martedì 14 novembre 2017

PRIVATE LESSONS (1981) Alan Myerson

Commedia sexy americana che sfrutta la sensuale presenza dell'Emmanuelle originale, la bellissima Sylvia Kristel (RIP), alle prese con un classico plot da exploitation: donna matura seduce giovane in fregola. Il giovane Philly (Eric Brown) viene lasciato dal padre nelle confortevoli mani della bella francese Nicole (pensate che culo) che non si pone alcun problema nel turbare il ragazzo spogliandoglisi di fronte e invitandolo nella vasca. Ma dietro si nasconde una storia di ricatti e truffe cui non è estraneo l'autista Lester (il grande Howard Hesseman con baffi e parrucca).

Alan Myerson regista di una valanga di serie televisive, da "Laverne&Shirley" a "Archie Bunker's Place" passando per "Miami Vice" e "Knight Rider" (ma pure "Una Squillo per Quattro Svitati/Steelyard Blues" [1973] con Donald Sutherland e Jane Fonda) confeziona una commedia gradevole in puro stile early eighties, pruriginosa ma non troppo e assolutamente innocua nonostante le premesse. La versione UK è stata alleggerita di almeno 3 min 20 sec dalla BBFC (per alcune inquadrature la Kristel si avvalse di un body double) nelle scene dello strip-tease e della vasca da bagno.

Sceneggiatura di Dan Greenberg dal suo romanzo "Philly", sceneggiatore poi di "Private School/American College" (1983) di Noel Black con quel bel pezzo della Phoebe Cates e di "L'Albero del Male/The Guardian" (1990) di William Friedkin. La pellicola conosce un sequel/remake giapponese di Seiji Izumi, "Private Lessons 2" (1993) con il cantante Goro Inagaki e Joanna Pacula nel ruolo della Kristel (delirio assoluto e proprio per questo imperdibile) più un altro capitolo apocrifo noto come "Private Lessons: Another Story" (1994) di Dominique Othenin-Girard. Fotografia di Jan De Bont. Penso che possa bastare. Gli italiani comunque nel genere nun se battono, guardatevi pure "Il Peccato di Lola". Dvd della Lions Gate NTSC Region 1, ratio 1.33 :1 e recentissimo Blu-ray All region a cura della Cinema Epoch. Titolo italiano: Lezioni Maliziose. INTERPRETI: Sylvia Kristel, Eric Brown, Howard Hesseman, Ed Begley Jr., Pamela Bryant, Patrick Piccininni, Meredith Baer, Dan Greenberg, Marian Gibson, Judy Helden.



3 maggio 2012 (c) Belushi

MAD MONSTER PARTY? (1967) Jules Bass



Capolavoro targato Rankin/Bass ancora in grado di lasciare a bocca aperta spettatori e amanti della stop motion. "All Monsters Together!", sembra quasi di trovarsi in un film Universal degli  anni quaranta, quelli di Erle C. Kenton tanto per intenderci, solo che da queste parti tutti i mostri sono animati a passo uno e non disdegnano la danza e i bagordi. 

La Rankin/Bass Production Inc. (o Rankin/Bass Animated Entertainment) fondata da Arthur Rankin Jr. e Jules Bass nel 1960 conobbe grande successo di pubblico con i suoi special televisivi (un titolo su tutti, "Rudolph The Red-Nosed Reindeer" [1964]) improntati in massima parte sulla Animagic, tecnica di animazione in stop motion divenuta un vero e proprio marchio di fabbrica della casa di produzione. Nel 1966 Rankin e Bass decisero di imbastire un progetto con protagonisti tutti i mostri più famosi dell'industria culturale, piazzando nel bel mezzo della festa proprio Lui, il grande Boris Karloff/William Henry Pratt, a dare "voce", naturalmente, al Barone Boris Von Frankenstein.



Il buon Barone, dopo aver inventato un composto in grado di distruggere la materia (durante il bellissimo incipit lo inietta in un corvo che automaticamente si tramuta in una specie di ordigno atomico), decide di andare in pensione e di lasciare la baracca in mano al nipote Felix Flankin, maldestro e timidissimo tuttofare in un drugstore, che viene dunque invitato ad un prestigioso ed esclusivo party al quale, come da copione, saranno presenti tutti i mostri degni di tale nome, quindi Dracula, L'Uomo Lupo, Il Gobbo di Notre-Dame, L'Uomo Invisibile, Il Mostro della Laguna Nera, La Mummia, Jekyll&Hyde e King Kong, accreditato come "It" per problemi di copyright, senza contare l'allegra brigata del Barone, comprendente il Mostro di Frankenstein, la cariatide Monster Mate (doppiata da Phyllis Diller), la bomba sexy Francesca (Gale Garnett) e Yetch, il maggiordomo/schiavo del Barone disegnato e plasmato sulle sembianze di Peter Lorre (doppiato dal poliedrico Allan Swift, autore di quasi tutte le performance vocali della pellicola). Naturalmente il Conte Dracula, sedotto dalla rossa Francesca, assistente del Barone, tenterà di mettere fuori gioco il povero Felix, fino al pirotecnico finale.

