venerdì 8 aprile 2016

THE HOT BOX (1972) Joe Viola


"The Hot Box" è uno dei miei wip preferiti nel mucchio selvaggio delle produzioni New World. Essenziale, veloce e molto esploitativo. E non potrebbe essere altrimenti viste le direttive del padrone di casa Roger Corman, cinematografaro di quelli che non amava perdere tempo e denaro in pipponi o cazzate varie. Sceneggiatura di Jonathan Demme (anche regista della seconda unità, biglietto da visita che lo portò poi a girare "Femmine in Gabbia/Caged Heat", 1974) e Joe Viola (l'immarcescibile "Angels Hard As They Come") previo trattamento scritto in un pomeriggio per dare quadratura ad un accordo produttivo con Cirio Santiago, di stanza nelle Filippine.


Si parte con il pilota automatico. Il rivoluzionario Flavio (Carmen Argenziano) porta un bambino in fin di vita nell'infermeria del villaggio, ma non c'è niente da fare. Mancano medicinali e personale qualificato. Così su due piedi, decide di porre fine a questa situazione incresciosa nell'unico modo possibile per i canoni della New World, sempre attentissima a infilare un bel sottotesto sinistrorso nelle sue produzioni: rapire le infermiere che prestano servizio ai ricchi e potenti. Quindi, durante una gita con un gruppo di sfigatissimi dongiovanni, le quattro fighe vengono portate via di peso dall'idillio per essere poi cedute ai rivoluzionari. Ora, è lecito pensare che il film si trasformi in un orgia di stupri, violenze e torture. Ma non è così. Flavio vuole che le infermiere insegnino davvero ai suoi uomini i rudimenti del primo soccorso e non ci pensa nemmeno a maltrattare (troppo) le bellissime conigliette, per cui già si comincia a capire dove andrà a parare il vecchio Joe Viola. Capito? Se non avete capito, allora diciamo subito che al resto ci pensano le splendide protagoniste, capitanate da Margaret Markov, di bellezza incommensurabile, destinata a comparire in altri due pregiatissimi esempi di pura exploitation quali "The Arena" e "Black Mama, White Mama" in coppia con Pam Grier, quasi sempre in bikini o topless e mai in nudo integrale (secondo i dettami del Boss). 


Tuttavia sarebbe ingiusto e inappropriato citare solo la Markov nel poker delle protagoniste, perchè tutte riescono a bucare lo schermo e vivere di vita propria, almeno nei limiti di una produzione di genere, quindi Andrea Cagan, Rickey Richardson (l'amazzone nera) e Laurie Rose (l'unica impegnata in una scena di violenza con il mitico Charles Dierkop) sono qualcosa in più del solito contorno e funzionano senza inceppare il meccanismo oliato da Viola, non proprio un talentaccio, ma un onesto mestierante da drive-in. Sparatorie, scene di seduzione, parentesi comiche e violenza sullo sfondo delle Filippine. Tutti gli ingredienti che piacciono a grandi e piccini. La pellicola funziona pure come una sorta di prequel per il successivo "Black Mama, White Mama", più o meno, con la Markov che decide di rimanere a fianco dei rivoluzionari, mandando affanculo l'establishment e chiudendo il cerchio. Vabbè. Cofanetto con Mulargia e Di Silvestro. Io ho solo la vhs. INTERPRETI: Margaret Markov, Andrea Cagan, Rickey Richardson, Laurie Rose, Carmen Argenziano, Charles Dierkop, Zaldy Zshornack, Jose Romulo.




2 commenti:

Caden Cotard ha detto...

Credo che per estetica, competenza, scelte e stile il tuo sia il blog più deliziosamente cult che conosco.
Peccato non essere un fruitore de ste cose (che poi mi piacerebbero anche un sacco, lo so)

Belushi ha detto...

Grande!!! Troppo gentile. Lascia stare, questa è una brutta malattia, c'è molto materiale valido, ma la verità è che pregio pure un sacco de cazzate. Però questi de Corman sò gajardi. Un grande saluto!!!

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