domenica 29 gennaio 2017

NIGHTMARES (1983) Joseph Sargent




I film del terrore ad episodi (i cosiddetti "omnibus") sono una mia grande passione. Una di quelle passioni che ti portano a vedere tutto quanto venga prodotto in questo ambito, tra alti e bassi e prodotti improponibili, ma con un "perché", senza stare a scomodare i grandi classici del genere, quindi "Dead of Night" e i film di Freddie Francis (tra gli altri). Recentemente ho avuto occasione di rivedere questo "Nightmares" di Joseph Sargent (grazie al Blu-ray Shout! Factory/Scream Factory), regista di una marea di film Tv ma anche di "Jaws-Revenge", che non rivedevo da molto, molto tempo.

La storia dei quattro episodi originariamente concepiti per la serie Tv "Darkroom", poi giudicati troppo "forti" per la televisione e impacchettati dalla Universal per una distribuzione cinematografica, dopo aver girato del materiale aggiuntivo è una cazzata; nel commento audio, il produttore esecutivo Andrew Mirisch spiega come l'autore/sceneggiatore Christopher Crowe avesse in realtà concepito l'intero progetto quale episodio pilota per una ipotetica serie antologica targata NBC destinata alla stagione televisiva 1983/84, poi rifiutato e dirottato dalla Universal per la distribuzione nelle sale. Bene. Quello che salta immediatamente all'occhio (oltre alla mancanza di una storia che faccia da cornice ai quattro episodi) è una confezione di tutto rispetto, con una splendida fotografia a cura di Gerald Perry Finnerman (i primi due episodi) e Mario DiLeo (terzo e quarto)  più un cast comprendente Lance Henriksen, Emilio Estevez, Veronica Cartwright, Richard Masur e la stupenda Cristina Raines (già protagonista del misconosciuto "Hex") e quando in un film starreggia Cristina Raines, non si può snobbarlo a prescindere. E' dunque con la bellissima Cristina che si aprono le danze; Chapter One: Terror in Topanga narra della gita notturna di una piacente mogliettina che proprio non ce la fa a restare senza sigarette. Quindi, nonostante gli ammonimenti del marito (Joe Lambie), esce per andare a comprarle. Peccato che nei dintorni si aggiri un temibile serial killer (Lee Ving) che ha già scannato un poliziotto. Ricorda molto l'incipit di "Urban Legend" di Jamie Blanks (1998) e il primo episodio di "Body Bags" di Carpenter-Hooper, con l'ambientazione alla pompa di benzina. Un episodio dignitoso, senza guizzi ma nemmeno soporifero nobilitato pure dalla presenza di William Sanderson e Anthony James.



Emilio Estevez è protagonista del secondo capitolo, ovvero "The Bishop of Battle" in cui interpreta un giovane amante di video games completamente schiavo della sua passione. Suo unico scopo nella vita è infatti quello di completare tutti i livelli di un gioco antesignano dei così chiamati "sparatutto", "The Bishop of Battle" appunto (che parla con la voce di James Tolkan), tanto da entrare abusivamente, di notte, nella sala giochi per realizzare il suo proposito. Naturalmente si ritroverà a dover combattere realmente con i nemici elettronici che saltano fuori dall'apparecchio. L'episodio più costoso del lotto, che si avvalse delle animazioni stile "Tron" generate tramite ACS1200, divertente ed esploitativo, con la musica dei Fear in sottofondo e la partecipazione di Moon Zappa.



L'episodio "The Benediction" può sfoggiare un'intensa interpretazione del grande Lance Henriksen, nel ruolo di un prete in crisi con la fede, inseguito e minacciato da un Chevy 4x4 che sembra provenire dritto dritto dagli inferi. Fortemente derivativo e di conseguenza vittima di una pesante sensazione di déjà vu (è praticamente un remake di "Duel", con un ottimo inizio), si salva proprio grazie alla sofferta maschera di Henriksen e ad un finale cupo e ambiguo, servito con grande professionalità dal bravo Sargent, uno con un'esperienza che molti non vedono neanche con il binocolo ("The Taking of Pelham 123").



