UNDISPUTED (2002)

2002, Walter Hill.

Scontro fra titani nel carcere di massima sicurezza nel Mojave. George "Iceman" Chambers vs Monroe Hutchen. Il primo campione dei pesi massimi in arresto per (presunta) violenza carnale, il secondo campione imbattuto del carcere, condannato all'ergastolo per aver ucciso  l'amante della moglie fedifraga.

Sceneggia Walter Hill (con il sodale David Giler) ispirandosi inevitabilmente alle traversie legali vissute da Mike Tyson, carcerato nel 1991 proprio in seguito all'accusa di stupro mossagli dalla reginetta di bellezza Desiree Washington, con condanna a 10 anni (4 con pena sospesa) da scontare nel carcere di Plainsfield nell'Indiana dal febbraio 1992 al marzo 1995.


Film "minore" nella filmografia del grande regista originario di Long Beach, California, che tuttavia ribadisce la possibilità di affidarsi totalmente ad un cinema di facce, senza nessuna baracconata plastificata da blockbuster. Un cinema essenziale, asciutto, di sostanza che osserva a distanza ravvicinata i personaggi calati in contesto chiuso e regolato da leggi non scritte come può essere l'universo carcerario di massima sicurezza. Il cinema di Hill non si sofferma su sottotrame inutili e nemmeno sulla rappresentazione esasperata della violenza tra carcerati, ma guarda direttamente allo scontro tra due caratteri tagliati con l'accetta quali sono Monroe (Wesley Snipes, anche co-produttore) e Iceman (un grande Ving Rhames, arrogante e bastardo) due perfetti antieroi da cinema di marca Walter Hill.


Nessuna battaglia epica, nessun allenamento esasperato, nessuna volontà di riscattare una condizione miserrima. I due pugili rivali si affrontano sì  per orgoglio e prestigio, ma soprattutto per ottenere la possibilità di uscire dal carcere l'uno, e la garanzia che il 40% del totale delle scommesse venga consegnato alla sorella, l'altro. Di contorno, i traffici tra dirigenza carceraria e il "padrino" della situazione Mendy Ripstein (Peter Falk), vecchio boss appassionato di boxe dalla salute irrimediabilmente compromessa, che organizza l'incontro tra i due contendenti. Si parlava di cinema di facce. E che facce. Da Falk, a Wes Studi, Michael Rooker, Fisher Stevens, fino ai due (perfetti) protagonisti, volti che paiono scolpiti nella pietra, mancano all'appello solo Danny Trejo e Eddie Bunker, caratterizzati da Hill con pochi e sapienti tocchi, giusto per evitare (almeno in parte) un certo bozzettismo fumettistico (per ogni personaggio viene presentata una didascalia con "specifiche tecniche" riguardanti reato e conseguente condanna). Film sul pugilato senza fronzoli e orpelli, soprattutto nello svolgersi dei combattimenti, mai esagerati e sopra le righe, totalmente alieni da alterazioni effettistiche, spesso insertato da spezzoni di materiale d'archivio d'epoca (gli incontri di Joe Louis) non esente pure da un notevole sottotesto ironico nella rilettura del caso Tyson, con i media a latere ad imbastire il solito spettacolino scandalistico con tanto di accusatrice principale (ovvio rimando alla "reale" Desiree Washington) a rilasciare interviste televisive. "Non do niente a quella troia" aggiunge Iceman/Ving Rhames alla richiesta per danni morali avanzata dalla fanciulla.


Da riscoprire e/o rivedere questo "Undisputed" sia come esempio di cinema di genere indipendente e figlio in toto della vecchia scuola, sia come occasione per rivalutare l'ultima tranche della filmografia di Walter Hill, forse non (troppo) celebrata rispetto alla straordinaria sequenza di cult partoriti nei settanta e ottanta; pellicole come "Johnny Il Bello" ("Johnny Handsome", 1989), "Trespass/The Looters" (1992), "Geronimo:An American Legend" (1993) e l'opera in questione, pur imperfetti, mantengono l'impronta autoriale di uno dei più dotati registi dell'industria culturale (e "Southern Confort", capolavoro assoluto che apriva il decennio ottantesco è lì a dimostrarlo, per non parlare di "The Warriors"). Non è poco, che cazzo. Cripto citazione/omaggio al "Game of Death" del Piccolo Drago con Snipes che, in isolamento, costruisce una pagoda con gli stuzzicadenti.


Chiusura doverosa con due parole sul vecchi Iron Mike, volenti o no, protagonista indiretto dell'operazione tutta:
"Chiunque pensi che Mike non sappia boxare o non avesse tecnica probabilmente non ha mai messo piede in una palestra, voglio dire... Cus gli insegnò ogni trucchetto possibile, poteva schivare con il busto, mandarti a vuoto, era il paradigma dello swarmer, un maestro nell'arte della combinazione 'gancio al corpo-montante', implacabile nelle serie al corpo, una versione raffinata dei vecchi Dempsey e Frazier".
(Emmanuel Steward)

Originariamente pubblicato il 16 ottobre 2011.

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