sabato 31 dicembre 2016

HAPPY NEW YEAR WITH ANNIE SPRINKLE


Passa un altro anno e ultimamente sono un po' latitante, ma meglio un trombone in meno che uno in più a sparare cazzate. Comunque avevo già pronto questo cazzo di post di fine 2016 a base di porno chic come i vecchi gloriosi (si, vabbè) tempi in cui in preda ai fumi dell'alcol parlavo solo di porno anni settanta e ottanta. Entrando ufficialmente nel settimo anno di programmazione mi sembrava giusto riproporre una buona dose di hard dei tempi andati, così per la felicità di grandi e vecchi.

Quindi, occhio. Materiale esplicito. Ho inserito il banner di blogger per i contenuti, così siamo in regola. Più o meno.

Apre le danze la nostra vecchia amica Annie Sprinkle che ci spiega perché "Deep Inside Annie Sprinkle" farebbe un figurone durante l'ora di educazione sessuale.

Auguri a tutti. Soprattutto ad Annie.


venerdì 18 novembre 2016

THEY DON'T CUT THE GRASS ANYMORE (1985) Nathan Schiff



L'avevo visto parecchi anni fa, questo "They Don't Cut The Grass Anymore". L'ho rivisto solo perché mi è capitato di ritrovare (per puro caso) il dvd Image Entertainment del 2004 e devo dire che è stato come ricevere un colpo in testa. Nel senso che mi è venuta un'emicrania mica da ridere, quasi come se Abel Ferrara mi stesse trapanando il cervello in stile "The Driller Killer". 

Nathan Schiff è noto nel circolo degli appassionati di chincaglierie anni ottanta tramite i suoi film no budget girati in Super 8 con quell'arroganza che hanno solo i giovani filmmakers senza soldi, cosa che non gli ha di certo impedito di girare una ventina di corti prima di compiere i sedici anni. Io tendo a preferire "Weasels Rip My Flesh" (1979) il suo primo lungometraggio incentrato su un branco di donnole mutanti, una cosa che puzza di Serie Z anche senza raccontare la trama con dovizia di particolari, e in misura minore "Long Island Cannibal Massacre" (1980), anche se temo che "They Don't Cut..." sia il suo film più "famoso" e apprezzato.

La storia dei due rednecks che massacrano yuppies come se non ci fosse un domani, potrebbe sembrare un semplice clone della febbre slasher allora imperante, ma ad una più attenta visione possiamo chiaramente notare come Schiff tenti di destrutturare il genere sconfinando nei territori del dadaismo più destabilizzante. Si, vabbè, vi sto raccontando un sacco de fregnacce, il film di Schiff non è di certo privo di un suo personalissimo fascino, ma lungi dall'essere quel capolavoro di cui si va parlando. Il problema principale è che la violenza che dovrebbe essere disturbante risulta alla fine una semplice provocazione che più che indignare, rompe i coglioni. Il punto di partenza è di certo il cinema osceno di H.G. Lewis, ma laddove l'exploitation pura risulta comunque uno spettacolo godibile pur nella rozzezza (o cialtroneria) della confezione, il cinema "povero" di "They Don't Cut..." azzera ogni possibilità di catturare lo spettatore con una messa in scena emicranica e sgradevole, non priva di sterzate nel delirio assoluto. Può partire il filmato:






Follia, demenza, tortura, omicidio. I due bifolchi vanno anche al cinema a vedere una sorta di blaxploitation debosciata e si lamentano perché il film è un insulto all'intelligenza dello spettatore. Tutto molto meta (anche decisamente avanti sui tempi, senza esagerare) ma non ce la faccio proprio. E dire che le cazzate su pellicola mi mettono sempre di buon umore; questo proprio no. Per alcuni è sintomo di genialità e Schiff non si fa nemmeno mancare un aggancio kubrikiano con il finale che vede i protagonisti (John Shimula, sodale del regista e Adam Berke, che sostituiva l'aficionado Fred Borges) rientrare nella società direttamente come yuppies. Dvd qui. Interpreti: John Shimula, Adam Berke, Mary Spadaro, Matt Zagon, Leanna Mangiarano, Maura Del Vecchio, Lynn Campagna.











lunedì 7 novembre 2016

FILMGORE (1983) Ken Dixon




Ho ritrovato per caso questo vecchio cimelio targato Force Video/Wizard Video gentilmente offertoci dal nostro vecchio amico Charlie Band, uno che di cazzate se ne intendeva e se ne intende.

Per chi volesse dare una ripassata ai vecchi cavalli da battaglia, "Filmgore" offre versioni condensate alla Reader's Digest di classici immortali della cinematografia mondiale (ahah) con il gradito commento di una Elvira in forma smagliante. (Ricordiamo che nel 1985 per la serie Thriller Video distribuita dalla U.S.A. Home Video/International Video Entertainment la nostra splendida Cassandra Peterson rifiutò di associare il suo nome a film quali "Buio Omega/Buried Alive", "Dr. Butcher, M.D./Zombie Holocaust", "Murder Motel" e "Make Them Die Slowly/Cannibal Ferox" tra gli altri.)

Assembla il tutto lo specialista Ken Dixon ("Slave Girls From Beyond Infinity") già abituato a maneggiare altri materiali osceni in "Zombiethon" e "The Best of Sex and Violence", prossimamente su questi schermi. 

