopo la Caduta di New York" di Sergio Martino, imprescindibile). Non poteva mancare all'appello il vecchio Aristide, che avvierà una produzione seriale di questo tipo di prodotti prima con "Texas 2020" aka "Anno 2020 I Gladiatori del Futuro" di Luigi Montefiori (firmato come Kevin Mancuso) film in cui interverrà registicamente lo stesso Massaccesi (vedi le gustose testimonianze di Luigi sul making of) poi con "Interzone" (1987) accreditato a Deran "Zombi 3" Sarafian ma girato in gran parte da Aristide, che era un produttore di polso che non amava perdere tempo e soldi. Segno di un interesse specifico, ma più probabilmente perché il post nuke era, ai tempi, un genere che tirava per cui si riuscivano a vendere le brochures anche solo grazie ad un titolo paraculo che inneggiasse alla catastrofe nucleare. Ritorniamo così al film in questione che, sia detto per inciso, è un ottimo prodotto. Si è già ampiamente parlato dell'abilità di Massaccesi come fotografo e della sua grande, immensa, capacità di ottenere il massimo con il minimo a disposizione, ma è innegabile che in questa pellicola il regista sia riuscito a ricreare un mondo post bomba piuttosto credibile, giocando di sottrazione, come giusto che sia, ma non diventando mai sciatto o cialtrone. Specialmente l'incipit risulta molto efficace nel mostrare la desolazione e la disperazione del paesaggio e dei personaggi, vessati da ratti enormi e da una versione futuribile delle SS, che massacrano tutti i reietti di questa società post-tutto. Inquadrature essenziali, uso eccellente degli spazi, dettagli sui topi che immediatamente insinuano nello spettatore un senso di morte e sporcizia, Massaccesi i film li girava velocemente, ma sapeva bene quello che finiva sullo schermo.

I primi trenta minuti presentano una lotta spietata tra diversi contendenti che è la ciccia di una spettacolo televisivo servito per il popolo bue da un'elite militare guidata dal grande Gordon Mitchell. I "cacciatori" devono combattere ripresi dalle telecamere di Stato, finché non viene decretato il vincitore unico della sfida, tema poi brillantemente sviluppato nell'ottimo "The Running Man - L'Implacabile" (1987) di Paul Michael "Starsky" Glaser con Schwarzenegger. Nessuna perdita di tempo, poche inquadrature per introdurre la troupe televisiva che si occupa dell'evento, la preparazione dell' antieroe protagonista Ron Shannon (l'impagabile Al Cliver) e poi i combattimenti coreografati da Arnaldo Dell'Acqua (della famiglia di Alberto e Ottaviano, gli stuntmen per eccellenza del nostro cinema, ivi accreditato come Al Waterman) che finiscono con la sfida all'ultimo sangue tra Shannon e Kurt Karnak ( Gigi Montefiori/George Eastman). Fin qui tutto bene, Shannon ha la meglio sull'antagonista, ma lo risparmia, anche perché si trova in contatto telepatico con una mutante, nientemeno che Laura Gemser (qui come Moira Chen), la quale, da vera gatta morta, convince il campionissimo a scortare un gruppo di mutanti fuori dalla città, prima che siano eliminati dalla Gestapo.

Comincia così la seconda parte del film e comincia la contaminazione di generi tanto cara ad Aristide, poiché il tutto prende una forte connotazione western che impreziosisce la pellicola e che aggiunge quel tocco in più per cui un film è degno di essere ricordato e apprezzato da ogni appassionato degno di tale nome. Shannon decide di aiutare i mutanti, ma è costretto a costituire un gruppo di "valorosi" che lo affianchino nella scorta della carovana. Gli amanti del bis, a questo punto, non potranno fare altro che stappare l'ipotetica bottiglia, perché il reclutamento del gruppo è uno dei pezzi forti di tutto il film, non solo per i già citati stilemi western profusi a piene mani, ma anche per il parterre attoriale chiamato in causa: Gabriele Tinti, qui come Gus Stone, fidanzato della Gemser, una vita al fianco di Aristide (vedi il ciclo "Emanuelle", "Riflessi di Luce" con la Prati e anche cose come "I Guappi Non Si Toccano", 1979 di Mario Bianchi con la Senatore e Richard Harrison) prematuramente scomparso il 12 novembre 1991; Haruiko "Hal" Yamanouchi, straordinario attore di origine giapponese che in ambito bis ha fatto di tutto, da "Joan Lui" (1985) a "Sette Chili in Sette Giorni" (1987) di Luca Verdone, anche se ha lasciato un'impronta indelebile nel genere preso in questione, nel cast anche dello "Steve Zissou" di Wes Anderson e in  "The Way Back" di Peter Weir; Giovanni "Nello" Pazzafini (qui come Nat Williams), un volto, una presenza inscindibile dalle produzioni italiche, dalle "Squadre" a "Banana Joe", financo il cavernicolo "Iron Master-La Guerra del Ferro" (1983) di Umberto Lenzi con la povera Elvire Audray e giardiniere infoiato nel notevole "L'Alcova" (1985) di Massaccesi con Cliver e la sacra trimurti Lilli Carati, Annie Belle e Laura Gemser. Scomparso il 27 novembre 1997. Last but not least, il grande (in tutti i sensi) Mario Pedone, nel ruolo di Kovack, pure lui figura frequentemente avvistata in produzioni di genere/degenere, vedi "L'importante è non farsi notare" (1979) di Romolo Girolami Guerrieri e, soprattutto, il "Laguna Blu" italiota "Due Gocce d'acqua Salata" (1982) di Luigi Russo/Enzo Doria con la bionda Sabrina Siani, veramente i-m-p-a-g-a-b-i-l-e, poco altro da dire. Altri interpreti sono il Baviano (figlio) Dino Conti e Christopher Walsh.