L'episodio finale, "Night of the Rat" (l'unico scritto da Jeffrey Bloom), è come da copione il più orrorifico e delirante dell'opera, e narra delle disavventure della famiglia Houston (Richard Masur, Veronica Cartwright e Bridgette Andersen) alle prese con un gigantesco ratto che reclama vendetta per la prole uccisa senza pietà. Naturalmente il pensiero galoppa in direzione "Of Unknow Origin/Di Origine Sconosciuta" (1983) di George Pan Cosmatos, molto bello, in cui Peter Weller affrontava da solo un terribile ratto, solo che qui il tutto si mischia al "gigantismo" di Bert I. Gordon, ricalcando gli effetti del famoso "Food of The God/Il Cibo degli Dei" (1976), con ratto-vitello impazzito per il dolore che grida come una banshee. Finale cupo e triste, nonostante il delirio assoluto, e atmosfera e plot più o meno simile al segmento finale de "L'Occhio del Gatto/Cat's Eye" (1985) di Lewis Teague, scritto da King e prodotto da De Laurentiis, con tutte le cautele del caso, senza contare la gradita partecipazione del vecchio Albert Hague ("Saranno Famosi") nel ruolo del mite disinfestatore Mel Keefer.



 Il film portò a casa 6.670.680$, ma secondo Mirisch i 9.000.000$ di budget  riportati dalle fonti ufficiali rientrano nel territorio delle cazzate, per cui il film (tenuto conto delle vendite TV e Home Video) non fu quell'insuccesso clamoroso di cui si va parlando da una vita. Senza essere un capolavoro imprescindibile, "Nightmares" mantiene tutte le promesse e offre 90 minuti di puro intrattenimento, giocando facilmente (almeno oggi) con il fattore nostalgia soprattutto con il secondo episodio, un vero e proprio tuffo (di pancia) in quei luoghi pieni di luci, colori, fumo, volti, cazzate, piccole prepotenze che rispondevano alla definizione di sale giochi. Il Dvd Anchor Bay del 1999 è fuori catalogo per cui il  Blu-ray ShoutFactory è altamente consigliato, presentando un ottimo transfer e la possibilità di scegliere tra il formato 1.33 e 1.78:1, mica bruscolini. Pochi extra, anzi quasi nulla, ma possiamo accontentarci. INTERPRETI: Cristina Raines, Emilio Estevez, Lance Henriksen, Richard Masur, Veronica Cartwright, Louis Giambalvo, Mariclare Costello, Billy Jayne, Lee Ving, Tony Plana, Joe Lambie, William Jordan.

sabato 14 gennaio 2017

A COLD NIGHT'S DEATH (1973) Jerrold Freedman



Bellissimo Tv Movie trasmesso da ABC il 30 gennaio 1973. Questa volta l'entusiasmo è giustificato perché la caratura dell'opera di Freedman (uno che ha diretto una valanga di film televisivi ma pure "L'Uomo del Confine/Borderline" [1980] con Charles Bronson) è veramente molto alta.

Eli Wallach e Robert Culp, scienziati alle dipendenze della NASA, vengono spediti via elicottero presso la Tower Mountain Research Station, centro di ricerca soffocato dalla neve e dal gelo, per fare luce sui comportamenti a dir poco sospetti del collega preposto allo studio delle reazioni dei primati sottoposti a isolamento in vista di un progetto aerospaziale. C'è poco da indagare poiché lo trovano morto assiderato. Decidono quindi di restare alla stazione per occuparsi delle scimmie, lasciate senza acqua né cibo, e per continuare le ricerche. Solo che c'è qualche cosa che non va. L'atmosfera è tesa, le scimmie si comportano in modo strano, sembra che i due non siano soli. Robert Jones (un grande Robert Culp, che non ha assolutamente bisogno di presentazioni) è quello che sembra sentire maggiormente l'isolamento e la presenza di una minaccia invisibile ma palpabile, mentre il collega Frank Enari (un Eli Wallach veramente in gran spolvero) più pragmatico e deciso, è convinto che l'uomo si stia facendo suggestionare da quanto successo al precedente ricercatore.