Ora per la gioia di grandi e piccini ecco la lista dei sanguinacci gentilmente assemblata da Mr. Band e compagnia:

  • "Blood Feast" 
  • "The Texas Chainsaw Massacre" 
  • "The Driller Killer" 
  • "Drive- In Massacre"
  • "The Astro-Zombies" 
  • "Carnival of Blood" 
  • "Dr. Jekyll's Dungeon of Death"
  • "Fiend"
  • "2000 Maniacs"
  • "Snuff" 
"Dr. Jekyll's ..." rimane ancora un delirio assoluto degno di far parte della ciurma di "Night Train to Terror" mentre tutto il resto è ormai, in un modo o nell'altro, entrato a far parte dell'immaginario collettivo, anche il finto "snuff" della Findlay. Dvd qui.

R.I.P. Herschell.
R.I.P. Ted


























lunedì 31 ottobre 2016

SHE WOLVES OF THE WASTELAND (1988) Richard Hayes



Il lungo braccio del post-nuke ottantesco non poteva esimersi dall'esibire un prodotto d'accatto come questo "She-Wolves of the Wasteland", praticamente un film sexploitation travestito da film apocalittico/catastrofico per la gioia di chi ama vedere sullo schermo fanciulle poco vestite che si picchiano e sparano nel deserto.

Il vecchio Robert Hayes è un cinematographer con oltre 40 titoli alle spalle (tra Tv e altre cosette) autore di soli tre film, tra cui un documentario, per cui la pellicola in questione è da considerarsi come la punta di diamante della sua scarna filmografia. Non che ci volesse molto, tuttavia "She-Wolves...", conosciuto anche con il più sobrio titolo di "Phoenix the Warrior", si fa ricordare per un paio di importanti motivi; prima di tutto c'è quel figone di Kathleen Kinmont (proprio lei, la ex-moglie di Lorenzo "Renegade" Lamas) e secondo perché c'è quella cavallona di Kathleen Kinmont. Beh, a dirla tutta ci sono pure Peggy McIntaggart (qui come Peggy Sands), "playmate of the month" del gennaio '90, e la compianta Roxanne Kernohan di "Critters 2" e "Not of This Earth", tragicamente scomparsa a soli 32 anni il 5 febbraio 1993 a causa di un incidente automobilistico. Basterebbero solo questi argomenti a sostenere il lavoro di Hayes, ma c'è tutta la pratica post-nuke che è degna di essere ricordata.

Dunque, in un mondo post-bomba gli uomini sono tutti morti, sono rimaste solo le donne, divise in due fazioni; da una parte le "cattive" al soldo di una cariatide deforme alimentata ad elettricità (Sheila Howard) e dall'altra un'orda di amazzoni selvagge accreditate come "Rezule Warriors". In mezzo ci stanno la giovane Keela (Peggy Sands, cagnissima) e la guerriera tenera ma dura Phoenix (la Kinmont). Fin qui tutto bene. Il plot vuole che Keela sia pure l'unica donna fertile in tutto il creato o in quel che ne rimane e che la Reverend Mother voglia accaparrarsi il nascituro per creare una nuova razza. Quindi Keela, prima magrissima, ad un certo punto partorisce una bambina che poche sequenze dopo è già pronta per andare a scuola. Tutto vero. Da qui comincia la lotta tra  le due ragazze e le bad-girls guidate dalla sacerdotessa nera Persis Khambatta, primo nome in cartellone.

Possiamo candidamente ammettere che le regole non scritte del genere sono tutte rispettate e presenti nella sceneggiatura. Possiamo pure dire che il reparto scenografico, con il nulla a disposizione, riesce a non farsi disprezzare nemmeno troppo, sfruttando al massimo le locations e buttando davanti alla cinepresa qualche baracca e qualche macchina sfasciata per rappresentare la fine del mondo (ma lo facevamo pure noi con i nostri mai dimenticati post-atomici). Possiamo pure ribadire che c'è molta passera. Quello che non possiamo dire è che i combattimenti e le scene d'azione in generale, tolgano il fiato. Ma non ne facciamo un dramma. Anzi. Godiamo di quello che abbiamo per le mani senza lamentarci troppo, perché quando abbiamo un bell'inseguimento tra dune buggies proprio all'inizio, Kathleen Kinmont che lancia una mela per aria e la riprende al volo dopo aver sparato a due carogne, un combattimento in un'arena che sembra un campetto dell'oratorio in cui le contendenti si sferrano dei colpi assolutamente innocui, Peggy Sands che per uccidere la vecchia cariatide le stacca la corrente come Frank Drebin con la bomba atomica di "Una Pallottola Spuntata 2 e 1/2", allora Hayes vince a mani basse.

Consigliatissimo. Se non siete ancora convinti, vi basti sapere che ad un certo punto compare anche l'unico esemplare di maschio reperibile (James Emery, una valanga di apparizioni in serial televisivi) e che Peggy Sands lo colpisce con una pietra in piena testa mentre Kathleen Kinmont esclama estatica 'I Think it's a man!' per poi brandirgli i genitali. Vostro Onore, non aggiungo altro. Dvd della Echo Bridge Home Entertainment, NTSC, Region 1, 1.33:1. Che cosa state aspettando? INTERPRETI: Kathleen Kinmont, Peggy Sands, Persis Khambatta, Roxanne Kernohan, James Emery, Sheila Howard, Skyler Corbett, Nina Jaffe, Courtney Caldwell.

mercoledì 19 ottobre 2016

THE HATCHING (2016) Michael Anderson

Rapida segnalazione per questa curiosa produzione UK che sembra scavare nel solco della cazzate Asylum ma che in realtà percorre un suo personalissimo cammino nel genere eco-vengeance o come volete chiamarlo. Dunque, il giovane Tim riceve in eredità la ditta paterna, motivo per il quale ritorna al suo vecchio paese già teatro di una terribile tragedia ai danni di povero bambino, divorato da un coccodrillo (?). Tim si sente colpevole perché partecipò alla spedizione notturna che portò alla morte del piccolo amico e in più non è ben visto dai suoi operai e in generale da tutti gli abitanti del paesino, ma le cose sono destinate ad andare ancora più a puttane quando cominciano gli attacchi di un coccodrillo gigante che si aggira per il fiume. 