Bellissimo, cultissimo e geniale, questo "Mad Monster Party?" è pietra preziosa da conservare e ammirare senza nessun senso di colpa o di "perdita di tempo", per via di una realizzazione tecnica per molti versi straordinaria (le produzioni Rankin/Bass si avvalevano del genio dello stop animator Tadahito Mochinaga [1919-1999], un pioniere di questa tecnica legato alla MOM Production di Tokyo), una cura dei dettagli maniacale (strepitosi tutti i mostri, la riproduzione del castello e i numeri musicali) e un tono da spoof in stile Abbot e Costello che non stona con il citazionismo impossibile da evitare visto l'argomento trattato. Musical, horror, commedia, la sceneggiatura di Len Korobkin (supervisionata dal creatore di Mad, ovvero Harvey Kurtzman) non si fa mancare nulla e male non fa, poiché il risultato è realmente spettacolare, con grandi momenti quali il già citato incipit (nostalgica e riuscitissima citazione/parodia dei film Universal di James Whale sul Mostro di Frankenstein), il viaggio in nave con il capitano e il suo secondo grandi spalle comiche, l'arrivo al castello dei mostri, il party che dà il titolo al film e il finale con l'arrivo di King Kong/It che un amante/appassionato del genere semplicemente non può non apprezzare, nonostante qualche lungaggine e prolissità di troppo, specie nella seconda parte. 

Questioni di lana caprina, comunque, perché vedere Karloff e Lorre ancora insieme, seppur ricreati virtualmente in plastilina (Lorre scomparve nel 1964, Karloff morirà nel 1969) come ne "I maghi del Terrore/The Raven" (1963) di Roger Corman e "Il Clan del Terrore/The Comedy of Terrors" (1964) di Jacques Tourneur (manca solo Vincent Price all'appello) è sempre esperienza inebriante per chi si è ubriacato con l'horror classico. Per il resto,  quando in un film di animazione viene scelto Jack Davis della EC Comics, altro genio, in qualità di character designer, si può capire subito la portata dell'opera, che ve lo dico a fare,  anche se il film va visto e toccato in prima persona, le parole (almeno le mie) non rendono giustizia al parto Rankin/Bass, piccolo classico misconosciuto che nell'ultimo decennio ha goduto di una riscoperta in digitale grazie alle versioni 2003 e 2005 curate dalla Anchor Bay e quella definitiva targata Lions Gate del 2009 con extra e interviste ai realizzatori e qualità video superiore a quella delle vhs d'epoca (la Embassy Pictures, casa di produzione del film stesso ne curò un'edizione) derivate da un 16 mm non proprio impeccabile, grazie al ritrovamento da parte della Sony Pictures Television di una copia in 35 mm restitutiva dei colori originari. Il film conosce un seguito, "Mad Mad Mad Monsters" per la serie"The ABC Saturday Superstar Movie" trasmesso il 23 settembre 1972, che abbandona la stop motion per la cel animation, molto bello, seppur minore, uscito pure in Dvd per la Classic Media.Consigliatissimi, tutti e due. Grande colonna sonora, mai edita su qualsivoglia supporto audio fino al 1998 con Ethel Ennis che canta il pezzo d'apertura, "Mad Monster Party", appunto. Chissà cosa ne avrebbe tirato fuori il vecchio Gerry Damiano, autore negli anni settanta di una versione hard dei Muppets, "Let My Puppets Come" (1976) titolo che dice tutto quello che c'è bisogno di sapere. INTERPRETI: Boris Karloff, Phyllis Diller, Allen Swift, Gale Garnett, Ethel Dennis.

26 febbraio 2012 (c) Belushi

LINNEA QUIGLEY'S HORROR WORKOUT (1990) Kenneth J. Hall

Nel suo momento di massimo splendore, la bella Linnea Barbara Quigley, nota reginetta dell'horror a basso e bassissimo costo degli anni ottanta, pensò bene di farsi immortalare in un documento da lasciare ai posteri. Appunto. Una cosa che tradotta viene fuori come "La Palestra Horror di Linnea Quigley". Più o meno.

Immortala il tutto tale Kenneth J. Hall, sceneggiatore pure di "Puppet Master" e di "Dr. Alien", a cui non sarà parso vero di poter godere di simile onore. Linnea, biondissima e in forma smagliante, si fa la doccia, si allena, fa jogging, incontra degli zombi e fa fare degli esercizi di riscaldamento pure a loro. Ma non dimentica di invitare le amiche per un pigiama party. E giù di esercizi anche lì. Cialtronissima e scoperta parodia di "Thriller", il film (?) di Hall non è nulla più che un simpatico espediente per tentare di vendere qualche vhs ai fan della bella Linnea, indimenticata morta vivente nudissima de "Il Ritorno dei Morti Viventi", ma anche dolce e sfortunata ragazzina stuprata ferocemente nei bagni della palestra nel bel rape and revenge di Danny Steinmann "Savage Streets" (1984) con Linda Blair. Per allungare il metraggio, sono state aggiunte diverse sequenze da precedenti film starring Linnea, da "Sorority Babes in the Slimeball Bowl-O- Rama" a "Assault of the Party Nerds" fino al famigerato "Creepozoids", ampiamente saccheggiato.

