RIVELAZIONI DI UNO PSICHIATRA SUL MONDO PERVERSO DEL SESSO (1973)

1973, Renato Polselli.

Basterebbe solo il titolo a far rientrare la pellicola polselliana nell'empireo del bis. Un titolo che spalanca prepotentemente le porte sull'universo del regista di Arce (FR). "Un film scritto e organizzato da Renato Polselli", una dichiarazione di intenti vera e propria, per alcuni financo una minaccia. Bene, astenersi normal viewers, questo, siete avvisati, non è "Il Magico Mondo di Disney".

Caro vecchio Polselli. Gran cinematografaro, se ne era già parlato in occasione di "Delirio Caldo", gran scommettitore, esponente di un cinema povero, delirante, che dal basso tende irrimediabilmente verso l'alto, aperto ad ogni tipo di contaminazione, anche quella pornografica, impossibile da ignorare se non amare (o odiare) alla follia. Prendiamo come esempio questo "Rivelazioni..." titolo geniale e "rivelatore" come pochi in ambito bis, in cui il Nostro imbastisce una pseudo-inchiesta sulla devianze sessuali mettendo il Kraft-Ebing nelle mani del sedicente psichiatra interpretato dal sodale Isarco Ravaioli (una vita nel bis,  con il nom de plume di Isaac Ravel, un altro di quelli a cui dedicare tempo, avendone la possibilità). Si comincia con la lettura di giornali inequivocabili che offrono al regista un attacco in sintonia con quello che verrà di seguito mostrato: "A 22 anni divideva il suo tempo tra il suo turpe mestiere e l'amicizia di tante equivoche zie..."; "Direttrice pervertita costringe le sue allieve a lezioni di sesso con le statue del museo..." e via citando, titolistica che porta lo spettatore a confrontarsi con ambienti degradati, lerci, infimi in cui la cinepresa di Polselli si muove come se l'operatore voyeur si trovasse effettivamente ad immortalare i godimenti dei protagonisti.

Sado-masochismo, feticismo, gerontofilia, necrofilia, zoofilia. Non ci si fa mancare niente in questa rassegna di comportamenti sessuali "deviati", termine da prendere con le pinze poiché il singolo individuo è libero di provare piacere un po' come cazzo gli pare, portata sullo schermo dal cineasta romano rispettando in toto il suo stile iconoclasta e delirante partendo dalla cultissima scena in cui la zoofila o presunta tale, prima masturba il cane e poi si sbatte un ciuco di peluche, passando per l'orgia dei "ragazzi beat", con cimenti hardistici insertati nella riedizione che il film conobbe nel 1979, fino alla violenza sessuale subita da Mirella Rossi (insertata con l'hard) ad opera di un coetaneo, che la porterà a provare attrazione per uomini più anziani, in questo caso un amico del padre. Non proprio una cariatide alla Alan Ford, ci sia concesso di dire. E qui, il senso del cinema polselliano, l'elemento principe che scaglia lo spettatore nell'universo unico e psicotronico di cotanto cinema, è sublimato dai dialoghi geniali partoriti dal nostro; non è possibile restare insensibili alla frase con la quale l'uomo di mondo scarica la ragazzina, diventata una zavorra insostenibile. Citiamo dal film: "Il nostro tempo è finito. Il nostro amore è una parentesi messa nel mio autunno e nella tua primavera. Le mie foglie cadono e i tuoi fiori sbocciano...". Immortale. Ma non è tutto. Nella seconda parte delle pellicola, è presente un segmento in cui viene rappresentata la prima notte di nozze di una coppia di siciliani stereotipati, il marito infoiato si avvicina alla moglie che sta sul letto con il lenzuolo a coprirla; la mano si posa con fervore sul sesso della sposa, ma la forma che si intuisce sotto il lenzuolo è inequivocabile. "Rosalia, ma questa minchia è!" esclama disperato l'omino. Il bis, sublime, regna indisturbato.

Film a volte rozzo, ma l'idea polselliana è quella di ricreare ad arte l'idea di un cinema documentaristico che guarda ai mondo-movie o alle inchieste pseudo-giornalistiche, capace di guizzi improvvisi come la già citata scena nella discoteca, con tanto di immancabile colonna sonora psichedelica (a cura Umberto Cannone), la scena dello stupro con i due giovani ma anche, e soprattutto, il segmento con Franca Gonella assalita dai cani, tutta giocata sul montaggio alternato tra branco animale e branco di stupratori, i quali prendono con la forza la Gonella in uno scantinato lurido. Sta qui il cinema di Polselli, sgangherato, delirante, parodistico con quella patina di semi-amatorialità utilizzata per rendere più crudo e realistico (?) il girato, eppure vivo, pulsante come pochi nel girone infernale del bis.



