DOVE VAI SE IL VIZIETTO NON CE L'HAI? (1979)


1979, Franco Martinelli/Marino Girolami.

Questa recensione nasce come omaggio/tributo ad una delle attrici più belle e conosciute della favolosa stagione cinematografica italiana vissuta durante gli anni settanta. Non c'è bisogno di alcuna presentazione per introdurre la bellissima Paola Senatore, "magnifica ossessione" per chi scrive, ma non solo, sicuramente anche per una legione di amanti/appassionati dell'italica produzione di genere.

Parliamo di commedia italiana, scollacciata, ginecommedia, chiamatela come più vi aggrada, genere in cui la bella Paola si è più volte ritrovata a recitare, precisamente in pellicole quali "Il Ginecologo della Mutua" (1977) di Joe D'Amato/Aristide Massaccesi, "L'Infermiera di Notte" (1979) di Mariano Laurenti, "La Dottoressa Preferisce i Marinai" (1979) di Michele Massimo Tarantini, "La Settima al al Mare" (1981) ancora una volta diretta da Laurenti, financo uno strano oggetto quale "Ti Spacco il Muso Bimba" (1983) di Mario Carbone con Carmen Russo. In questa sede ci occupiamo di un film diretto dal grande Marino Girolami, qui con l'abituale nom de plume di Franco Martinelli (professionista impareggiabile del nostro cinema, ci vorrebbe un tomo per parlare dettagliatamente di tutti i suoi cimenti registici, padre di Ennio Girolami ed Enzo G. Castellari nonché fratello di Romolo Guerrieri) ovvero "Dove vai se il vizietto non ce l'hai" (1979)  ispirato al fortunato film con Ugo Tognazzi e Michel Serrault diretto da Edouard Molinaro. Paola vi interpreta il ruolo di Simona Beltramelli, moglie del commendatore Cesare (Mario Carotenuto, chi altri) rosa intimamente dalla consapevolezza che il marito le sia infedele. Pur di averne la certezza incontrovertibile, Simona ingaggia una coppia di investigatori privati, nientemeno che Renzo Montagnani (Diogene) e Alvaro Vitali (Aroldo) due erotomani che accetteranno il caso per arricchirsi, con la sola clausola di fingersi omossessuale l'uno (il Montagnani, nei panni del maggiordomo) e donna l'altro. Elemento non trascurabile, la presenza nella magione dei Beltramelli del giardiniere partenopeo Anselmo (Vittorio De Bisogno) perennemente infoiato, e delle splendide camerierine Lory Del Santo (giovanissima) e Angie Vibeker (biondina apparsa pure nel coevo "Pensione Amore Servizio Completo" di Luigi Russo).

 Per non parlare poi della presenza della padrona di casa, una inarrivabile, sensualissima, elegante come non mai Paola Senatore, al massimo della forma fisica e capace di rubare la scena alle starlette più giovani (compare brevemente anche la bionda Sabrina Siani, che nei primi ottanta sarà un po' la reginetta del bis italico, qui mi pare non accreditata) con un solo sguardo, basti pensare all'entrata iniziale, con cappello a raccoglierle i capelli corvini al posto dell'abituale rosso, scollatura e spacco notevolissimi, entrata nel ristorante a grandi falcate e subito occhiata maliziosa a Montagnani. Impossibile staccare gli occhi dalla Senatore quando compare sullo schermo, questo lo sapeva pure il buon Girolami che le regala numerosi primi piani e mise spettacolari, che alzano di molto il gradiente erotico della pellicola e libido del Montagnani, costretto a gettarsi in piscina per spegnere i bollori detonati dalla Senatore.

Sempre elegante, anche nelle scene più osée, caratteristica riscontrabile anche nelle altre commedie, vedi "La Dottoressa Preferisce i Marinai", centro focale delle inquadrature, corpo glorioso che ancora oggi risulta elemento apprezzabile e capace di donare ad una pellicola di oltre trent'anni fa quel quid di sensualità e comicità, anche cialtrona a volte, per cui è degna di essere ricordata e apprezzata dagli appassionati. Tutto ciò pure in virtù della grande simpatia e bravura di Renzo Montagnani, è sempre bene ricordarlo, attore per molti versi straordinario, sottovalutato al solito dall'intellighenzia da salotto per via del suo stretto rapporto con il cinema "commerciale", come se "l'altro" cinema non si facesse per soldi, grande maschera e protagonista del cosiddetto cinema di "chiappa e spada", termine da lui stesso ironicamente coniato, qui con il pilota automatico inserito, molto divertenti i siparietti con Vitali, specialmente durante la cena disastrosa con i rappresentanti dell'alta società ospiti del commendatore o i tentativi di seduzione ai "danni" delle due disponibili camerierine. Belle e simpatiche, nessun dubbio, ma oscurate dalla presenza di Madame Simona che, in un ipotetico "passaggio di consegna" con la Del Santo o la Siani, risulta ancora depositaria dello scettro di femme fatale di cotanto genere italiano, basti pensare alle scene finali della pellicola nella palestra, vedere per credere, con costume bianco da sturbo, fascino abbacinante e Montagnani in preda al delirio dei sensi, tanto che all'attrice stessa sembra scappare un risata liberatoria.



Consigliato agli amanti della commedia anni settanta e non e, soprattutto a chi non ha mai avuto il piacere di vedere la Senatore su pellicola, qui brava e simpatica, capace di spaziare da vera professionista in tutti gli ambiti, a questo proposito è doveroso ricordare anche altri film come "L'Assassino ha riservato nove poltrone" (1974) di Giuseppe Bennati o un dimenticato lavoro di Tulio De Micheli "Un Tipo con la faccia strana ti cerca per ucciderti" (1975) aka "Ricco" o "Cauldron of Death" con il figlio di Mitchum, Chris, Barbara Bouchet, Malisa Longo, Arthur Kennedy e Eduardo Fajardo, cast stellare per un noir incentrato sulla vendetta in cui Paola interpreta il ruolo della sorella del protagonista, parte non centrale sicuramente, ma capace, almeno per chi scrive, di rimanere impresso nella memoria del cinefilo al pari, se non più, della performance della pur sempre amata Bouchet. Senza contare il duetto con Janet Agren in "Mangiati Vivi" (1980) di Umberto Lenzi, dove viene irretita e poi uccisa via rito cannibalico da Ivan Rassimov,



Produzione a cura di Fabrizio De Angelis e Gianfranco Couyoumdjian, vecchie conoscenze di Fulci. Da ricordare Franco Caracciolo e Mario Carotenuto in versione piume di struzzo con Mantagnani e Vitali conciati come Mario Bros, impagabili. Partecipazione di Francesco Amato nel ruolo di Beniamino, volto frequentemente avvistato in ambito ginecommediale e, soprattutto, comparsa iniziale della giunonica Daniela Trebbi, già vista nel cult "La Sorella di Ursula" (1978) di Enzo Milioni con Barbara Magnolfi, Marc Porel e Stefania D'Amario.

Uno sguardo sicuramente non esaustivo (abbiamo lasciato fuori le vicissitudini relativa al periodo hard) sulla carriera di un'attrice che continuiamo ad amare incodizionatamente e con grande affetto cinefilo. Un saluto, Paola, sempre e, perdona se puoi chi scrive, che sicuramente non è stato all'altezza.

Originariamente pubblicato il 21 agosto 2011.

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