Si tiri indietro chiunque non sia un fan sfegatato di Linnea. Gli altri si possono pure accomodare. Chissà che cosa ne avrebbe tirato fuori il vecchio Aristide Massaccesi che con i cadaveri ambulanti de "Le Notti Erotiche dei Morti Viventi" aveva ottenuto ben altri risultati. Vhs della Cinema Home Video e pure Dvd della benemerita Anchor Bay! Fatevi avanti. INTERPRETI: Linnea Quigley, Amy Hunt, B. Jane Holzer, Kristine Seeley, Victoria Nesbitt.




16 giugno 2012 (c) Belushi




THE DARK SIDE OF THE MOON (1990) D.J. Webster


Tranquillizzatevi tutti, i Pink Floyd non c'entrano niente. Trattasi invece di un filmetto direct to video prodotto dalla Wild Street Pictures e dal vecchio Keith Walley, compagno di merende di Brian Yuzna.

Un'astronave adibita al recupero di satelliti armati con testate nucleari si imbatte in uno Space Shuttle abbandonato nei pressi della luna. Naturalmente c'è qualcosa che non va. Una misteriosa entità vuole impossessarsi dell'equipaggio di soccorritori; dopo tante chiacchiere, fughe e possessioni varie si scopre che il lato oscuro della luna nasconde un sinistro gemellaggio con il Triangolo delle Bermuda! Infatti tutte le imbarcazioni e gli aerei scomparsi fanno bella mostra nientemeno che sulla superficie lunare. Non che sia una grande pensata di sceneggiatura, ma poteva andare peggio, molto peggio.

Ritmo zero, no sangue, mezzo nudo e un cast tutto sommato decente ( Robert Sampson di "Re-Animator" e Joe Turkell di "Blade Runner", non dimenticato Loyd the Bartender in "Shining") sono i frutti del raccolto di Webster e dei suoi sceneggiatori Carey e Chad Hayes, i quali in futuro scriveranno il remake de "La Maschera di Cera" e pure "I Segni del Male/The Reaping" (2007) di Stephen Hopkins. Sia dato atto al vecchio Webster (al suo primo ed ultimo lungometraggio) di aver girato una cosetta perlomeno dignitosa e tecnicamente non disprezzabile, tenuto conto del budget non proprio faraonico e tenuto conto che la base di partenza era sempre e comunque "Aliens". Cialtrone ma simpatico. Pare che alcune scene con gli alieni all'opera furono rigirate da Anthony Hickox con un maggior gradiente gore. C'è la Vhs Lions Gate/Vidmark, NTSC del 1990, per chi fosse interessato, mentre per quanto riguarda l'edizione in Dvd, è uscita solo la versione tedesca della Cine Plus, esclusivamente con audio tedesco.

Ah! C'e anche un'androide femmina dormiente che si sveglia quando i protagonisti consultano il computer. Mi sembra che possa bastare. INTERPRETI: Joe Turkell. Robert Sampson, John Diehl, Camilla More, Wendy MacDonald, Alan Blumenfeld.

25 luglio 2012 (c) Belushi

domenica 29 ottobre 2017

BRAWL IN CELL BLOCK 99 (2017) S. Craig Zahler


C'è un nuovo sceriffo in città e il suo nome non è Reggie Hammond ma S. Craig Zahler, un figlio di puttana dal grande talento che non ha paura di sporcarsi le mani con storie truci e violente direttamente riconducibili ad un animale braccato e in via di estinzione, ovvero il cinema di (quasi) puro genere, certo non privo di contaminazioni, ma lontanissimo da insopportabili destrutturazioni o tentativi di elevare la materia nei ranghi del cinema arty, così tanto per lavarsi la coscienza.

Sul suo esordio, il weird western "Bone Tomahawk" si è scritto tutto e il contrario di tutto, per cui meglio non aggiungere un trombone all'orchestra, questo "Brawl in Cell Block 99" è un film carcerario di rara potenza e drammaticità che ho apprezzato fin dalle prime inquadrature, dichiarandogli poi amore incondizionato allo scorrere dei titoli di coda. Bradley (non Brad, occhio) Thomas è un duro di quelli da lasciare in pace, uno che è meglio non fare incazzare. Fin qui, tutto bene. Si dà il caso che sia pure il corriere di un grosso spacciatore in procinto di mettersi in affari con il Cartello, ma durante una consegna va tutto a puttane e Bradley finisce in galera, lasciando sola la moglie incinta. Quello che segue è un classico racconto di vendetta che Zahler conduce con mano che più sicura non si può, sbattendosene allegramente le palle di plausibilità e senza alcuna paura nell'utilizzare effetti prostetici quando si tratta di sfondare teste e sfigurare carcerati.