Si parlava di contaminazione western. Aristide non ne era proprio a digiuno avendo diretto nel 1972 "Un Bounty Killer a Trinità", titolo geniale per un'opera di recupero che sarà accreditata al sodale Oscar Santaniello. Una scena per tutte: il furioso attacco dei monaci non vedenti vestiti di nero, guidati da una mente collettiva, falciati dalla mitragliatrice di Gabriele Tinti. Scena di ampio respiro, la migliore e la più spettacolare del metraggio, che è giusto segnalare in quanto alzata d'ingegno notevole del Massaccesi, culminante con un colpo d'ascia scagliato senza pietà da Shannon a martoriare la testa del ragazzino, guida telepatica dei monaci/zombi. Echi orrorifici, pistoleri e sparatorie, ma anche il lato fantascientifico non viene sacrificato e, in questo senso, celeberrima diventa la parata dei mutanti in motocicletta, guidati dal mutante blu interpretato da Pietro "Puccio" Ceccarelli, il quale si presenta alla guida di un mezzo "scortato" da due ragazze ignude (la più magra mi pareva Annamaria Napolitano/Annj Goren, ma non credo sia lei) per poi mettere sotto assedio il gruppo di Shannon e rapire, naturalmente, la Gemser. Figurarsi se Massaccesi non trovava il modo di spogliare la sua attrice feticcio, violentata da Ceccarelli in una scena cultissima in cui è legata al letto, ma ancora capace di comunicare telepaticamente con il barbuto Shannon. Il mondo, l'universo bis di Aristide sta tutto qui. Non è finita. Nel finalissimo, Al Cliver/Shannon riesce a portare a destinazione il gruppo di mutanti, che verranno scortati al sicuro su un elicottero dal quale compare Michele Soavi; il lavoro è compiuto, e il Nostro si merita i lingotti d'oro elargiti dal gruppo a pagamento della missione. La Gemser fa chiaramente capire ad Al Cliver che non disdegnerebbe un'unione umano/mutante, ma non c'è niente da fare. L'eroe non parte con il gruppo, rimane a terra con la valigia piena d'oro ai suoi piedi. Compare all'improvviso George Eastman (magnifico nel film) che in una grande scena finiva il povero Mario Pedone, murato vivo, torcendogli la testa. Non si è dimenticato della battaglia iniziale. Impossibile. I due si fronteggiano per qualche secondo. Poi, si scagliano uno contro l'altro. Ma il freeze frame ferma l'immagine ed il film finisce. Sublime.

Tutto l'apprezzamento di chi scrive va, in questo ambito, al mitico Al Cliver/Pierluigi Conti, simpaticissimo personaggio, "Tufus" così come era chiamato da Fulci,  grande presenza fisica e una vita nel bis, da "Il Saprofita" (1972) di Sergio Nasca al tardo western, da rivedere e riscoprire, "Una donna chiamata Apache" (1976) del collaboratore di Fulci, Giorgio Mariuzzo. Cliver, Yamanouchi e il gigante Bobby Rhodes (Demoni 2, 1986, di Lambertone Bava), uno dei lottatori della battaglia iniziale, hanno costituito una specie di terzetto affiatato comparso già ne "I Paladini" (1983) di Giacomo Battiato e che si rivedrà pure nel futuribile di Mastro Fulci "I Guerrieri dell'anno 2072" uscito il 24/01/1984. Il cerchio si chiude.

Musiche del Maestro Carlo Maria Cordio, presenza consueta nei film di Massaccesi, mentre maestro d'armi è il grande Franco Ukmar, al lavoro in una marea di titoli italiani. I compratori esteri rimasero colpiti dalla camminata "da cowboy" di Al Cliver, che il paraculissimo Aristide giustificò come frutto di studio e allenamento da parte dell'attore, che invece camminava in quel modo per via degli stivali pesantissimi e della tuta aderente. Genio italico.

Il finale è tutto per Pierluigi, che nel film, non ride mai. Forse memore dei "suggerimenti" elargitigli da Lucio Fulci durante le riprese di "Zombi 2" (1979). Disse Lucio al Nostro che sorrideva durante le riprese:

"Ahò, che cazzo fai, ridi?"
"Questo è un film del terrore!"
"Nun devi ridere!"

Originariamente pubblicato il 26 luglio 2011



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