lunedì 25 luglio 2016

THE EROTIC ADVENTURES OF PINOCCHIO (1971) Corey Allen



Ilsa la belva delle SS vs Pinocchio. Sexploitation di Corey Allen (regista di una valanga di serial Tv di successo, tra cui "Sulle Strade della California", "Hill Street- Giorno e Notte" e "Le Strade di San Francisco", quindi non possiamo dirgli niente, purtroppo scomparso nel 2010) che non si espone troppo sul versante sexy, pur avendo a disposizione il fisico prorompente di Dyanne Thorne nel ruolo della Fairy Godmother.

Per forza con quelle tette, non poteva fare altro. Più bello il titolo che tutto il pacchetto confezionato, ma è inutile essere troppo spietati con un prodotto di puro intrattenimento come quest'operina di Allen, che offre al pubblico tutto quello che promette, cioè un protagonista bietolone (Alex Roman, alla sua prima ed ultima esperienza cinematografica) doppi sensi a volontà, scenografie neanche troppo miserrime e un parterre femminile discinto e gradevole comprendente pure la splendida Monica Gayle (nel ruolo di Gepetta, scritto proprio così, la quale, trovato nel bosco il magico tronco parlante, se lo lavora con pialla e scalpello creando così il buon Pinocchio) corpo glorioso dei seventies che dal 1968 al 1979 partecipò a più di una ventina di titoli tra cinema e Tv, anche in "Switchblade Sisters/Rabbiosamente Femmine" (1975) di Jack Hill e"Le Fragole hanno bisogno di pioggia/Strawberries Need Rain" (1970) di Larry Buchanan, per poi sparire nel nulla. 

Consigliato comunque agli amanti delle fiabe sporcaccione, che durante gli anni settanta conobbero una serie cospicua di trasposizioni cinematografiche "alternative", senza dimenticare il cultuale film d'animazione in Hanna&Barbera style, "Once Upon A Girl" (1976) di Don Jurwich e il nostro impareggiabile "Biancaneve & Co." (1982) di Mario Bianchi con Michela Miti. E ricordate, "Non è il naso che si allunga" come strilla la tagline (citata nel bellissimo "The Nice Guys" di Sua Maestà Shane Black). Dvd qui. INTERPRETI: Monica Gayle, Dyanne Thorne, Alex Roman, Karen Smith, Debbie Osborne, Neola Graef.





giovedì 21 luglio 2016

L'ORA DELLA VIOLENZA (1996) Robert Mandel


Non lo vedevo da vent'anni 'sto cazzo di "The Substitute". Strano che non l'abbiano ancora tirato fuori per un papabile reboot o quel che volete, perché è proprio materiale adatto per una di quelle cosette alla "The Equalizer" (che ho cortesemente mandato affanculo, primi venti minuti a parte) ovvero protagonista taciturno e apparentemente innocuo che in realtà è un professionista dei calci nel culo.

Dunque, Tom Berenger è un mercenario disoccupato dopo una missione fallita a Cuba (è talmente incazzato che scaglia stellette ninja contro l'isola sulla cartina geografica) di ritorno dalla sua bella, Diane Venora, insegnante in una scuola di merda dove gli alunni non sono molto gentili. Anzi, la gang locale le fa spezzare una gamba da un tipo losco che sembra Steven Seagal (quello di oggi). Risultato, Tom non si scompone troppo e decide di improvvisarsi supplente per farla pagare ai bastardi, assistito dai suoi amiconi William Forsythe, Richard Brooks e Raymond Cruz, che rimandano pericolosamente al gruppo di compari culo e camicia con Liam Neeson in "Taken".