Vince Vaughn è il centro focale del film, una macchina da guerra inarrestabile pronta a prendere a calci in culo tutti quelli che gli sbarrano la strada, un grizzly umano che è davvero valore aggiunto ad un racconto tanto semplice quanto efficace nel mettere in scena una storia già vista e sentita fino allo sfinimento; si vede che Zahler è prima di tutto un romanziere, per cui costruisce il suo castello non con la sabbia ma con il cemento armato, prendendosi i tempi giusti senza soffocare lo spettatore con un montaggio ipercinetico, mantenendo il controllo soprattutto durante le scene di combattimento e lasciando il magnifico Bradley Thomas di Vaughn quasi sempre al centro dell'attenzione, potendo contare pure su un cast in grande spolvero, con l'untuoso Udo Kier, la bravissima Jennifer Carpenter nel ruolo della moglie di Vaughn e un grande, grande Don Johnson armato di cigarillo nei panni del Direttore Tuggs, un bastardo se possibile ancora più freddo e cinico dello stesso Thomas. 

Una festa per gli appassionati di certo cinema che fa rima con Siegel, Hill, Eastwood, Friedkin,  in parte Lumet e tutto quello che si può desiderare da un film che si intitola "Brawl in Cell Block 99". Zahler non spara mica cazzate. Quasi un capolavoro, cazzo. INTERPRETI: Vince Vaughn, Jennifer Carpenter, Don Johnson, Udo Kier, Marc Blucas, Willie C. Carpenter, Mustafa Shakir.



mercoledì 13 settembre 2017

DEADLY WEAPONS (1974) Doris Wishman

Silence, please. Qui ci troviamo di fronte al cinema d'exploitation per definizione, nel senso che sul vocabolario, alla voce exploitation, dovrebbe comparire la locandina di questo capolavoro. Si, capolavoro di un genere defunto, sepolto, imbalsamato, puro distillato di cinema da peep show della 42esima, da godersi in sale sporche e puzzolenti.

"Watch The Mob Get Busted When Chesty Takes Her Revenge!" strilla la tagline del film della Wishman, gran signora della sexploitation già attiva nei sixties con i suoi immarcescibili "nudies" (che dire di titoli come "Nude on the Moon" e "Diary of a Nudist") di cui prima o poi bisognerà imbastire una rassegna, vista la prolificità e la militanza nelle file del cinema marginale che non può passare inosservata.


domenica 20 agosto 2017

THE NAUGHTY STEWARDESSES (1974) Al Adamson


Pellicola della Premiata Ditta Sherman-Adamson che insegue il successo del tedesco "Die Stewardesses/Le Hostess" (1971) di Erwin C. Dietrich, uno specialista, con Ingrid Steeger, ma anche e probabilmente "Le Porno Hostess in 3D/The Stewardesses" (1969) di Allan Silliphant.

venerdì 28 luglio 2017

TONIGHT SHE COMES (2016) Matt Stuertz


Finalmente dopo una marea di cazzate riesco a vederne una che mi piace, anzi, mi sbilancio senza vergogna appioppandole il titolo di film dell'anno (anche se delle classifiche di solito non me ne frega un cazzo). Dunque, un improbabile postino deve consegnare una lettera ad una certa Kristy (0 chi per lei); giunto alla casetta sul lago, non trova nessuno e quindi si mette a dormire su un'amaca all'esterno. Nel frattempo arrivano anche due amiche della ragazza scomparsa, che poi tanto scomparsa non è visto che si aggira nuda per i boschi. Se vi sembra una puttanata col botto, ancora non avete visto niente perché con l'entrata in scena di una famiglia di bifolchi capitanati dalla bravissima Jenna McDonald il film di Stuertz si trasforma in un delirio a base di morti e riti malefici da amare incondizionatamente.

giovedì 20 luglio 2017

GEORGE A. ROMERO INTERVIEWS Edited by TONY WILLIAMS (2011)



La tristezza incombe. Per ascoltare di nuovo il maestro, consiglio questo volume curato da Tony Williams edito da University Press of Mississipi per la collana Conversations with Filmmakers Series, in cui la voce di Romero accompagna il lettore in un lungo viaggio che ripercorre tutta quanta la sua carriera. Potete trovarlo qui.

martedì 18 luglio 2017

THE AUGUSTA STREET RIPPER (2014)


Sottotitoli in italiano per il corto di Geisla Fernandes e Felipe M. Guerra con una splendida (e nudissima) Monica Mattos, una vittima molto particolare.

mercoledì 31 maggio 2017

CADDYSHACK (1980) Harold Ramis

Una vecchia recensione, troppo lunga e noiosa a dirla tutta, che ho ritrovato pubblicata da qualche parte del web. Non mi ricordavo nemmeno di aver scritto tutte queste cazzate.