Due attori, due stanze, le scimmie, la neve, poco più di un ora di film e Freedman consegna ai posteri un'opera tanto semplice quanto terrorizzante. Ma terrorizzante nel senso "classico" del termine. Nel senso che siamo dalle parti di un "film del terrore" (lasciamo a casa per una volta l'ormai abusatissimo "perturbante" che mi ha davvero rotto i cojoni) che fa paura. Roba che se lo guardi di notte, ti viene da guardarti dietro le spalle. Esagero, probabilmente. Ma mica tanto, perché Freedman e lo sceneggiatore Christopher Knopf riescono a toccare corde lovecraftiane che molti altri addetti ai lavori non hanno mai nemmeno sfiorato. Merito dei due magnifici protagonisti e di un'atmosfera paranoica e allucinata (esasperata pure dalla fotografia di Leonard J. South e dalla colonna sonora dissonante di Gil Melle) che non abbandonano lo spettatore fino alla fine della vicenda. Che non sveliamo. A chi ha apprezzato le opere di Howard Hawks e John Carpenter credo che il film piacerà. Chi considera i film dei seventies come "roba vecchia" è molto meglio che si astenga.


Consigliatissimo. Girano solo dei bootleg derivanti dai passaggi televisivi, ma potete vedervelo qua sotto, oppure procurarvi la novelization a cura di Barbara Harrison. David Berlatsky, responsabile del montaggio di questo e altri mille titoli, è anche il regista del cultuale "The Farmer". INTERPRETI: Eli Wallach, Robert Culp, Michael C. Gwynne.

mercoledì 11 gennaio 2017

FLESH GORDON MEETS THE COSMIC CHEERLEADERS (1990) Howard Ziehm



Tardo seguito del celebre "Flesh Gordon - Andata e Ritorno dal Pianeta Porno" (1974) girato dal solo Ziehm, orfano di Michael Benveniste, scomparso nel 1982.

Inutile fare voli pindarici di fantasia per trovare qualità o grandezze nascoste nel film de/genere di Ziehm. Rispetto all'illustre prototipo, "Cosmic Cheerleaders" è una pellicola cialtrona e ignorante. Spassosa a tratti, sicuramente. Ma opera soprattutto fuori tempo massimo. Dal 1974 sul genere si è detto, scritto e fatto tutto e il contrario di tutto. Già nella decade che diede vita alla Golden Age of Porn, capolavori come "Invasion of the Love Drones" (1977) di Jerome Haimlin e "The Satisfiers of Alpha Blue" (1980) di Gerard Damiano avevano coniugato in modo geniale il porno con la fantascienza, resettando di fatto tutto quello che si era girato, timidamente vista l'epoca, nei cinquanta e nei sessanta (un nome su tutti "Invasion of The Star Creatures" di Bruno VeSota del 1962 con Gloria Victor). Per non parlare di opere strepitose e realmente innovative come "Ultra Flesh" (1980) della specialista Svetlana Marsh con Seka, Lisa De Leeuwe e Jaime Gillis nel ruolo di Fidel Castro, o "Night Dreams" (1981) di Rinse Dream aka Stephen Sayadian.

Comincia con l'astronave-pene del primo episodio questo "Cosmic Cheerleaders", introducendo un Flesh Gordon in piena forma fisica  schiantatosi su pianeta dove comincia subito a battagliare con un mostro verde animato a passo uno che sembra non disdegnare il parterre femminile presente sulla navetta. Ma è tutta una farsa, poiché ci si trova su un set cinematografico dal quale il buon Flesh verrà allontanato, per essere subito rapito dalle Cosmic Cheerleaders (che sono solo in quattro) le quali hanno urgente bisogno di uno stallone terrestre perché, sul pianeta natale, una misteriosa "Evil Presence" ha scagliato un raggio cosmico che ha reso, di fatto, tutti gli uomini impotenti. Accorrono in suo aiuto la solita Dale Ardor e il Dr. Jerkoff, "Scienziato delle tette". Con simili premesse, si capisce subito in quali lidi la pellicola andrà a parare. Nudi non integrali, comicità pecoreccia, effetti speciali volenterosi, rendono questo prodotto assimilabile ad una Tromata in piena regola e, d'altro canto, sono proprio questi gli anni in cui l'impresa di Kaufman&Herz ottiene il successo mondiale, prima con il capostipite della serie "The Toxic Avenger" (1985) poi con altre uscite similari spiananti la strada a capolavori come "A Nymphoid Barbarian in Dinosaur Hell" (1991) e "L'Effetto Notte" di Loyd Kaufman ovvero "Terror Firmer" (1999).