Si, lo so, sembra una cazzata ed in effetti è proprio una cazzata, ma piuttosto divertita e divertente (con le solite cautele del caso) infarcita com'è di quell'aplomb tutto inglese che permette al filmetto di Anderson di rivisitare il genere con un sarcasmo e una certa dose di acido che viene di solito a mancare nelle produzione USA (indie e non) troppo occupate a prendere sul serio gli spaventarelli o la ormai abusatissima scappatoia della nostalgia anni ottanta (che piace pure a me, ma ad una certo punto mi rompe anche i coglioni). Tutto questo per dire che "The Hatching" non è un capolavoro e nemmeno un film completamente riuscito, ma solo una sana e divertente commedia nera che parte dall'eco-vendetta per trasformarsi in un delirio a base di macellai e carne umana. Non è poco. Molte facce simpatiche e come bonus una scena dopo la quale i più sensibili non vorranno mai più ordinare un tortino di carne nella Terra di Albione. Anderson è in giro dagli anni settanta come operatore e comparsa. DVD qui. INTERPRETI:  Andrew Lee Potts, Laura Aikman, Danny Kirrane, Georgia Henshaw, Muzz Khan, Justin Lee Collins, Thomas Turgoose, Jack McMullen.




martedì 11 ottobre 2016

TRE MATTI IN UN COLLEGIO FEMMINILE (1975) Gregory Corarito


"Delinquent School Girls" è un filmaccio di pura exploitation di quelli fatti apposta per fare inorridire gli apostoli dei Cahiers du Cinéma. Non tanto per quello che mette in scena, ma piuttosto per l'aria scanzonata (quasi con punte di commedia slapstick) che si respira per tutto il metraggio. E parlando di un film in cui tre maniaci sessuali evasi dal manicomio si scatenano in una sorta di ballo di San Vito con le ragazze ospiti di una scuola correzionale, si può facilmente capire come la correttezza politica non sia di certo il piatto principale servito da Corarito ("The Sadistic Hypnotist"), elemento non particolarmente apprezzato anche dalla censura italiana che lo respinse di petto al momento della sua prima valutazione nell'agosto del 1975, ancora con il titolo "Tre evasi in un collegio femminile". (Ripresentato nel gennaio del 1976 come "Tre Matti in un collegio femminile", alla pellicola fu concesso il nulla osta definitivo solo il 1 febbraio dello stesso anno a monte di tagli e modifiche; tuttavia la TCX farà di peggio con la distribuzione del film in VHS nei primi anni ottanta, devastandolo con una versione di soli 58 minuti, a monte degli 89 originari, piazzandogli un titolo come "Carnal Madness" che potrebbe far pensare all'aggiunta di inserti hard ma che di fatto eliminava quasi tutto il primo tempo con gli evasi a casa di George "Buck" Flowers.)


Se state pensando ad una cosa come "L'Ultima Casa a Sinistra" siete proprio fuori strada, poiché i tre protagonisti sembrano quasi una versione oscena di "The Three Stooges" per cui le scene di violenza non risultano mai disturbanti o disgustose ma solo un pretesto per mostrare le attrici seminude, regalando al pubblico da drive-in un certo quantitativo di sequenze squisitamente deliranti nella loro follia, vedi la partita notturna di pallavolo (?) interrotta dai tre debosciati che costringono le due ragazze ad una combattimento nel fango, l'unico blando richiamo al film di Craven, volontario o involontario che sia, reso ancora più spiazzante dalla fotografia di Louis Horvath (collaboratore storico di Al Adamson) che camuffa il tutto con il look rassicurante di un telefilm anni settanta.

Gli intenti satirici di Corarito sono evidenti, il collegio in realtà non è molto diverso
dall'ospedale psichiatrico e le ragazze sono pazze quanto (se non più) dei matti "istituzionalizzati", un gay, un "fratello" ed un attore fallito che nel finalissimo tenta di organizzare un numero alla Bubsy Berkeley durante una lezione di karate. Capito? Lo statuto cultuale che (più o meno) circonda la pellicola è dovuto soprattutto al cast, con il trio di folli evasi coperto da caratteristi apparentemente insospettabili, vale a dire il regista/attore Michael Pataki (proprio lui, il boss di Ivan Drago in "Rocky IV"), lo  stuntman Robert Lee Minor, mitico stunt double di Jim Brown, John Amos, Carl Weathers e presenza fissa in svariati blaxploitation movies dei settanta ("Blacula", "Coffy", "The Legend of Nigger Charly" ma la lista è lunghissima) più il grande Stephen Stucker futuro membro del Kentucky Fried Theater già pronto per la sua mai dimenticata performance in "L'aereo più pazzo del mondo" (1980) e seguito, scomparso a soli 38 anni nel 1986.