Cosa si può chiedere di più ad un film? Puro distillato di comicità targata "National Lampoon" in grado di sfoderare un trio di protagonisti impagabili quali Chevy Chase, Bill Murray e il grande Rodney Dangerfield, stand up comedian di assoluto valore, praticamente sconosciuto in Italia, che si inventa letteralmente sul campo il ritratto di un imprenditore edile arricchitosi con le speculazioni e pronto a fare il suo trionfale ingresso nella società che conta. "Si inventa" perché sul set di "Caddyshack" l'improvvisazione è all'ordine del giorno, tanto che Bill Murray non ha una sola battuta scritta nel copione, anzi, nei sei giorni in cui è richiesto sul set improvvisa il 90% del materiale su cui costruirà la figura cultuale di Carl Spackler, l'aiuto giardiniere ossessionato dalla talpa che sta distruggendo il green del Bushwood Country Club.


lunedì 29 maggio 2017

SLEEPWALKER (1984)


Sottotitoli in italiano per il "ritrovato" mediometraggio di Saxon Logan (combo DVD/Blu Ray a cura della benemerita BFI Flipside), interessante commistione tra horror argentiano e satira politica. Più o meno. Gli appassionati di british cinema non se lo lascino scappare.

venerdì 28 aprile 2017

NIGHT OF THE LIVING DEAD 3D (2006) Jeff Broadstreet

Certo che ne ha di coraggio il vecchio Broadstreet. Prendere così su due piedi un classico che più classico non si può e girarlo senza avere soldi e pure in 3D, eliminando il personaggio centrale del nero Ben, ivi sostituito da un giovinotto di belle speranza, non è cosa da tutti.

venerdì 31 marzo 2017

ALIEN ZONE/HOUSE OF THE DEAD (1978) Sharron Miller

Questo film episodico viene catalogato con l'ambiguo titolo "Alien Zone", cosa che appare piuttosto strana dato che di alieni non se ne vedono. Trattasi invece di un onesto e dimenticatissimo film antologico che scava nel solco tracciato dalla rinomata Amicus di Rosenberg e Subotski.


lunedì 27 febbraio 2017

BILL PAXTON (1955-2017)




Con grande tristezza apprendo solo ora della morte del nostro/vostro Bill Paxton, grazie agli articoli di Aylmer e John Kenneth Muir. Il potere del cinema vuole che io mi senta in lutto manco avessi perso un amico di lunga data. Il che è paradossalmente vero, avendo ammirato il vecchio Bill al cinema mentre veniva spappolato da Arnold, più di trenta anni fa e poi in tutti i suoi film. I coccodrilli sono odiosi, ma non posso farci nulla, sono davvero molto dispiaciuto.



domenica 29 gennaio 2017

NIGHTMARES (1983) Joseph Sargent




I film del terrore ad episodi (i cosiddetti "omnibus") sono una mia grande passione. Una di quelle passioni che ti portano a vedere tutto quanto venga prodotto in questo ambito, tra alti e bassi e prodotti improponibili, ma con un "perché", senza stare a scomodare i grandi classici del genere, quindi "Dead of Night" e i film di Freddie Francis (tra gli altri). Recentemente ho avuto occasione di rivedere questo "Nightmares" di Joseph Sargent (grazie al Blu-ray Shout! Factory/Scream Factory), regista di una marea di film Tv ma anche di "Jaws-Revenge", che non rivedevo da molto, molto tempo.

La storia dei quattro episodi originariamente concepiti per la serie Tv "Darkroom", poi giudicati troppo "forti" per la televisione e impacchettati dalla Universal per una distribuzione cinematografica, dopo aver girato del materiale aggiuntivo è una cazzata; nel commento audio, il produttore esecutivo Andrew Mirisch spiega come l'autore/sceneggiatore Christopher Crowe avesse in realtà concepito l'intero progetto quale episodio pilota per una ipotetica serie antologica targata NBC destinata alla stagione televisiva 1983/84, poi rifiutato e dirottato dalla Universal per la distribuzione nelle sale. Bene. Quello che salta immediatamente all'occhio (oltre alla mancanza di una storia che faccia da cornice ai quattro episodi) è una confezione di tutto rispetto, con una splendida fotografia a cura di Gerald Perry Finnerman (i primi due episodi) e Mario DiLeo (terzo e quarto)  più un cast comprendente Lance Henriksen, Emilio Estevez, Veronica Cartwright, Richard Masur e la stupenda Cristina Raines (già protagonista del misconosciuto "Hex") e quando in un film starreggia Cristina Raines, non si può snobbarlo a prescindere. E' dunque con la bellissima Cristina che si aprono le danze; Chapter One: Terror in Topanga narra della gita notturna di una piacente mogliettina che proprio non ce la fa a restare senza sigarette. Quindi, nonostante gli ammonimenti del marito (Joe Lambie), esce per andare a comprarle. Peccato che nei dintorni si aggiri un temibile serial killer (Lee Ving) che ha già scannato un poliziotto. Ricorda molto l'incipit di "Urban Legend" di Jamie Blanks (1998) e il primo episodio di "Body Bags" di Carpenter-Hooper, con l'ambientazione alla pompa di benzina. Un episodio dignitoso, senza guizzi ma nemmeno soporifero nobilitato pure dalla presenza di William Sanderson e Anthony James.