Non si perde troppo tempo con le spiegazione inutili in "The Substitute", Mandel non ha voglia e si vede, anche Berenger non ha voglia e la sceneggiatura diventa un pretesto per mettere in scena personaggi imbecilli (Forsythe su tutti) e situazioni in cui l'umorismo involontario rischia di presentarsi alla porta e non andarsene più. Cazzo, Mandel non è certo il primo arrivato ("F/X" è ancora uno dei miei film preferiti) ma sembra avere problemi a gestire gli spazi (soprattutto durante le scene di azione) e a infondere il dinamismo necessario a un film di puro genere (pensate un pò a "The Principal" come termine di paragone) e nemmeno la performance legnosa di Berenger aiuta a risollevare la baracca, almeno quando non è controfigurato, lasciando al regista della seconda unità Glenn Randall Jr. e al montaggio di Alex Mackie il compito di tappare i buchi . Tutto vero. Però, "The Substitue" è anche un prodotto di cassetta diabolicamente spassoso, stupidissimo e proprio per questo assimilabile a certi pezzi di pura exploitation che chiedono solo di essere consumati tra frizzi, lazzi e cazzate.

Penso alla scena in cui Glenn Plummer scopre il traffico di droga gestito dal preside Ernie Hudson, in combutta con il cartello. Cioè, il preside spaccia chili di coca trasportandola con gli scuolabus. Il povero Glenn è uno degli insegnanti e si ritrova una notte a scuola con un'allieva, per cui assiste all'operazione di scarico. Fugge, inseguito dagli spacciatori, e si nasconde in palestra, dove tenta di fuggire arrampicandosi su una delle funi per gli esercizi ginnici, prontamente imitato da Marc Anthony, il capo della gang che tenta di buttarlo giù a coltellate. Capito? Glenn cade e Ernie Hudson lo finisce con un colpo di pistola alla testa, ma Mandel preferisce riprendere il tutto con un totale per cui si ha la sensazione che venga colpito al culo piuttosto che al cervello. Il giorno dopo Berenger si presenta tutto tranquillo all'entrata della scuola mentre un giovane alunno suona "Il Silenzio" alla tromba e candidamente gli domanda 'Chi è morto?'. Una cosa del genere non ha prezzo.



Gli intenti satirici di Mandel che pure ci sono e suggeriscono una sorta di impossibile staffetta con "Platoon", ovvero il Sergente Barnes non è morto e si prepara ad "educare" una nuova generazione di cadetti, rimangono però sepolti sotto una marea di incertezze e cazzate che da una parte divertono ma dall'altra fanno storcere il naso per l'occasione perduta. Ma alla fine, chi cazzo se ne frega? Il finale che vede mercenari contro spacciatori che si sparano dentro la scuola ormai divenuta un campo di battaglia manco fossimo ne "I Mastini della Guerra" è delirante quanto basta e permette a "L'Ora della Violenza" di scavarsi una sua comoda (ma non troppo) nicchia in una ipotetica top ten di vigilante movies con l'asticella delle cazzate più in alto della media.

 A qualcuno deve pur essere piaciuto, visto che ha dato vita ad una saga da discount di ben quattro capitoli con Treat Williams al posto di Berenger che fu già "Sniper" per Luis Llosa  e lo sarà pure per (quasi) tutti i film sella serie. DVD accoppiato con il terzo capitolo, qui. INTERPRETI: Tom Berenger, Ernie Hudson, William Forsythe, Raymond Cruz, Diane Venora, Marc Anthony, Cliff De Young.




martedì 19 luglio 2016

HOT CHILI (1985) William Sachs


Questo "Tropicana Cabana Hotel" ovvero "Hot Chili" è una produzione Cannon di quelle un tanto al chilo che in qualche modo piacevano al vecchio Menahem Golan, visto che se lo sceneggiò pure (dietro pseudonimo, tal Joseph Goldman) piazzando alla regia nientemeno che William Sachs, destinato a passare alla storia per "The Incredible Melting Man" e "Galaxina" con Dorothy Stratten.

Un barzelletta-movie in piena regola, nel senso che il plot è talmente semplice (o imbecille) da lasciare spazio a pochi dubbi; l'abusatissimo cliché dei giovani in fregola che tentano in tutti i modi di trovare donne disponibili prende "forma e sostanza" settando il tono per tutta la durata della pellicola. Quindi, dei quattro cazzoni che si fanno assumere in un esclusivo resort messicano non frega un cazzo a nessuno, come è giusto che sia. Quello che più interessa, almeno da queste parti, è il trio di protagoniste Taffee O'Connell, Luisa Moritz e Bea Fiedler, rispettivamente nel ruolo della dominatrix, della cuoca e della insegnante di musica. Tutte ninfomani, nudissime e pronte a rubare la scena ai poveri protagonisti, soggiogati da cotanta sensualità, esibita, o meglio sbattuta in faccia al pubblico senza vergogna alcuna. 



