BYLETH IL DEMONE DELL'INCESTO (1971)


1971, Leopoldo Savona.

Byleth è terrore. Byleth è raccapriccio. Byleth è incesto.
Un' introduzione un po' alla "Cattivik" che calza a pennello a questo tardo-gotico sexy, assurdo e improbabile, quindi da non perdere per ogni amante del genere.

Senza stare a scomodare i capolavori dei primi anni sessanta ad opera di Bava, Freda e Margheriti, da queste parti si respira l'aroma del film di genere in costume fuori tempo massimo, che ha regalato perle come "La bambola di Satana" (1969) di Ferruccio Casapinta, "L'amante del Demonio" (1972) di Paolo Lombardo e, soprattutto, l'immenso "Terror! Il Castello delle Donne Maledette" (1974) di Robert H. Oliver/Oscar Brazzi, fratello di Rossano che vi interpreta il Conte Frankenstein. Pietra miliare del genere, se mai ce n'è stata una.

Questo curioso "Byleth" però, sempre e solo a mio parere, se la gioca ad armi (quasi) pari con "Il Plenilunio delle Vergini" (1973) di Luigi Batzella, con Massaccesi alla fotografia, sia per le atmosfere sia per la presenza del comune protagonista principale, Mark Damon (cioè Alan Harris,"I Vivi e i Morti" di Corman, "I Tre Volti della Paura" di Bava, ma che fu pure "Johnny Yuma" [1966] di Romolo Girolami Guerrieri e "Johnny Oro" [1967] per Sergio Corbucci), nonostante alcune differenze strutturali. Là una vicenda incentrata sul vampirismo, con una magnifica Rosalba Neri, qui una confusa storia di ossessione e omicidio. Questione di sensazioni, di impressioni, di locations. Ma, tant'è, il film di Savona, è riuscito a conquistarsi un posto d'onore nel pantheon degenere del sottoscritto, quindi spendiamo due parole su questo cimento registico del buon Savona ("Un Uomo Chiamato Apocalise Joe" [1970]).

Il Duca Lionello Shandwell (Damon) nutre una morbosa attrazione per la sorella Barbara (Claudia Gravy, as Marie-Claude Perin, carriera sterminata nel cinema iberico, oltre cento titoli, avvistata in diversi film italiani tra i quali ricordo volentieri "L'Arma, L'Ora, Il Movente", 1973, di Francesco Mazzei con un Renzo Montagnani nell'insolito ruolo del Commissario Boito ed Eva Czmerys e Bedy Moratti) che proprio non gli dona tregua (l'attrazione), visto che sogna di farsela ad occhi aperti. La sorella vuole bene al fratello, ma non così tanto, in più, particolare non del tutto trascurabile, si è appena sposata con Giordano (Aldo Bufi Landi, qui doppiato da Renzo Montagnani, mi sembra). La situazione è complicata dal fatto che un misterioso assassino con arma a tre punte, uccide piacenti signorine nelle immediate vicinanze e le forze dell'ordine sospettano fortemente del povero Lionello.

Magnifico Damon con gli occhi bistrati, che lancia occhiatacce in tralice, si dispera, spia le coppie che copulano in stalla e continua a sognare di sbattersi la sorella. E' un piacere ammirarlo nei suoi neurodeliri, minacciato da una figura incappucciata con cavallo bianco al trotto, che dovrebbe appunto rappresentare il demone di cotanto titolo. Non proprio un virtuoso della regia, il Savona. Tuttavia, la pellicola è godibile proprio in virtù della sua sgangheratezza, dei suoi buchi di sceneggiatura, del suo insistere con compiacimento sul cotè erotico, del suo sfacciato utilizzo di stilemi argentiani portati sullo schermo con mano confusa e approssimativa.

Ma proprio questo è il punto. A volte la fascinazione per il bis italico deriva da minuzie, particolari, dettagli, che rendono la visione un'esperienza che va oltre la semplice fruizione di un prodotto filmico; i primi piani di Damon, le espressioni impagabili della Gravy che pare essere lì per caso, il pelo e la carnassa mostrata senza vergogna, i volti dei caratteristi, la dimensione onirica in cui è immersa la pellicola. Una corsa sul trenino di Savona, è consigliata sia ai neofiti che a coloro che già bazzicano in zona bis de/genere, ma è bene precisare alcune differenze riscontrabili tra la versione italiana, tramandata con le vecchie registrazioni televisive su VHS, e la versione tedesca, uscita per la X-Rated, con audio italiano appiccicato alla versione teutonica, con il titolo di "Trio der Lust".

- Nella versione tedesca, il film comincia con la scena della copula tra la prostituta Dolores e l'ufficiale; la versione italiana inizia con la ripresa dei piedi che salgono le scale, dopo i credits iniziali.

- La scena del primo omicidio presenta differenze sostanziali con la versione italiana: l'attrice non è la stessa, cambia la location, nella versione italica l'omicida spoglia la puttana e i dettagli sanguinari sono più marcati, seppur girati in maniera rozza e approssimativa.

- Quando Mark Damon spia la coppia dietro la tenda, i dettagli intimi sono mostrati brevemente, solo nella versione tedesca.

- La scena della stalla è molto più esplicita nella versione tedesca, col nudo femminile più insistito e l'uomo che si produce in una performace softcore, con tanto di pantaloni, inequivocabile.

- La sequenza in cui lo spione Mark Damon osserva la sorella che scopa con il marito, pare insertata nella versione tedesca, nessun cimento hardistico, ma dettagli più espliciti dei due amanti, con pelo in primo piano.

- Nella sequenza finale, quando Lionello e la sorella Barbara stanno per cominciare la copula, Damon comincia ad avere allucinazioni in cui si presentano fanciulle nude riprese col grandangolo e inserti di scene precedenti sempre a carattere sessuale.

Queste le principali differenze tra le due versioni. Siete avvisati. Il Dvd X Rated è facilmente reperibile, ma contiene una versione con l'audio ibrido, come già precedentemente anticipato. La versione teutonica presenta una durata di 1:20:00 contro 1:18:54 i quella italica.

Film da prendere o lasciare. Ci sia consentito di dire, a sua difesa, che il finale con Damon impazzito e incestuoso, che vede avanzare la figura con mantello nero e cavallo bianco all'interno della cornice, rimane alzata d'ingegno notevole nell'economia di un filmetto sexy senza alcuna pretesa. Solita parata di nomi d'epoca quali il buon Bufi Landi, carriera sterminata nel genere, Marzia Damon (qui come Caterina Chiani), nel ruolo della cameriera, notevole curriculum comprendente titoli quali "Decameron Proibitissimo-Boccaccio mio statte zitto..." (1972) di Marino Girolami, il dittico di Sergio Garrone "Le Amanti del Mostro/La Mano che nutre la Morte" (1974), Bruna Beani, già incontrata su queste pagine in ambito polselliani e Silvana Pompili, nel ruolo di Floriana, unico cimento attoriale della biondocrinita attrice.

Produce la Agata Film Srl. Una delle cover del Dvd X Rated è praticamente identica a quella del super-cult "Il Sesso della Strega" (1973) di Angelo "Elo" Pannacciò. Buona visione.


Originariamente pubblicata il 5 ottobre 2011


0 commenti:

Posta un commento