Da rimarcare alcune trovate di Ziehm, a cui la scomparsa del socio ha fatto più male che bene, degne di una citazione, almeno per gli amanti di questa comicità sguaiata. La prima visione di questo filmetto fu, per chi scrive e sicuramente per altri, piuttosto deludente, tuttavia impossibile non fare cenno alla pisciata liberatoria di King Kong, che guarda soddisfatto in camera mentre si scarica sull'astronave "mammellare" di Jerkoff, o il passaggio della stessa tra un gruppo di asteroidi dalla forma inequivocabile che bombardano di peti Dale Ardor e il Dottore, il quale riuscirà a far fronte alla situazione da par suo, tappando letteralmente, e qui mi si perdoni il francesismo, "il bucio" con il lancio di tappi giganti. Comicità intestinale che pare andare a genio a Ziehm che, se nel primo episodio faceva nuotare i protagonisti in uno scarico fognario, qui alza il tiro e li piazza direttamente in un gigantesco intestino dove assistono ad un party organizzato da, vedere per credere, una famiglia di... non so, Crapmen può andare bene? Con tanto di band Pop-Soul e sturacessi come microfoni.

Delirio assoluto. Tra scenografie di cartone, matte paintings non proprio eccellenti, peni giganti in stop-motion e qualche petto siliconato, il gradiente erotico rimane piuttosto basso, affidandosi solo a qualche risibile e demenziale scena di sesso, quella di Flesh con la Queen Frigid (Maureen Webb, carriera sterminata come casting director in cinema e televisione) e a qualche prurito S&M di poco conto. Molto strano, vista l'attitudine hard del suo autore, socio di William Osco nella fondazione della Graffiti negli anni settanta, autore pure di gemme quali "Star Virgin" (1980) e "Naughty Network" (1981) con lo pseudo di Linus Gator. Evidentemente il buon Ziehm sperava di raccogliere una fetta di pubblico più ampia, preferendo sfornare un prodotto spurio come quello in questione, invece di un hard vero e proprio, che rimane ad oggi il suo ultimo cimento registico.



Per quanto riguarda il reparto attoriale, ci si è affidati ad un gruppo di attori non proprio conosciuti, con Vince Murdocco nei panni di Flesh, ex-campione di kickboxing, il Murdocco, poi protagonista di diversi film action come co-star di Don "The Dragon" Wilson e Cynthia Rothrock, vedi "Giustizia bionda" ("Sworn to Justice", 1996) di Paul Maslàk, e anche "Kickboxer 2" del "maestro" Pyun. Classico belloccio biondocrinito, Vince, che è tutt'oggi in attività, si spupazza la bella Robyn Kelly, nel ruolo che fu di Suzanne Fields, purtroppo unico ruolo di un certo rilievo in una carriera avara di successi, mentre il Dottor Jerkoff è interpretato da Tony Travis, attore, musicista e voce per diversi spot pubblicitari radiofonici. Ritorna come guest star William Dennis Hunt, il "Wang The Perverted" del primo episodio. Tutta quanta l'attenzione è però rubata dalla splendida biondona Morgan Fox, qui nei pochi panni di Robunda Hooters, la capoccia delle cheerleaders, canadese classe 1970, ex-Miss Canada e presenza imponente, in tutti i sensi, seminuda per tutto il metraggio, è l'unica che riesce a risvegliare la libido di Flesh Gordon, con l'esposizione del suo giunonico seno, uno dei punti più alti della pellicola. Unico film della Fox, questo di Ziehm (purtroppo) è però possibile ammirarla come Playmate del dicembre 1990 e in diversi video della collection Playboy dal 1991 al 2002. Basta così. Compare nei credits Michael Bafaro, futuro regista di "11:11" e "The Barber" con Malcolm McDowell. E va beh, accontentiamoci. La scritta a effige dell'ultima immagine  del film, promette o minaccia un'altra avventura che, peccato, non verrà mai girata. Dvd quiINTERPRETI: Vince Murdocco, Morgan Fox, Robyn Kelly, Tony Travis, William Dennis Hunt, Stevie-Lyn Ray, Blaire Kashino, Sharon Rowley, Melissa Mounds.

Originariamente pubblicato il 24 luglio 2011.