Detto questo, il film è, in realtà, una discreta cazzata che si impenna solo nel secondo tempo con l'arrivo dei genitori di uno dei bambocci, elemento che riesce a dare allo script almeno un pretesto per cercare di creare una parvenza di commedia degli equivoci, con padre e madre infoiati quanto e più dei ragazzi. Ma come ogni film di cassetta che si possa definire tale, anche "Hot Chili" può sfoggiare una scena che si presenta ai confini del "ma che cazzo sta succedendo e perché" senza passare dal via, ovvero il combattimento tra Bea Fiedler (un'eroina del bavarian porn) e la incontenibile Luisa Moritz sotto le luci stroboscopiche di una specie di balera in cui le due gladiatrici si prendono a mazzate finendo così per strapparsi tutti i vestiti di dosso. Vabbè, non è Billy Wilder, grazie al cazzo, ma se c'è un dio della serie B o quel cazzo che volete, da qualche parte sicuramente sorride e approva.

Sembrano tutti divertirsi molto (c'è anche il povero Robert "Maniac Cop" Z'Dar nel ruolo di un autista bisex) e il finale con corrida e troupe che sfondano la quarta parete è un simpatico suggello a quella che è sempre un puttanata, ma con un certo disincanto. God Bless Bea Fiedler. Solo VHS, per quello che ne so. INTERPRETI: Charles Schillaci, Allan J. Kaiser, Joe Rubbo, Chuck Hemingway, Taffee O'Connell, Luisa Moritz, Bea Fiedler, Jerry Lazarus, Peter Bromilow, Victoria Barrett, Robert Riesel, Flo Gerrish, Peg Shirley, Katerine Kriss, Connie Sawyer, Robert Z'Dar, Theresa Mesquita.






lunedì 11 luglio 2016

PRIVATE RESORT (1985) George Bowers


Tempo d'estate, tempo per una bella rassegna di film balneari, così tanto per gradire. Dunque, cominciamo con il film che Johnny Depp e Rob Morrow vorrebbero mettere al rogo manco fosse "Ultimo Tango..." ovvero "Posizioni Promettenti" che è già materiale di culto (più o meno) a partire dal suo sceneggiatore, Gordon Mitchell. Gordon Mitchell nel senso di Gordon Mitchell, colui che attraversò mezzo cinema italiano facendo tutto e il contrario di tutto.



Ora, sembra una cazzata o un errore nell'attribuzione dei crediti, non ho mai approfondito se sia stato davvero lui l'autore, ma riguardando questo capolavoro del cinema cazzaro anni ottanta, non si può e non posso notare la sua sospetta somiglianza con la commedia ginecologica dei bei tempi andati. Cioè, sembra che il vecchio Gordon abbia fotocopiato a caso una delle sceneggiature del periodo (scegliete a vostro piacimento tra "La Liceale al mare con l'amica di papà" o "La Dottoressa preferisce i marinai") vendendola a scatola chiusa al produttore R. Ben Efraim, specializzato nell'infilare il titolo "Private" nei suoi film di cassetta.



Sostituite Gianni Ciardo e Alvaro nostro con Depp e Morrow, e avrete il panorama. Si comincia subito con una carrellata sui culi delle bellezze al bagno procedendo poi con la presentazione dei personaggi principali, Ben (Morrow) e Jack (Depp), due poveracci infoiati manco fossero stati al fronte che cercano in tutti modi di trovare un pò di carnassa disponibile. Sono talmente arrapati che scambiano un sorriso per un invito a scopare, per cui si presentano direttamente nella camera che Leslie Easterbrook (la mitica Callahan di "Scuola di Polizia" ancora lontana dalla family di Rob Zombie) divide con un cialtronissimo Hector Helizondo, un ladro di gioielli soprannominato The Maestro, presentandosi (la Easterbrook) con un negligee trasparente da lasciare basiti che di fatto rimane il punto più alto di tutta la pellicola. 



