OSCENITA' (1973/1980)


1973, 1980, Renato Polselli.

Eravamo rimasti a "Rivelazioni di uno Psichiatra sul Mondo Perverso del Sesso" (1973), ora riattacchiamo bottone con il G.R.P (Gruppo Renato Polselli) già incontrato da queste parti ("Delirio Caldo") e che non ha assolutamente bisogno di presentazioni. Questo "Quando l'Amore è Oscenità" come di consueto per Polselli, conobbe diversi problemi giudiziari e distributivi che portarono ad una tardiva uscita cinematografica solo nel 1980, ridoppiato e rimaneggiato con il titolo "Oscenità".

Come già detto tempo fa, i film di Polselli sfuggono a qualsivoglia definizione critica, nel senso che è impossibile avvicinarglisi con un metro di giudizio "normale"; film brutto, film bello, film di puro intrattenimento, non siamo proprio da queste parti, anzi, il cinema polselliano è esperienza da toccare con mano, da vedere in prima persona, un cinema che va "oltre", sporco, anarchico, esploitativo, sgradevole a volte, ma innegabilmente vivo e non plastificato.

Che dire di una pellicola che comincia come un cialtronissimo film d'amore sulla spiaggia con coppia innamorata che si trasforma improvvisamente in una sequenza di molestie (vedi il vecchio al cinema che importuna la ragazzina) e violenze sessuali senza vergogna alcuna. Mirellina Rossi (bellissima e conturbante) litiga con il mitico Dean Stratford/Dino Strano (gli amanti dello spaghetti-western bis-bis lo conosceranno senza meno), lui spara fuori frasi di questo tenore: "La finzione della scena è stata bruciante, mi sei rimasta sulla pelle; non esiste nessuna ragione per cui io rinunci a te...", lei fugge seminuda, si fa caricare in auto da un coatto, questi tenta di violentarla, poi intervengono due guardoni/maniaci sessuali che immobilizzano lui e violentano lei (uno dei due) interrotti dall'arrivo di Dino Strano che ingaggia un combattimento con i criminali per venire accoltellato al braccio. Puro trip psichedelico/psicotronico da Polselli Touch che subito dopo si sposta a casa di Isarco Ravaioli, sodale del regista che girava spesso e volentieri a casa dell'attore, qui nei panni del sedicente Dr. Roberts, il quale sembra patrocinare una riunione massonica in cui tutti i convitati hanno usato violenza alla povera Mireille/Mirella Rossi.

Un film che si scrive da solo, questa volta nel vero senso della parola. Il viaggio di Polselli mischia sesso simulato, rappresentazioni ardite del peccato originale, affreschi pittorici, donne che si masturbano con le pietre, pissing, sodomie, corse motociclistiche e cimenti protoporno, con tanto di scene hard esplicite, vedi l'orgia con pannocchia insinuantesi nella vulva di una delle partecipanti (tutto ripreso), il rapido cimento hard da tergo dopo la corsa tra i motociclisti e, soprattutto, la scena in cui Anna Maria Ardizzone si concede all'asinello Cicillo nell'intimità di una stalla, dettagli del membro (posticcio?) dell'animale compresi, ma tant'è Polselli aveva una passione per la zooerastia, nell'84 diresse pure Marina Hedman Frajese in "Marina e La Sua Bestia" accreditato però ad Arduino Sacco.

Nella versione originale e non rimaneggiata pare che il film prendesse le mosse in seguito alla decisione della commissione di censura di bocciare un film ritenuto "osceno", per partire poi su un excursus sulla sessualità e l'oscenità insita nelle situazioni rappresentate; scena che non compare nella versione divulgata e a questo proposito illuminanti sono le dichiarazioni rese dallo stesso Polselli ai nocturniani: "Devo dire però che in quasi tutte le mie pellicole, anche quelle che ho diretto negli anni settanta, è presente un tentativo di denuncia. "Oscenità", che all'inizio doveva chiamarsi "Quando l'amore è Oscenità", venne respinto dalla censura perché, come tanti altri miei lavori, portava avanti un discorso contro il potere e contro i tabù che quest'ultimo è interessato a perpetuare e consolidare all'interno della società. In particolare in "Oscenità" (negli episodi su Girolamo Savonarola e Galileo Galilei, poi assenti nella riedizione ottantesca) mi lanciavo contro l'oscurantismo della chiesa cattolica, ma la censura, come ho già detto, mi bocciò il film, e io fui costretto a modificarlo e a farne un prodotto "femminista", a favore delle donne e del loro diritto a non essere vessate dal maschio. Non bisogna dimenticare che i poteri religiosi si sono impadroniti del pudore della massa popolare e li hanno travolti convincendoli che osceno era tutto quello che non stava bene al potere".

Molto avanti sui tempi, anche troppo, il vecchio Polselli, gran cinematografaro che da "Solitudine" (1961), "Ultimatum alla Vita" (1962), "Avventura al Motel" (1963) con Franchi e Ingrassia, passò poi a cose come "Mondo pazzo...Gente Matta" (1966) fino alla ardite sperimentazioni settantesche, assolutamente libere, iconoclaste, assurde, irripetibili che portarono a "Riti, Magie Nere e Segrete Orge nel Trecento", all'hard autoctono (le collaborazioni con Bruno Vani) passando, appunto, per questo "Oscenità", consigliato a chi ama rimestare nella produzione italica più oscura ma non per questo meno interessante. Anzi, qui ci sta molta carne al fuoco. Molta. Con tanto di orgia finale con frustate e ceri masturbanti. L'8 febbraio del 1980, la riedizione del film curata da Polselli e Scino Glam (il ridoppiaggio si può notare chiaramente) ottenne il nulla osta per la distribuzione nelle sale con il divieto ai minori di 18 anni, per essere poi sequestrato nel giugno dello stesso anno. Versioni in vhs divulgate prima dalla Camen Cinematografica/Hobby Video e poi dalla Shendene&Moizzi, che naturalmente non restituiscono la versione originariamente pensata da Polselli. Imperdibile. Con Mirella Rossi, Isarco Ravaioli, Dean Stratford, Brad Euston, Ivana Giordan, Franca Grey, Luciano Conti. Fotografia sporca di Giorgio Montagnani, montaggio di Roberto Colangeli, commento musicale di Umberto Cannone.

"E chiedo a Voi per quale ragione io e tutte le altre si debba sottostare a continue violenze mentali e fisiche, perchè è certo che se le avete fatte a me non le avete risparmiate a nessuna di quelle che avete incontrato". Mè cojoni.

Originariamente pubblicato l'undici gennaio 2012.





0 commenti:

Posta un commento