martedì 19 aprile 2016

MOTHER'S DAY (1980) Charles Kaufman

Tre ex compagne di college decidono di trascorrere alcuni giorni  nei boschi in pace e tranquillità,  per festeggiare i dieci anni trascorsi dagli  studi.  Male, molto male perchè una famiglia di rednecks degenerata le aspetta per una delirante "festa della mamma".
Diretto dal fratello di Loyd Kaufman (che è produttore associato insieme al compare Michael Hertz) il film è una sorta di balordo rape and revenge  boschivo, o meglio, una versione demente di "Un tranquillo week-end di paura" fatta apposta per far inorridire gli amanti del cinema mainstream.
Eh si, perché i due rampolli di famiglia sono stati educati da mamma nel pieno rispetto delle regole e delle tradizioni di casa: violenza, stupro e omicidio.
Le tre fanciulle, dopo essere state brutalizzate a dovere (una morirà per i maltrattamenti subiti) si incazzano di brutto e sterminano l'intera famigliola, compresa la dolce mammina (Rose Ross).
Sporco, malsano e demente quanto basta, la pellicola di Kaufman è  una satira al vetriolo sulla dissoluzione dei rapporti famigliari tanto cara al cinema horror americano: da "Spider Baby" a "The Name of the Game is Kill" fino a "The House of 1.000 Corpses" si chiude  un cerchio.


Si, perchè Rob Zombie "Mother's Day" l'ha sicuramente visto. Vabbè, scrivevo queste quattro righe nel lontano 2010 dopo la visione del Dvd uncut targato Astro. Mi sono riguardato il film grazie al Blu-ray 88 Films e la sensazione di avere a che fare con un film lurido, truce e puzzolente come merda rimane e, anzi, rilancia e si fa certezza. Di certo il film di Kaufmann è un prodotto di pura exploitation di quelli che ti rimangono attaccati anche dopo la visione. Nel senso che la violenza rappresentata, pur nei limiti di una produzione piuttosto cialtrona, è anche troppo realistica e la pennellata di commedia demenziale rende il tutto, se possibile, ancora più morboso. Guardatevi un pò il training montage dei due fratelli sotto gli amorevoli occhi della vecchiaccia e stupitevi pure quando si intuisce che la situazione non è poi così lontana (con tutte le cautele del caso) da "Kynodontas". I due ragazzi semplicemente non conoscono nessun' altra "esistenza" possibile. Il remake di Darren Lynn Bousman, massacrato a destra e a manca dai fighetti del fandom orrorifico, butta tutto sul versante home invasion ma non è affatto male, complice una bellissima Rebecca De Mornay. Blu-ray qui.
INTERPRETI: Nancy Hendrickson, Deborah Luce, Tiana Pierce, Holden McGuire, Michael McCleery, Rose Ross, Robert Collins, Peter Fox, Marsella Davidson.

venerdì 8 aprile 2016

THE HOT BOX (1972) Joe Viola


"The Hot Box" è uno dei miei wip preferiti nel mucchio selvaggio delle produzioni New World. Essenziale, veloce e molto esploitativo. E non potrebbe essere altrimenti viste le direttive del padrone di casa Roger Corman, cinematografaro di quelli che non amava perdere tempo e denaro in pipponi o cazzate varie. Sceneggiatura di Jonathan Demme (anche regista della seconda unità, biglietto da visita che lo portò poi a girare "Femmine in Gabbia/Caged Heat", 1974) e Joe Viola (l'immarcescibile "Angels Hard As They Come") previo trattamento scritto in un pomeriggio per dare quadratura ad un accordo produttivo con Cirio Santiago, di stanza nelle Filippine.


Si parte con il pilota automatico. Il rivoluzionario Flavio (Carmen Argenziano) porta un bambino in fin di vita nell'infermeria del villaggio, ma non c'è niente da fare. Mancano medicinali e personale qualificato. Così su due piedi, decide di porre fine a questa situazione incresciosa nell'unico modo possibile per i canoni della New World, sempre attentissima a infilare un bel sottotesto sinistrorso nelle sue produzioni: rapire le infermiere che prestano servizio ai ricchi e potenti. Quindi, durante una gita con un gruppo di sfigatissimi dongiovanni, le quattro fighe vengono portate via di peso dall'idillio per essere poi cedute ai rivoluzionari. Ora, è lecito pensare che il film si trasformi in un orgia di stupri, violenze e torture. Ma non è così. Flavio vuole che le infermiere insegnino davvero ai suoi uomini i rudimenti del primo soccorso e non ci pensa nemmeno a maltrattare (troppo) le bellissime conigliette, per cui già si comincia a capire dove andrà a parare il vecchio Joe Viola. Capito? Se non avete capito, allora diciamo subito che al resto ci pensano le splendide protagoniste, capitanate da Margaret Markov, di bellezza incommensurabile, destinata a comparire in altri due pregiatissimi esempi di pura exploitation quali "The Arena" e "Black Mama, White Mama" in coppia con Pam Grier, quasi sempre in bikini o topless e mai in nudo integrale (secondo i dettami del Boss). 


Tuttavia sarebbe ingiusto e inappropriato citare solo la Markov nel poker delle protagoniste, perchè tutte riescono a bucare lo schermo e vivere di vita propria, almeno nei limiti di una produzione di genere, quindi Andrea Cagan, Rickey Richardson (l'amazzone nera) e Laurie Rose (l'unica impegnata in una scena di violenza con il mitico Charles Dierkop) sono qualcosa in più del solito contorno e funzionano senza inceppare il meccanismo oliato da Viola, non proprio un talentaccio, ma un onesto mestierante da drive-in. Sparatorie, scene di seduzione, parentesi comiche e violenza sullo sfondo delle Filippine. Tutti gli ingredienti che piacciono a grandi e piccini. La pellicola funziona pure come una sorta di prequel per il successivo "Black Mama, White Mama", più o meno, con la Markov che decide di rimanere a fianco dei rivoluzionari, mandando affanculo l'establishment e chiudendo il cerchio. Vabbè. Cofanetto con Mulargia e Di Silvestro. Io ho solo la vhs. INTERPRETI: Margaret Markov, Andrea Cagan, Rickey Richardson, Laurie Rose, Carmen Argenziano, Charles Dierkop, Zaldy Zshornack, Jose Romulo.