Quello che interessa di più al vecchio George Bowers del Bronx (carriera sterminata al montaggio, dalla super serie B fino alla serie A conclamata, scomparso nel 2012) è mostrare le attrici nude e seminude, non gliene frega un cazzo dei tempi comici o delle battute fulminanti (i momenti più spassosi sono forse quelli in cui Andrew Clay, qui senza il 'Dice', fa Andrew Clay) per cui lascia al collaboratore Adam Greenberg l'onere di fotografare culi e tette risparmiando poco o nulla all'immaginazione dello spettatore, almeno nei limiti di una produzione "per tutti" (il film fu distribuito dalla TriStar Pictures). Quindi, "Private Resort" sembra più un paginone di Penthouse in movimento che un film comico, il che potrebbe suonare come un insulto, ma a conti fatti, non lo è. Almeno su queste inutili pagine elettroniche. Astenersi amanti della commedia "intelligente" e avanti tutti quelli che amano abbandonarsi ad una marea di cazzate e alla forme, quelle veramente ottundenti, delle magnifiche Karyn O'Bryen, Emily Longstreth, Karen Shapiro, Susan Mechsner, Vicky Benson e della mitica Lisa London di "H.O.T.S". Con buona pace dei protagonisti maschili (c'è pure un irriconoscibile Michael Bowen) che sembrano tutti un pò dei cazzoni. Bluray qui. Interpreti: Johnny Depp, Rob Morrow, Hector Helizondo, Leslie Easterbrook, Dody Goodman, Emily Longstreth, Karyn O'Brien, Karen Shapiro, Andrew Clay, Lisa London, Tony Azito, Susan Mechsner.





giovedì 7 luglio 2016

ROAD GAMES/RABID DOGS (2015)

Road Games (2015) Abner Pastoll

Rapida segnalazione per questo "Fausse Route" di Abner Pastoll, visto qualche mese fa in VOD e di prossima distribuzione in BluRay. Se in un film c'è Barbie Crampton, io non posso che rispondere alla chiamata, per cui "Road Games" (che non è il remake del film di Franklin del 1981 con Jamie Lee Curtis e Stacy Keach) si è materializzato sul televisore con grande soddisfazione del sottoscritto. Insomma, mi è piaciuto molto, pur avendo un sacco di difetti che immagino potranno dare parecchio fastidio. Il film di Pastoll è un bigino di suggestioni e atmosfere riconducibili al cinema di genere anni settanta (francese e non, senza dimenticare l'Aja di "Haute Tension") per cui potrà essere apprezzato o odiato in egual misura. Non si tratta di un capolavoro, ma la storia dei due autostoppisti capitati per caso (oppure no) in una grande villa misteriosa, è materiale in grado di suscitare la mia attenzione per tutta la sua durata, pur avendo a che fare con un tema già raccontato fino al rincoglionimento. Manca forse una risoluzione finale che sia all'altezza delle premesse, ma chi cazzo se ne frega. Molto brava (e molto figa) Joséphine de La Baume, mentre la vecchia Barbie fa ancora la sua porca figura, spalleggiata dal grande Frédéric Pierrot, tanto che il protagonista Andrew Simpson finisce per fare un pò la fine del tonno. Vabbè. Interpreti: Barbara Crampton, Frédéric Pierrot, Joséphine de La Baume, Andrew Simpson, Féodor Atkine, Pierre Boulanger.







Enragés/Rabid Dogs (2015) Eric Hannezo

Questo è il remake di "Cani Arrabbiati" del Sor Bava. Quale ardire. Non sono tra quelli che maltrattano i rifacimenti per partito preso, non ho voglia e non me ne frega un cazzo (eccezioni a parte) per cui il "Rabid Dogs" di Hannezo non verrà massacrato tanto per fare. Alla fine è un film di rapina e fuga dignitoso, per nulla sciatto o indecoroso, servito da un reparto tecnico all'altezza della situazione, nel senso che non sembra un direct to video che viene via a un euro al cartone. Bravi Lambert Wilson e Virginie Ledoyen nei ruoli che furono di Cucciolla e Lea Lander, mentre dove "Rabid Dogs" scricchiola è proprio sui protagonisti, tre manzetti che risultano (almeno a me) parecchio fastidiosi. Non si può avere tutto e Hannezo dimostra un buon mestiere, anche se viene a mancare tutto il disagio, il caldo insopportabile e la claustrofobia dell'originale. Ma proprio tutto. Bluray qui. Interpreti: Lambert Wilson, Virginie Ledoyen, Guillame Gouix, Francois Arnaud, Franck Gastambide, Laurent Lucas, Mégane Lemée.