Cinematografaro che non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani con le cosiddette pratiche basse del cinema, Polselli non si nascondeva dietro nessun tipo di paravento. Diceva così ai nocturniani:
Nei miei film le scene hard le ho girate io, ma nella mia carriera ho anche girato parecchi "inserti" per film altrui. Negli anni '80 il cinema Italiano si è salvato solo grazie al porno" (...) "Dal momento che la donna è, da sempre, il soggetto che attira di più il pubblico, utilizzai la donna come veicolo di comunicazione sessuale. Anche i miei film degli anni successivi sono stati girati seguendo la medesima logica".
Andrea Di Francesco, Giuseppe Policelli, Nocturno Cinema n.2-1996-

"Anche per questo film venimmo denunciati io, il distributore nazionale, quello regionale, il padrone della sala e persino l'attacchino, poveraccio, che aveva affisso il manifesto. Lo ricordo come fosse adesso, si vede, nella locandina, una ragazza seduta, in mutandine, su una sedia, a seno nudo ma coperto dai lunghi capelli. Nella denuncia si diceva che il turgore del sesso della ragazza turbava i minori. Pensate l'ignoranza, il turgore del sesso in una donna...".

Girato in parte negli studi della Elios e, come d'abitudine, nella casa di Ravaioli il film costò all'incirca venticinque milioni di lire. Il parterre attoriale comprende pure Anna Maria Ardizzone, già avvistata in ambito polselliano con "Riti, magie nere e segrete orge nel trecento" (1973), Melissa Chimenti (l'immortale "Papaya dei Caraibi", 1978 di Massaccesi), Bruna Beani ("Le Scomunicate di San Valentino", 1973 di Sergio "La Belva col Mitra" Grieco), Mirellina Rossi (spesso presente in pratiche perlopiù decamerotiche e canterburotiche, vedi "Quant'è bella la bernarda tutta nera e tutta calda", 1975 di Lucio Dandolo e "Gli altri racconti di Canterbury", 1973 di Mino Guerrini) fino alla già citata Franca Gonella, che parteciperà a "Zelda" (1974) di Alberto Cavallone e "Una Vergine in Famiglia" (1975) del futuro hardista Mario Siciliano.

Scisso in due parti, l'una più "documentaristica" spesa nella descrizione di aberrazioni da giornaletto porno (vedi Hans il Superdotato) e una seconda con forte sottotesto ironico (lo psichiatra Ravaioli che invita i suoi studenti a "toccare con mano" i casi affrontati, spedendoli in mezzo a puttane, travestiti e feticisti vari) la pellicola è naturalmente consigliatissima a tutti coloro che volessero varcare la soglia dell'universo bis del Gruppo Renato Polselli. Per chi fosse interessato ecco citati altri pseudo-mondo sulle aberrazioni sessuali:

-"Le notti porno nel mondo" (1977) di Bruno Mattei as Jimmy Matheus
-"Le Notti porno nel mondo n.2" (1978) di Joe D'Amato
-"Emanuelle e le porno notti nel mondo" (1978) Bruno Mattei as Jimmy Matheus
-"Sexual aberration- Sesso peverso" (1980) di Bruno Mattei as Jimmy Matheus
-"Sesso Perverso, Mondo Violento" aka "Libidomania 2" (1981) di Bruno Mattei as George Smith. Consigliatissimo.

Basta così. Il Polselli Touch è da provare in prima persona. Le parole lasciano (quasi) sempre il tempo che trovano. Chiudiamo con la recensione gentilmente offertaci dal Centro Cattolico Cinematografico, a proposito della pellicola fino ad ora presa in considerazione.

Giusto un assaggio: "La pellicola presenta tutto ciò che di più insano si possa immaginare; mai la rappresentazione, di infima qualità, è sfiorata dalla minima ombra di verità. Il moralismo di facciata, tanto ipocrita da non ingannare neppure il più sprovveduto degli spettatori, non nasconde l'abisso di volgarità e ignoranza in cui il lercio spettacolo è immerso". Penso che possa bastare.

Originariamente pubblicato il 21 settembre 2011.



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