Emilio Estevez è protagonista del secondo capitolo, ovvero "The Bishop of Battle" in cui interpreta un giovane amante di video games completamente schiavo della sua passione. Suo unico scopo nella vita è infatti quello di completare tutti i livelli di un gioco antesignano dei così chiamati "sparatutto", "The Bishop of Battle" appunto (che parla con la voce di James Tolkan), tanto da entrare abusivamente, di notte, nella sala giochi per realizzare il suo proposito. Naturalmente si ritroverà a dover combattere realmente con i nemici elettronici che saltano fuori dall'apparecchio. L'episodio più costoso del lotto, che si avvalse delle animazioni stile "Tron" generate tramite ACS1200, divertente ed esploitativo, con la musica dei Fear in sottofondo e la partecipazione di Moon Zappa.



L'episodio "The Benediction" può sfoggiare un'intensa interpretazione del grande Lance Henriksen, nel ruolo di un prete in crisi con la fede, inseguito e minacciato da un Chevy 4x4 che sembra provenire dritto dritto dagli inferi. Fortemente derivativo e di conseguenza vittima di una pesante sensazione di déjà vu (è praticamente un remake di "Duel", con un ottimo inizio), si salva proprio grazie alla sofferta maschera di Henriksen e ad un finale cupo e ambiguo, servito con grande professionalità dal bravo Sargent, uno con un'esperienza che molti non vedono neanche con il binocolo ("The Taking of Pelham 123").



L'episodio finale, "Night of the Rat" (l'unico scritto da Jeffrey Bloom), è come da copione il più orrorifico e delirante dell'opera, e narra delle disavventure della famiglia Houston (Richard Masur, Veronica Cartwright e Bridgette Andersen) alle prese con un gigantesco ratto che reclama vendetta per la prole uccisa senza pietà. Naturalmente il pensiero galoppa in direzione "Of Unknow Origin/Di Origine Sconosciuta" (1983) di George Pan Cosmatos, molto bello, in cui Peter Weller affrontava da solo un terribile ratto, solo che qui il tutto si mischia al "gigantismo" di Bert I. Gordon, ricalcando gli effetti del famoso "Food of The God/Il Cibo degli Dei" (1976), con ratto-vitello impazzito per il dolore che grida come una banshee. Finale cupo e triste, nonostante il delirio assoluto, e atmosfera e plot più o meno simile al segmento finale de "L'Occhio del Gatto/Cat's Eye" (1985) di Lewis Teague, scritto da King e prodotto da De Laurentiis, con tutte le cautele del caso, senza contare la gradita partecipazione del vecchio Albert Hague ("Saranno Famosi") nel ruolo del mite disinfestatore Mel Keefer.



 Il film portò a casa 6.670.680$, ma secondo Mirisch i 9.000.000$ di budget  riportati dalle fonti ufficiali rientrano nel territorio delle cazzate, per cui il film (tenuto conto delle vendite TV e Home Video) non fu quell'insuccesso clamoroso di cui si va parlando da una vita. Senza essere un capolavoro imprescindibile, "Nightmares" mantiene tutte le promesse e offre 90 minuti di puro intrattenimento, giocando facilmente (almeno oggi) con il fattore nostalgia soprattutto con il secondo episodio, un vero e proprio tuffo (di pancia) in quei luoghi pieni di luci, colori, fumo, volti, cazzate, piccole prepotenze che rispondevano alla definizione di sale giochi. Il Dvd Anchor Bay del 1999 è fuori catalogo per cui il  Blu-ray ShoutFactory è altamente consigliato, presentando un ottimo transfer e la possibilità di scegliere tra il formato 1.33 e 1.78:1, mica bruscolini. Pochi extra, anzi quasi nulla, ma possiamo accontentarci. INTERPRETI: Cristina Raines, Emilio Estevez, Lance Henriksen, Richard Masur, Veronica Cartwright, Louis Giambalvo, Mariclare Costello, Billy Jayne, Lee Ving, Tony Plana, Joe Lambie, William Jordan.

sabato 14 gennaio 2017

A COLD NIGHT'S DEATH (1973) Jerrold Freedman



Bellissimo Tv Movie trasmesso da ABC il 30 gennaio 1973. Questa volta l'entusiasmo è giustificato perché la caratura dell'opera di Freedman (uno che ha diretto una valanga di film televisivi ma pure "L'Uomo del Confine/Borderline" [1980] con Charles Bronson) è veramente molto alta.

