PASSI DI MORTE PERDUTI NEL BUIO (1977)


1977, Maurizio Pradeaux.

Assurdo thrilling pseudo-argentiano che vanta in cartellone nientemeno che il grande Robert Webber con Leonard Mann/Leonardo Manzella  protagonista.

Incredibile questo film di Pradeaux. Veramente incredibile. Nel girone infernale del bis la pellicola in questione non può che ottenere una posizione di primo piano, vista la caratura estremamente delirante dell'opera tutta. Giallo argentiano almeno nelle intenzioni (comincia addirittura come un classico "whodunit" alla Agatha Christie, con l'omicidio di una giovane donna nello scompartimento affollato di un treno) la pellicola di Pradeux è uno di quegli oggetti mutaforma che non si capisce bene dove vogliano in effetti andare a parare, mischiando incautamente omicidi all'arma bianca compiuti da un assassino vestito di pelle nera con tanto di guanti, attrici nude  e PPP di organi femminili, toni da commedia delirante e per finire il vecchio Robert Webber nei panni di un ispettore con problemi di stomaco. Molta carne al fuoco. Per fare un complimento al vecchio Pradeaux, senza massacrarlo come già avvenuto su qualsivoglia supporto cartaceo o portale web, possiamo dire in tutta onestà che i suoi film vanno visti e toccati con mano, in prima persona, senza delegare giudizi o stroncature, tenuto conto dei precedenti cimenti registici, basti citare "Passi di Danza su una Lama di Rasoio" (1973) o l'irrinunciabile "I Figli di Zanna Bianca" (1974), un titolo che riassume meravigliosamente il modus operandi del suo regista e di certo bis d'epoca.


Durante la seconda metà degli anni settanta il genere codificato da Dario Argento comincia ad avvitarsi irrimediabilmente su sé stesso, cercando altre vie, perdendo la morbosità degli esordi in un tentativo più o meno riuscito di ricalcare il prototipo, offrendo degli esperimenti affascinanti come "...E tanta paura" (1976) di Paolo Cavara, non certo il primo arrivato, oppure dignitosi prodotti d'intrattenimento come "Solamente Nero" (1978) di Antonio Bido (autore interessante, già regista de "Il Gatto dagli occhi di Giada", 1977) fino alla contaminazione di generi tout court come in "Morte Sospetta di una Minorenne" (1975) di Sergio Martino con Claudio Cassinelli, senza contare questo parto di Pradeaux, che contenitore lo è senza meno, ma incredibilmente confuso. Quando vediamo Leonard Mann vestito come una mignotta al porto, escamotage utilizzato per non farsi riconoscere in quanto sospettato dell'omicidio sul treno, si capisce subito che lo scopo del regista non è quello di costruire un meccanismo "giallo" di quelli con i controcoglioni. Si aggiunga poi il doppiaggio che vira il tutto verso la commedia becera e pecoreccia (elemento che si stempera in parte nella versione internazionale), e il piatto è servito. Oggetto strano, inqualificabile, portato avanti senza nessuna costruzione dell'impianto thriller, a parte i canonici omicidi, girati con mestiere ma assolutamente privi di pathos, il film è esperienza demente e balorda, in cui "l'alto" tende verso il "basso" regalando allo spettatore e amante di simili prodotti l'accoppiata inedita Robert Webber/Leonardo Manzella, doppiato in romanesco, sogno (o incubo?) proibito del cinefilo degenerato. Impagabili i siparietti di Mann con la modella svedese Ingrid (in realtà l'attrice greca Vera Krouska, grande nome) o l'uscita notturna in macchina dei protagonisti, per non parlare della risoluzione finale durante la cena in società, delirio massimo degli sceneggiatori (lo stesso Pradeaux con il sodale Arpad DeRiso) che rivelano l'assassina insospettabile, inseguita dalle sue vittime con effetti fotografici viranti sul rosso.

Consigliato ai completisti del genere e agli estimatori del buon Leonard Mann, (Robert Webber non ha bisogno di presentazione alcuna), italoamericano che ha trovato spazio prima in ambito spaghetti-western, basterebbe citare "Il Pistolero dell'Ave Maria" (1969) di Ferdinando Baldi oppure "Ciakmull" (1970) di Enzo Barboni "Clucher" con il grande Woody Strode, ma che fu anche Gesù nel Lacrima di co-produzione spagnola-messicana "Luca, Bambino Mio" , 1971) di Ramòn Fernandez e interprete per Florestano Vancini in "Amore Amaro" (1974) con Lisa Gastoni. Gran bella faccia, funzionale in tutti generi, poliziottesco compreso, partecipò pure al serial "Charlie's Angels", chiude il film su una squisita espressione gergale rivolta ad una giovane donna, suggello supremo a cotanta pellicola o affettuoso saluto al suo regista Maurizio Pradeaux. Co-produzione greca in associazione con la Salaria film di Aldo Ricci che cura anche la fotografia. Musiche del maestro Riz Ortolani.

Originariamente pubblicato il 31 agosto 2011.


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