In evidenza la bella rossa Sharon Kelly/Colleen Brennan già attiva in ambito sexploitation (l'immarcescibile "The Dirty Mind of Young Sally" di Buckalew, poi con Russ Meyer e in due Ilsa movies, tra le altre cose) prima del suo trionfale ingresso nell'Hard, che è capace di ritagliarsi un simpatico ruolo di karateka badass in mezzo al gruppo di gradevolissime anonime del trecento che compongono il cast, con menzione speciale per Roberta Pedon e Nika Movenka, quasi tutte provenienti dalla fucina dell'American Art Enterprises (AAE). DVD in coppia con "Dream No Evil" qui. INTERPRETI: Michael Pataki, Bob Minor, Stephen Stucker, Sharon Kelly, George "Buck" Flowers, Brenda Miller, Roberta Pedon, Zoe Grant, Ralph Campbell, John Alderman.







lunedì 3 ottobre 2016

VLEES (2010) Nieuwenhuijs/Seyferth


In "Vlees/Meat" un macellaio erotomane sbava per la sua giovane lavorante, ma non pensate subito male, non si tratta di una ginecommedia dei tempi andati o di una cosa come "Il Macellaio" con la Parietti. Victor Nieuwenhuijs e Maartje Seyferth, marito e moglie già autori di "Venus in Furs" e "Crepuscule", guardano al cinema arty di Peter Greenaway (più o meno) ma in realtà rimestano nel calderone del genere più bieco e sordido con questo delirio che i vegetariani ameranno alla follia.




Il sesso è sporco e laido, c'è un commissario di polizia che è identico al macellaio (Titus Muizelaar), un sacco di gentaglia e un andamento ondivago che rischia di far venire un gran mal di testa, ma questo "Meat" è materiale esploitativo di prima scelta, tanto per rimanere in tema, grazie e soprattutto alla presenza della bella Nellie Benner, la giovane aiutante che è al tempo stesso vittima, carnefice e puttana. Il tutto immerso in un luogo gelido, livido e talmente inospitale da trasformare la macelleria quasi in una sorta di ospedale o prigione da evitare con ogni mezzo possibile.

Molto poco accomodante. Alcuni critici lo hanno definito un Lynch ancora più in acido ma il clima cimiteriale sembra provenire, con tutte le cautele del caso, da certo cinema "frollato" come "Spell - Dolce Mattatoio" di Cavallone. E' passato per parecchi festival ed ora è disponibile sia in Dvd che on demand. Fate voi.  INTERPRETI: Nellie Benner, Titus Muizelaar, Hugo Metsers, Kitty Courbois, Ali Sultan.


Meat from artsploitation on Vimeo.












sabato 1 ottobre 2016

DR. MINX (1975) Howard Avedis


Bisognerebbe scrivere un trattato su Howard Avedis. Un pilastro dell'exploitation capace di passare da "The Teacher" ("Professoressa Facciamo l'Amore", 1974 con la bellissima Angel Tompkins) a "Mortuary" (1983). 

Questo "Dr. Minx" è un bigino ipotetico del suo inconfondibile stile "prendi i soldi e scappa". Diciamo che non si tratta proprio di una messa in scena impeccabile. O si ama o si detesta. Però ragazzi, con Edy Williams non si scherza. Un monumento al sexploitation cinema, qui nei panni di una procace dottoressa dalla vita sessuale piuttosto movimentata, come da copione.

Non poteva essere altrimenti per la giunonica moglie di Russ Meyer che nel mare magnum dell'exploitation settantesca si mosse in più direzioni, anche nel bis italico con la partecipazione a "Peccati in Famiglia" (1975) di Bruno Gaburro con Renzo Montagnani, Jenny Tamburi e Simonetta Stefanelli, per poi passare, ovviamente, in zona Meyer con "The Seven Minutes/I Sette Minuti che Contano" (1971) e "Beyond The Valley of the Dolls"(1970) non disdegnando cose come "Con Sei Ragazze a Poppa Si Rizza la Prua", geniale titolo italico del più sobrio originale "I Sailed To Tahiti with an All Girl Crew" (1968) di Richard L. Bare, tra le altre, tantissime cose. Cameo della moglie di Avedis, Marlene Schmidt, come di consueto.

Per inguaribili nostalgici e amanti del genere. Vhs NTSC Continental Video qui. Siete avvertiti. INTERPRETI: Edy Williams, William Smith, Randy Boone, Marlene Schmidt, Harvey Jason, Charles Knapp.


martedì 20 settembre 2016

THE EVIL THAT MEN DO (2015) Ramon Térmens

Riprendiamo dopo una pausa forzata con questo bizzarro "The Evil That Men Do/El Mal Que Hacen Los Hombres" che no, non è il remake del film di Thompson "Professione Giustiziere" con Bronson, ma è una sorta di thriller bislacco che non si riesce bene ad inquadrare. Dunque, Andrew Tarbet ed il mitico Daniel Faraldo lavorano per il Cartello, sono allo stesso tempo dei killer e dei "magazzinieri", nel senso che gestiscono i pezzi di cadaveri da inviare come regalo o minaccia a chi fa girare le palle a Don Lucho (José Sefami). Fin qui, tutto bene. Un bel giorno ricevono una consegna speciale, ovvero una bambina che è colpevole di essere la figlia di uno spacciatore rivale che ha colpito a sua volta la famiglia del loro boss.

I due compari, che se non sono amici per la pelle almeno dimostrano un certo rispetto l'uno verso l'altro, vengono affiancati dal nipote di Lucho (Sergio Penis-Mencheta) che, in realtà, non la racconta proprio giusta, visto che dietro le apparenze da buontempone sembra celarsi un figlio di puttana di quelli mica da ridere. Quindi, che fare con la bambina?

Ecco, il film di Terméns tenta di mostrare al pubblico quello che è un fondamentale dilemma morale utilizzando più gli "argomenti" della black comedy piuttosto che quelli della filosofia da discount, il che non è necessariamente un male, anzi ci risparmia un sacco di pipponi e mal di testa. Il primo tempo funziona piuttosto bene, il clima di violenza ineluttabile, il caldo appiccicoso e l'ambiguità dei protagonisti sono tutti ingredienti che Termés maneggia con cura ed una certa arroganza, per cui il taco sembra bello saporito e pronto a far bruciare i luoghi giusti. Il secondo tempo si adatta invece sul classico menu d'asporto del cinema di genere, che non fa mai schifo, ma rimane un pò prevedibile e risaputo, ristabilendo rigidamente i confini tra buoni e cattivi. Anche se ci sono motoseghe e sangue a volontà.