Eli Wallach e Robert Culp, scienziati alle dipendenze della NASA, vengono spediti via elicottero presso la Tower Mountain Research Station, centro di ricerca soffocato dalla neve e dal gelo, per fare luce sui comportamenti a dir poco sospetti del collega preposto allo studio delle reazioni dei primati sottoposti a isolamento in vista di un progetto aerospaziale. C'è poco da indagare poiché lo trovano morto assiderato. Decidono quindi di restare alla stazione per occuparsi delle scimmie, lasciate senza acqua né cibo, e per continuare le ricerche. Solo che c'è qualche cosa che non va. L'atmosfera è tesa, le scimmie si comportano in modo strano, sembra che i due non siano soli. Robert Jones (un grande Robert Culp, che non ha assolutamente bisogno di presentazioni) è quello che sembra sentire maggiormente l'isolamento e la presenza di una minaccia invisibile ma palpabile, mentre il collega Frank Enari (un Eli Wallach veramente in gran spolvero) più pragmatico e deciso, è convinto che l'uomo si stia facendo suggestionare da quanto successo al precedente ricercatore.



Due attori, due stanze, le scimmie, la neve, poco più di un ora di film e Freedman consegna ai posteri un'opera tanto semplice quanto terrorizzante. Ma terrorizzante nel senso "classico" del termine. Nel senso che siamo dalle parti di un "film del terrore" (lasciamo a casa per una volta l'ormai abusatissimo "perturbante" che mi ha davvero rotto i cojoni) che fa paura. Roba che se lo guardi di notte, ti viene da guardarti dietro le spalle. Esagero, probabilmente. Ma mica tanto, perché Freedman e lo sceneggiatore Christopher Knopf riescono a toccare corde lovecraftiane che molti altri addetti ai lavori non hanno mai nemmeno sfiorato. Merito dei due magnifici protagonisti e di un'atmosfera paranoica e allucinata (esasperata pure dalla fotografia di Leonard J. South e dalla colonna sonora dissonante di Gil Melle) che non abbandonano lo spettatore fino alla fine della vicenda. Che non sveliamo. A chi ha apprezzato le opere di Howard Hawks e John Carpenter credo che il film piacerà. Chi considera i film dei seventies come "roba vecchia" è molto meglio che si astenga.


Consigliatissimo. Girano solo dei bootleg derivanti dai passaggi televisivi, ma potete vedervelo qua sotto, oppure procurarvi la novelization a cura di Barbara Harrison. David Berlatsky, responsabile del montaggio di questo e altri mille titoli, è anche il regista del cultuale "The Farmer". INTERPRETI: Eli Wallach, Robert Culp, Michael C. Gwynne.

mercoledì 11 gennaio 2017

FLESH GORDON MEETS THE COSMIC CHEERLEADERS (1990) Howard Ziehm



Tardo seguito del celebre "Flesh Gordon - Andata e Ritorno dal Pianeta Porno" (1974) girato dal solo Ziehm, orfano di Michael Benveniste, scomparso nel 1982.

Inutile fare voli pindarici di fantasia per trovare qualità o grandezze nascoste nel film de/genere di Ziehm. Rispetto all'illustre prototipo, "Cosmic Cheerleaders" è una pellicola cialtrona e ignorante. Spassosa a tratti, sicuramente. Ma opera soprattutto fuori tempo massimo. Dal 1974 sul genere si è detto, scritto e fatto tutto e il contrario di tutto. Già nella decade che diede vita alla Golden Age of Porn, capolavori come "Invasion of the Love Drones" (1977) di Jerome Haimlin e "The Satisfiers of Alpha Blue" (1980) di Gerard Damiano avevano coniugato in modo geniale il porno con la fantascienza, resettando di fatto tutto quello che si era girato, timidamente vista l'epoca, nei cinquanta e nei sessanta (un nome su tutti "Invasion of The Star Creatures" di Bruno VeSota del 1962 con Gloria Victor). Per non parlare di opere strepitose e realmente innovative come "Ultra Flesh" (1980) della specialista Svetlana Marsh con Seka, Lisa De Leeuwe e Jaime Gillis nel ruolo di Fidel Castro, o "Night Dreams" (1981) di Rinse Dream aka Stephen Sayadian.

Comincia con l'astronave-pene del primo episodio questo "Cosmic Cheerleaders", introducendo un Flesh Gordon in piena forma fisica  schiantatosi su pianeta dove comincia subito a battagliare con un mostro verde animato a passo uno che sembra non disdegnare il parterre femminile presente sulla navetta. Ma è tutta una farsa, poiché ci si trova su un set cinematografico dal quale il buon Flesh verrà allontanato, per essere subito rapito dalle Cosmic Cheerleaders (che sono solo in quattro) le quali hanno urgente bisogno di uno stallone terrestre perché, sul pianeta natale, una misteriosa "Evil Presence" ha scagliato un raggio cosmico che ha reso, di fatto, tutti gli uomini impotenti. Accorrono in suo aiuto la solita Dale Ardor e il Dr. Jerkoff, "Scienziato delle tette". Con simili premesse, si capisce subito in quali lidi la pellicola andrà a parare. Nudi non integrali, comicità pecoreccia, effetti speciali volenterosi, rendono questo prodotto assimilabile ad una Tromata in piena regola e, d'altro canto, sono proprio questi gli anni in cui l'impresa di Kaufman&Herz ottiene il successo mondiale, prima con il capostipite della serie "The Toxic Avenger" (1985) poi con altre uscite similari spiananti la strada a capolavori come "A Nymphoid Barbarian in Dinosaur Hell" (1991) e "L'Effetto Notte" di Loyd Kaufman ovvero "Terror Firmer" (1999).

