LA CORTA NOTTE DELLE BAMBOLE DI VETRO (1971)


1971, Aldo Lado.

"La Corta Notte delle Bambole di Vetro" è un gran film. Meglio chiarirlo subito. Può essere amato o odiato, ma difficile rimanere indifferenti. Difficile pure incasellarlo nella comoda cerchia dei generi, visto che è pellicola imprendibile, sfuggente e inquietante come poche, giunta sugli schermi proprio all'inizio del decennio di sfrenata e selvaggia contaminatio generis.

Gli incipit dei film di Lado dei primi settanta sono materiale in grado di far tremare i polsi del cinefilo, almeno per chi scrive. Vi basti pensare al bianco/morte dell'apertura di "Chi l'ha vista Morire" o "A Flower's All You Need" di Demis Roussos piazzata strategicamente a commentare la violenza insensata e crudele dei due teppistelli Flavio Bucci e Gianfranco De Grassi ne "L'Ultimo Treno della Notte". Non fa eccezione "La Corta Notte..." con il corvo, lo spazzino e l'uomo senza gambe sul carretto che annunciano allo spettatore il ritrovamento del cadavere del giornalista Gregory Moore (un grande Jean Sorel, attore molto amato da queste parti). Delirante cerimonia funeraria che introduce alla soggettiva dell'autoambulanza che trasporta il cadavere per le strade di Praga. Cadavere che tanto cadavere non sembra poi essere, poiché  lo spettatore può sentire le sue parole. Moore sa benissimo cosa gli sta succedendo, ma non può fare niente se non ricostruire la serie di eventi che l'hanno condotto sul tavolo obitoriale.



Comincia il flashback. Vengono presentati tutti i personaggi gravitanti nell'orbita di Gregory; Jacques, l'amico fotografo forte bevitore (il grande Mario Adorf), Jessica (Ingrid Thulin) vecchia fiamma e amica del giornalista, e soprattutto la splendida Mira Svoboda (una statuaria Barbara Bach, conosciuta ai più per aver sposato Ringo Starr, ma avvistata spesso in ambito bis, vedi "L'Isola degli Uomini Pesce" [1978] di Sergio Martino ed "Ecco Noi Per Esempio" [1977] di Sergio Corbucci con Pozzetto e Celentano) vero motore del plot perché a causa della sua misteriosa scomparsa, il fascinoso giornalista si addentrerà nei misteri esoterici di Praga. Sembra una sparizione legata ai capricci della splendida creatura, ma c'è qualcosa che non quadra. Ha lasciato il passaporto nella borsa, non ha portato con sé nessun indumento, nemmeno la biancheria intima, pare se ne sia andata completamente nuda. E in quel di Praga non è la prima volta che si ritrovano cadaveri femminili senza veli. Gregory inizia ad investigare per proprio conto, vista e toccata con mano l'inerzia della polizia. Male, molto male, perché la strada è costellata da pericoli e minacce invisibili ma concrete. E poi sembra che nessuna voglia parlare, specialmente i vecchi, la coscienza storica della città; e se qualcuno si decide a farlo viene ucciso. Senza pietà.

Piccoli dettagli. Luci e ombre. Uomini che si nascondono dietro le tende. Un cadavere rinvenuto dalla polizia, che non è quello di Mira. Sembra di muoversi sott'acqua. La forte impronta onirica impressa da Lado spinge quasi a suggerire che il tutto non sia altro che il delirio dell'uomo morto o prossimo alla morte. Forse un sogno, un limbo da cui il povero Gregory non riesce ad uscire. Forse è proprio lui ad aver ucciso la ragazza. Una quest quasi sacrale che ricorda, anche se ci si muove in altro ambito, il bellissimo film di Robin Hardy "The Wicker Man" (1973) con Christopher Lee, Britt Ekland e Edward Woodward, poliziotto religiosissimo alla ricerca di una giovane scomparsa su un'isola. Stesso senso di morte che si respira dall'inizio alla fine, identica fine già scritta dagli eventi. A poco a poco si viene a delineare un contesto sociale senza speranza, in cui l'élite raggruppatasi in seno al Club 99, sedicente associazione culturale votata alla divulgazione delle arti e della musica classica, in realtà plagia i giovani affinché ogni sintomo di ribellione venga sopito, addomesticato, addormentato. Una setta esoterica, una massoneria dedita ad orge e sacrifici. Bellissima la scena in cui Gregory, ormai solo, arriva alla sede del Club 99 ed assiste al convitto dei massoni. Corpi, volti, che emergono da uno sfondo nero, irreale, onirico, che non lascia scampo al povero giornalista. Il Dottor Karting (Fabjian Sobagovic), l'officiante, illustrerà ben presto quale sarà il futuro di chi disobbedisce ai dettami della setta. Nella corta notte delle farfalle, le stesse non possono volare, ma solo rimanere trafitte da uno spillo nella bacheca. Gregory Moore potrà uscire dalla setta, ma solo in stato catatonico, di morte apparente, per risvegliarsi solo quando sarà sepolto. Non andrà proprio così. Dichiarato morto, il giornalista sarà utilizzato dal Dr.Karting come oggetto di un'autopsia dimostrativa. Come in un'arena, tutti i partecipanti, Jessica inclusa, assisteranno al macabro cimento. Anche lo stesso Gregory, in procinto di svegliarsi.

Un pozzo nero. Bellissimo, cultissimo, senza speranza e con una spettrale Praga, protagonista quasi quanto gli attori in carne ed ossa. Il primo titolo scelto da Lado fu "Malastrana" giudicato troppo criptico e sostituito con "La Corta Notte delle Farfalle", molto seventies, poi archiviato, pare, per non creare confusione titolistica in riferimento alla precedente distribuzione del film di Duccio Tessari "Una Farfalla dalle Ali Insanguinate" uscito il 10/09/1971 contro l'uscita del film di Lado prevista per il 28/10/1971. Splendida fotografia di Giuseppe Ruzzolini, specialmente nel sottolineare le tonalità bluastre della notte praghese, e i primi o primissimi piani del cast, con riferimento obbligatorio per il freeze frame che chiude il film sull'urlo disperato di Ingrid Thulin quando il bisturi cala impietosamente sul cuore di Gregory. Pura angoscia distillata su pellicola. Un'opera al nero straordinariamente in anticipo sui tempi, con morti non morti, esoterismo e violenza suggerita più che mostrata in ottica esploitativa. Una strada, pur con le dovute differenze, su cui si muoverà pure Pupi Avati per il suo misconosciuto film per la RAI "Voci Notturne" (1995).  Montaggio del grande Mario Morra e commento musicale del Maestro Morricone, tra classicismo e sussurri e lamenti. Con Josè Quaglio, Relja Basic, Piero Vida, Daniele Dublino, Franca Sciutto e il grande Luciano Catenacci.

Originariamente pubblicato il 23 ottobre 2011.




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