Menzione d'onore al grande Daniel Faraldo che se lo è pure scritto 'sto "The Evil That Men Do", ritagliandosi il ruolo di un killer forse psicopatico, forse no, alto quanto una lattina di chinotto ,veramente degno di entrare in un ipotetico circolo dei bad ass/figli di puttana dal cuore d'oro e che Rodriguez dovrebbe guardarsi e riguardarsi prima di rimettere mano a "Machete". Con tutto il rispetto per Danny che non c'entra un cazzo, alla fine. Per maggiori informazioni, eccovi il sito ufficialeINTERPRETI: Daniel Faraldo, Andrew Tarbet, Sergio Penis-Mancheta, Priscilla Delgado, Nikol Kollars, José Sefami, Pau Castro.







lunedì 25 luglio 2016

THE EROTIC ADVENTURES OF PINOCCHIO (1971) Corey Allen



Ilsa la belva delle SS vs Pinocchio. Sexploitation di Corey Allen (regista di una valanga di serial Tv di successo, tra cui "Sulle Strade della California", "Hill Street- Giorno e Notte" e "Le Strade di San Francisco", quindi non possiamo dirgli niente, purtroppo scomparso nel 2010) che non si espone troppo sul versante sexy, pur avendo a disposizione il fisico prorompente di Dyanne Thorne nel ruolo della Fairy Godmother.

Per forza con quelle tette, non poteva fare altro. Più bello il titolo che tutto il pacchetto confezionato, ma è inutile essere troppo spietati con un prodotto di puro intrattenimento come quest'operina di Allen, che offre al pubblico tutto quello che promette, cioè un protagonista bietolone (Alex Roman, alla sua prima ed ultima esperienza cinematografica) doppi sensi a volontà, scenografie neanche troppo miserrime e un parterre femminile discinto e gradevole comprendente pure la splendida Monica Gayle (nel ruolo di Gepetta, scritto proprio così, la quale, trovato nel bosco il magico tronco parlante, se lo lavora con pialla e scalpello creando così il buon Pinocchio) corpo glorioso dei seventies che dal 1968 al 1979 partecipò a più di una ventina di titoli tra cinema e Tv, anche in "Switchblade Sisters/Rabbiosamente Femmine" (1975) di Jack Hill e"Le Fragole hanno bisogno di pioggia/Strawberries Need Rain" (1970) di Larry Buchanan, per poi sparire nel nulla. 

Consigliato comunque agli amanti delle fiabe sporcaccione, che durante gli anni settanta conobbero una serie cospicua di trasposizioni cinematografiche "alternative", senza dimenticare il cultuale film d'animazione in Hanna&Barbera style, "Once Upon A Girl" (1976) di Don Jurwich e il nostro impareggiabile "Biancaneve & Co." (1982) di Mario Bianchi con Michela Miti. E ricordate, "Non è il naso che si allunga" come strilla la tagline (citata nel bellissimo "The Nice Guys" di Sua Maestà Shane Black). Dvd qui. INTERPRETI: Monica Gayle, Dyanne Thorne, Alex Roman, Karen Smith, Debbie Osborne, Neola Graef.





giovedì 21 luglio 2016

L'ORA DELLA VIOLENZA (1996) Robert Mandel


Non lo vedevo da vent'anni 'sto cazzo di "The Substitute". Strano che non l'abbiano ancora tirato fuori per un papabile reboot o quel che volete, perché è proprio materiale adatto per una di quelle cosette alla "The Equalizer" (che ho cortesemente mandato affanculo, primi venti minuti a parte) ovvero protagonista taciturno e apparentemente innocuo che in realtà è un professionista dei calci nel culo.

Dunque, Tom Berenger è un mercenario disoccupato dopo una missione fallita a Cuba (è talmente incazzato che scaglia stellette ninja contro l'isola sulla cartina geografica) di ritorno dalla sua bella, Diane Venora, insegnante in una scuola di merda dove gli alunni non sono molto gentili. Anzi, la gang locale le fa spezzare una gamba da un tipo losco che sembra Steven Seagal (quello di oggi). Risultato, Tom non si scompone troppo e decide di improvvisarsi supplente per farla pagare ai bastardi, assistito dai suoi amiconi William Forsythe, Richard Brooks e Raymond Cruz, che rimandano pericolosamente al gruppo di compari culo e camicia con Liam Neeson in "Taken".



Non si perde troppo tempo con le spiegazione inutili in "The Substitute", Mandel non ha voglia e si vede, anche Berenger non ha voglia e la sceneggiatura diventa un pretesto per mettere in scena personaggi imbecilli (Forsythe su tutti) e situazioni in cui l'umorismo involontario rischia di presentarsi alla porta e non andarsene più. Cazzo, Mandel non è certo il primo arrivato ("F/X" è ancora uno dei miei film preferiti) ma sembra avere problemi a gestire gli spazi (soprattutto durante le scene di azione) e a infondere il dinamismo necessario a un film di puro genere (pensate un pò a "The Principal" come termine di paragone) e nemmeno la performance legnosa di Berenger aiuta a risollevare la baracca, almeno quando non è controfigurato, lasciando al regista della seconda unità Glenn Randall Jr. e al montaggio di Alex Mackie il compito di tappare i buchi . Tutto vero. Però, "The Substitue" è anche un prodotto di cassetta diabolicamente spassoso, stupidissimo e proprio per questo assimilabile a certi pezzi di pura exploitation che chiedono solo di essere consumati tra frizzi, lazzi e cazzate.