Da rimarcare alcune trovate di Ziehm, a cui la scomparsa del socio ha fatto più male che bene, degne di una citazione, almeno per gli amanti di questa comicità sguaiata. La prima visione di questo filmetto fu, per chi scrive e sicuramente per altri, piuttosto deludente, tuttavia impossibile non fare cenno alla pisciata liberatoria di King Kong, che guarda soddisfatto in camera mentre si scarica sull'astronave "mammellare" di Jerkoff, o il passaggio della stessa tra un gruppo di asteroidi dalla forma inequivocabile che bombardano di peti Dale Ardor e il Dottore, il quale riuscirà a far fronte alla situazione da par suo, tappando letteralmente, e qui mi si perdoni il francesismo, "il bucio" con il lancio di tappi giganti. Comicità intestinale che pare andare a genio a Ziehm che, se nel primo episodio faceva nuotare i protagonisti in uno scarico fognario, qui alza il tiro e li piazza direttamente in un gigantesco intestino dove assistono ad un party organizzato da, vedere per credere, una famiglia di... non so, Crapmen può andare bene? Con tanto di band Pop-Soul e sturacessi come microfoni.

Delirio assoluto. Tra scenografie di cartone, matte paintings non proprio eccellenti, peni giganti in stop-motion e qualche petto siliconato, il gradiente erotico rimane piuttosto basso, affidandosi solo a qualche risibile e demenziale scena di sesso, quella di Flesh con la Queen Frigid (Maureen Webb, carriera sterminata come casting director in cinema e televisione) e a qualche prurito S&M di poco conto. Molto strano, vista l'attitudine hard del suo autore, socio di William Osco nella fondazione della Graffiti negli anni settanta, autore pure di gemme quali "Star Virgin" (1980) e "Naughty Network" (1981) con lo pseudo di Linus Gator. Evidentemente il buon Ziehm sperava di raccogliere una fetta di pubblico più ampia, preferendo sfornare un prodotto spurio come quello in questione, invece di un hard vero e proprio, che rimane ad oggi il suo ultimo cimento registico.



Per quanto riguarda il reparto attoriale, ci si è affidati ad un gruppo di attori non proprio conosciuti, con Vince Murdocco nei panni di Flesh, ex-campione di kickboxing, il Murdocco, poi protagonista di diversi film action come co-star di Don "The Dragon" Wilson e Cynthia Rothrock, vedi "Giustizia bionda" ("Sworn to Justice", 1996) di Paul Maslàk, e anche "Kickboxer 2" del "maestro" Pyun. Classico belloccio biondocrinito, Vince, che è tutt'oggi in attività, si spupazza la bella Robyn Kelly, nel ruolo che fu di Suzanne Fields, purtroppo unico ruolo di un certo rilievo in una carriera avara di successi, mentre il Dottor Jerkoff è interpretato da Tony Travis, attore, musicista e voce per diversi spot pubblicitari radiofonici. Ritorna come guest star William Dennis Hunt, il "Wang The Perverted" del primo episodio. Tutta quanta l'attenzione è però rubata dalla splendida biondona Morgan Fox, qui nei pochi panni di Robunda Hooters, la capoccia delle cheerleaders, canadese classe 1970, ex-Miss Canada e presenza imponente, in tutti i sensi, seminuda per tutto il metraggio, è l'unica che riesce a risvegliare la libido di Flesh Gordon, con l'esposizione del suo giunonico seno, uno dei punti più alti della pellicola. Unico film della Fox, questo di Ziehm (purtroppo) è però possibile ammirarla come Playmate del dicembre 1990 e in diversi video della collection Playboy dal 1991 al 2002. Basta così. Compare nei credits Michael Bafaro, futuro regista di "11:11" e "The Barber" con Malcolm McDowell. E va beh, accontentiamoci. La scritta a effige dell'ultima immagine  del film, promette o minaccia un'altra avventura che, peccato, non verrà mai girata. Dvd quiINTERPRETI: Vince Murdocco, Morgan Fox, Robyn Kelly, Tony Travis, William Dennis Hunt, Stevie-Lyn Ray, Blaire Kashino, Sharon Rowley, Melissa Mounds.

Originariamente pubblicato il 24 luglio 2011.