lunedì 4 luglio 2016

I AM WRATH (2016) Chuck Russell

Il successo a Hollywood è proprio un ciclo della centrifuga e alla fine dei giri si approda o si ritorna sulle spiagge affollate e sporche del cinema di genere, il peggior posto possibile per i critici da salotto e psicanalisti della rete. Ma stiamo divagando, come al solito. Guardate cosa sta combinando il vecchio Bruce. Guardate anche cosa sta facendo Travolta e poi cercate di non visualizzare il bel faccione del prode Nicolas Cage. Non è un nome cacciato così alla cazzo, perchè questo "I Am Wrath" se lo doveva fare lui, Nick, diretto da Friedkin (si, vabbè). 

Quello che è rimasto del progetto è stato poi recuperato da Chuck Russell, non proprio il primo arrivato, e il risultato è praticamente un DTV di quelli senza infamia e senza lode, come i filmetti di 50 cent. Nessun guizzo, nessuna alzata di testa, solo una storiella esile esile che durante la seconda metà degli anni ottanta e fino ai novanta inoltrati avrebbe fatto la gioia di un qualunque eroe del cinema di cassetta, come si diceva una volta. Non mi lamento mai quando si parla di derive del cinema, prendo quello che mi viene dato e a volte sono contento, altre volte rimango basito da certe cazzate improponibili. E' una cosa normale. In questo caso, rimango perplesso, nel senso che questo vengeance movie non è terribile ma neppure una cosa per cui strapparsi i capelli, e ciò può non essere un male, ma a conti fatti, neppure un bene. Mi piacciono molto i film di azione, li ho sempre apprezzati, ne ho visti un fottio (come del resto tutti quelli della mia generazione) e cerco ancora di vederne il maggior numero possibile, ma devo anche ammettere che durante la visione di "I Am Wrath" sono stato colpito da un virulento attacco di rottura di coglioni. Una grave malattia. 

Dunque, Stanley Hill (Travolta, ma che ve lo dico a fare) si ritrova con la moglie (Rebecca De Mornay in versione toccata e fuga) in un parcheggio quando un gruppo di delinquenti li prende di mira, ferendo lui e ammazzando lei. Le autorità al solito non servono a un cazzo per cui Travolta decide di agire per conto suo. Si, solo che si scopre che John è in realtà una specie di ex-killer figlio di puttana con un compare al seguito, Chistopher Meloni (che nel film fa il barbiere), per cui i due non si sbattono più di tanto a fare il culo agli assassini. Segue rappresaglia e una sottotrama fanta-politica che dovrebbe giustificare l'ira biblica del vecchio John, che sembra incazzato quanto l'orso Fozzie, visto che il vero bad ass della situazione è il sempre bravo Chris Meloni, l'unico del cast a sembrare realmente convinto. Fine.

Che cazzo, non mi lamento, ma devo dire che a Russell non frega proprio più un cazzo di niente, anzi, il suo film finisce per essere una cosa così anonima da sfigurare rispetto alle produzioni di Roel Reiné, uno che almeno ci mette del suo quando si tratta di girare cazzate per il mercato video. Tutto il contorno di mazzate, sparatorie, coltellate che pure è presente, rimane così soffocato da una regia veramente svogliata e priva di pathos da sfiorare quasi il masochismo. Non terribile, però che palle. E meno male che non volevo lamentarmi.  Vabbè, Bluray qui. INTERPRETI: John Travolta, Christopher Meloni, Amanda Schull, Rebecca De Mornay, Sam Trammell, Luis da Silva.