Penso alla scena in cui Glenn Plummer scopre il traffico di droga gestito dal preside Ernie Hudson, in combutta con il cartello. Cioè, il preside spaccia chili di coca trasportandola con gli scuolabus. Il povero Glenn è uno degli insegnanti e si ritrova una notte a scuola con un'allieva, per cui assiste all'operazione di scarico. Fugge, inseguito dagli spacciatori, e si nasconde in palestra, dove tenta di fuggire arrampicandosi su una delle funi per gli esercizi ginnici, prontamente imitato da Marc Anthony, il capo della gang che tenta di buttarlo giù a coltellate. Capito? Glenn cade e Ernie Hudson lo finisce con un colpo di pistola alla testa, ma Mandel preferisce riprendere il tutto con un totale per cui si ha la sensazione che venga colpito al culo piuttosto che al cervello. Il giorno dopo Berenger si presenta tutto tranquillo all'entrata della scuola mentre un giovane alunno suona "Il Silenzio" alla tromba e candidamente gli domanda 'Chi è morto?'. Una cosa del genere non ha prezzo.



Gli intenti satirici di Mandel che pure ci sono e suggeriscono una sorta di impossibile staffetta con "Platoon", ovvero il Sergente Barnes non è morto e si prepara ad "educare" una nuova generazione di cadetti, rimangono però sepolti sotto una marea di incertezze e cazzate che da una parte divertono ma dall'altra fanno storcere il naso per l'occasione perduta. Ma alla fine, chi cazzo se ne frega? Il finale che vede mercenari contro spacciatori che si sparano dentro la scuola ormai divenuta un campo di battaglia manco fossimo ne "I Mastini della Guerra" è delirante quanto basta e permette a "L'Ora della Violenza" di scavarsi una sua comoda (ma non troppo) nicchia in una ipotetica top ten di vigilante movies con l'asticella delle cazzate più in alto della media.

 A qualcuno deve pur essere piaciuto, visto che ha dato vita ad una saga da discount di ben quattro capitoli con Treat Williams al posto di Berenger che fu già "Sniper" per Luis Llosa  e lo sarà pure per (quasi) tutti i film sella serie. DVD accoppiato con il terzo capitolo, qui. INTERPRETI: Tom Berenger, Ernie Hudson, William Forsythe, Raymond Cruz, Diane Venora, Marc Anthony, Cliff De Young.




martedì 19 luglio 2016

HOT CHILI (1985) William Sachs


Questo "Tropicana Cabana Hotel" ovvero "Hot Chili" è una produzione Cannon di quelle un tanto al chilo che in qualche modo piacevano al vecchio Menahem Golan, visto che se lo sceneggiò pure (dietro pseudonimo, tal Joseph Goldman) piazzando alla regia nientemeno che William Sachs, destinato a passare alla storia per "The Incredible Melting Man" e "Galaxina" con Dorothy Stratten.

Un barzelletta-movie in piena regola, nel senso che il plot è talmente semplice (o imbecille) da lasciare spazio a pochi dubbi; l'abusatissimo cliché dei giovani in fregola che tentano in tutti i modi di trovare donne disponibili prende "forma e sostanza" settando il tono per tutta la durata della pellicola. Quindi, dei quattro cazzoni che si fanno assumere in un esclusivo resort messicano non frega un cazzo a nessuno, come è giusto che sia. Quello che più interessa, almeno da queste parti, è il trio di protagoniste Taffee O'Connell, Luisa Moritz e Bea Fiedler, rispettivamente nel ruolo della dominatrix, della cuoca e della insegnante di musica. Tutte ninfomani, nudissime e pronte a rubare la scena ai poveri protagonisti, soggiogati da cotanta sensualità, esibita, o meglio sbattuta in faccia al pubblico senza vergogna alcuna. 



Detto questo, il film è, in realtà, una discreta cazzata che si impenna solo nel secondo tempo con l'arrivo dei genitori di uno dei bambocci, elemento che riesce a dare allo script almeno un pretesto per cercare di creare una parvenza di commedia degli equivoci, con padre e madre infoiati quanto e più dei ragazzi. Ma come ogni film di cassetta che si possa definire tale, anche "Hot Chili" può sfoggiare una scena che si presenta ai confini del "ma che cazzo sta succedendo e perché" senza passare dal via, ovvero il combattimento tra Bea Fiedler (un'eroina del bavarian porn) e la incontenibile Luisa Moritz sotto le luci stroboscopiche di una specie di balera in cui le due gladiatrici si prendono a mazzate finendo così per strapparsi tutti i vestiti di dosso. Vabbè, non è Billy Wilder, grazie al cazzo, ma se c'è un dio della serie B o quel cazzo che volete, da qualche parte sicuramente sorride e approva.

Sembrano tutti divertirsi molto (c'è anche il povero Robert "Maniac Cop" Z'Dar nel ruolo di un autista bisex) e il finale con corrida e troupe che sfondano la quarta parete è un simpatico suggello a quella che è sempre un puttanata, ma con un certo disincanto. God Bless Bea Fiedler. Solo VHS, per quello che ne so. INTERPRETI: Charles Schillaci, Allan J. Kaiser, Joe Rubbo, Chuck Hemingway, Taffee O'Connell, Luisa Moritz, Bea Fiedler, Jerry Lazarus, Peter Bromilow, Victoria Barrett, Robert Riesel, Flo Gerrish, Peg Shirley, Katerine Kriss, Connie Sawyer, Robert Z'Dar, Theresa Mesquita.






lunedì 11 luglio 2016

PRIVATE RESORT (1985) George Bowers


Tempo d'estate, tempo per una bella rassegna di film balneari, così tanto per gradire. Dunque, cominciamo con il film che Johnny Depp e Rob Morrow vorrebbero mettere al rogo manco fosse "Ultimo Tango..." ovvero "Posizioni Promettenti" che è già materiale di culto (più o meno) a partire dal suo sceneggiatore, Gordon Mitchell. Gordon Mitchell nel senso di Gordon Mitchell, colui che attraversò mezzo cinema italiano facendo tutto e il contrario di tutto.



Ora, sembra una cazzata o un errore nell'attribuzione dei crediti, non ho mai approfondito se sia stato davvero lui l'autore, ma riguardando questo capolavoro del cinema cazzaro anni ottanta, non si può e non posso notare la sua sospetta somiglianza con la commedia ginecologica dei bei tempi andati. Cioè, sembra che il vecchio Gordon abbia fotocopiato a caso una delle sceneggiature del periodo (scegliete a vostro piacimento tra "La Liceale al mare con l'amica di papà" o "La Dottoressa preferisce i marinai") vendendola a scatola chiusa al produttore R. Ben Efraim, specializzato nell'infilare il titolo "Private" nei suoi film di cassetta.



Sostituite Gianni Ciardo e Alvaro nostro con Depp e Morrow, e avrete il panorama. Si comincia subito con una carrellata sui culi delle bellezze al bagno procedendo poi con la presentazione dei personaggi principali, Ben (Morrow) e Jack (Depp), due poveracci infoiati manco fossero stati al fronte che cercano in tutti modi di trovare un pò di carnassa disponibile. Sono talmente arrapati che scambiano un sorriso per un invito a scopare, per cui si presentano direttamente nella camera che Leslie Easterbrook (la mitica Callahan di "Scuola di Polizia" ancora lontana dalla family di Rob Zombie) divide con un cialtronissimo Hector Helizondo, un ladro di gioielli soprannominato The Maestro, presentandosi (la Easterbrook) con un negligee trasparente da lasciare basiti che di fatto rimane il punto più alto di tutta la pellicola. 



Quello che interessa di più al vecchio George Bowers del Bronx (carriera sterminata al montaggio, dalla super serie B fino alla serie A conclamata, scomparso nel 2012) è mostrare le attrici nude e seminude, non gliene frega un cazzo dei tempi comici o delle battute fulminanti (i momenti più spassosi sono forse quelli in cui Andrew Clay, qui senza il 'Dice', fa Andrew Clay) per cui lascia al collaboratore Adam Greenberg l'onere di fotografare culi e tette risparmiando poco o nulla all'immaginazione dello spettatore, almeno nei limiti di una produzione "per tutti" (il film fu distribuito dalla TriStar Pictures). Quindi, "Private Resort" sembra più un paginone di Penthouse in movimento che un film comico, il che potrebbe suonare come un insulto, ma a conti fatti, non lo è. Almeno su queste inutili pagine elettroniche. Astenersi amanti della commedia "intelligente" e avanti tutti quelli che amano abbandonarsi ad una marea di cazzate e alla forme, quelle veramente ottundenti, delle magnifiche Karyn O'Bryen, Emily Longstreth, Karen Shapiro, Susan Mechsner, Vicky Benson e della mitica Lisa London di "H.O.T.S". Con buona pace dei protagonisti maschili (c'è pure un irriconoscibile Michael Bowen) che sembrano tutti un pò dei cazzoni. Bluray qui. Interpreti: Johnny Depp, Rob Morrow, Hector Helizondo, Leslie Easterbrook, Dody Goodman, Emily Longstreth, Karyn O'Brien, Karen Shapiro, Andrew Clay, Lisa London, Tony Azito, Susan Mechsner.





giovedì 7 luglio 2016

ROAD GAMES/RABID DOGS (2015)

Road Games (2015) Abner Pastoll

Rapida segnalazione per questo "Fausse Route" di Abner Pastoll, visto qualche mese fa in VOD e di prossima distribuzione in BluRay. Se in un film c'è Barbie Crampton, io non posso che rispondere alla chiamata, per cui "Road Games" (che non è il remake del film di Franklin del 1981 con Jamie Lee Curtis e Stacy Keach) si è materializzato sul televisore con grande soddisfazione del sottoscritto. Insomma, mi è piaciuto molto, pur avendo un sacco di difetti che immagino potranno dare parecchio fastidio. Il film di Pastoll è un bigino di suggestioni e atmosfere riconducibili al cinema di genere anni settanta (francese e non, senza dimenticare l'Aja di "Haute Tension") per cui potrà essere apprezzato o odiato in egual misura. Non si tratta di un capolavoro, ma la storia dei due autostoppisti capitati per caso (oppure no) in una grande villa misteriosa, è materiale in grado di suscitare la mia attenzione per tutta la sua durata, pur avendo a che fare con un tema già raccontato fino al rincoglionimento. Manca forse una risoluzione finale che sia all'altezza delle premesse, ma chi cazzo se ne frega. Molto brava (e molto figa) Joséphine de La Baume, mentre la vecchia Barbie fa ancora la sua porca figura, spalleggiata dal grande Frédéric Pierrot, tanto che il protagonista Andrew Simpson finisce per fare un pò la fine del tonno. Vabbè. Interpreti: Barbara Crampton, Frédéric Pierrot, Joséphine de La Baume, Andrew Simpson, Féodor Atkine, Pierre Boulanger.







Enragés/Rabid Dogs (2015) Eric Hannezo

Questo è il remake di "Cani Arrabbiati" del Sor Bava. Quale ardire. Non sono tra quelli che maltrattano i rifacimenti per partito preso, non ho voglia e non me ne frega un cazzo (eccezioni a parte) per cui il "Rabid Dogs" di Hannezo non verrà massacrato tanto per fare. Alla fine è un film di rapina e fuga dignitoso, per nulla sciatto o indecoroso, servito da un reparto tecnico all'altezza della situazione, nel senso che non sembra un direct to video che viene via a un euro al cartone. Bravi Lambert Wilson e Virginie Ledoyen nei ruoli che furono di Cucciolla e Lea Lander, mentre dove "Rabid Dogs" scricchiola è proprio sui protagonisti, tre manzetti che risultano (almeno a me) parecchio fastidiosi. Non si può avere tutto e Hannezo dimostra un buon mestiere, anche se viene a mancare tutto il disagio, il caldo insopportabile e la claustrofobia dell'originale. Ma proprio tutto. Bluray qui. Interpreti: Lambert Wilson, Virginie Ledoyen, Guillame Gouix, Francois Arnaud, Franck Gastambide, Laurent Lucas, Mégane Lemée.





lunedì 4 luglio 2016

I AM WRATH (2016) Chuck Russell

Il successo a Hollywood è proprio un ciclo della centrifuga e alla fine dei giri si approda o si ritorna sulle spiagge affollate e sporche del cinema di genere, il peggior posto possibile per i critici da salotto e psicanalisti della rete. Ma stiamo divagando, come al solito. Guardate cosa sta combinando il vecchio Bruce. Guardate anche cosa sta facendo Travolta e poi cercate di non visualizzare il bel faccione del prode Nicolas Cage. Non è un nome cacciato così alla cazzo, perchè questo "I Am Wrath" se lo doveva fare lui, Nick, diretto da Friedkin (si, vabbè). 

Quello che è rimasto del progetto è stato poi recuperato da Chuck Russell, non proprio il primo arrivato, e il risultato è praticamente un DTV di quelli senza infamia e senza lode, come i filmetti di 50 cent. Nessun guizzo, nessuna alzata di testa, solo una storiella esile esile che durante la seconda metà degli anni ottanta e fino ai novanta inoltrati avrebbe fatto la gioia di un qualunque eroe del cinema di cassetta, come si diceva una volta. Non mi lamento mai quando si parla di derive del cinema, prendo quello che mi viene dato e a volte sono contento, altre volte rimango basito da certe cazzate improponibili. E' una cosa normale. In questo caso, rimango perplesso, nel senso che questo vengeance movie non è terribile ma neppure una cosa per cui strapparsi i capelli, e ciò può non essere un male, ma a conti fatti, neppure un bene. Mi piacciono molto i film di azione, li ho sempre apprezzati, ne ho visti un fottio (come del resto tutti quelli della mia generazione) e cerco ancora di vederne il maggior numero possibile, ma devo anche ammettere che durante la visione di "I Am Wrath" sono stato colpito da un virulento attacco di rottura di coglioni. Una grave malattia. 

Dunque, Stanley Hill (Travolta, ma che ve lo dico a fare) si ritrova con la moglie (Rebecca De Mornay in versione toccata e fuga) in un parcheggio quando un gruppo di delinquenti li prende di mira, ferendo lui e ammazzando lei. Le autorità al solito non servono a un cazzo per cui Travolta decide di agire per conto suo. Si, solo che si scopre che John è in realtà una specie di ex-killer figlio di puttana con un compare al seguito, Chistopher Meloni (che nel film fa il barbiere), per cui i due non si sbattono più di tanto a fare il culo agli assassini. Segue rappresaglia e una sottotrama fanta-politica che dovrebbe giustificare l'ira biblica del vecchio John, che sembra incazzato quanto l'orso Fozzie, visto che il vero bad ass della situazione è il sempre bravo Chris Meloni, l'unico del cast a sembrare realmente convinto. Fine.

Che cazzo, non mi lamento, ma devo dire che a Russell non frega proprio più un cazzo di niente, anzi, il suo film finisce per essere una cosa così anonima da sfigurare rispetto alle produzioni di Roel Reiné, uno che almeno ci mette del suo quando si tratta di girare cazzate per il mercato video. Tutto il contorno di mazzate, sparatorie, coltellate che pure è presente, rimane così soffocato da una regia veramente svogliata e priva di pathos da sfiorare quasi il masochismo. Non terribile, però che palle. E meno male che non volevo lamentarmi.  Vabbè, Bluray qui. INTERPRETI: John Travolta, Christopher Meloni, Amanda Schull, Rebecca De Mornay, Sam Trammell, Luis da Silva.




lunedì 6 giugno 2016

UN LIEBSTER OSCENO



Non ho mai avuto molta dimestichezza con i riconoscimenti del web, anche perchè non ne ho mai ricevuti. Devo però ammettere che mi ha fatto molto, molto piacere ricevere questo Liebster Award da Ivano Landi, che non mi aspettavo per un cazzo. Quindi, il piacere è stato doppio. Poi, non si può sempre fare gli orsi. Per cui ecco qua un bel Liebster Award.



Vediamo di fare le cose per bene (più o meno) senza farsi sempre riconoscere.

1) Dunque, il primo punto prevede il ringraziamento per la nomination e ripeto la battuta per quelli del loggione: mi ha fatto molto piacere essere citato da Ivano Landi, quindi grazie infinite. Per me è stato un vero onore, senza scherzi.

2) Per il blog da promuovere, che dire, non ne ha sicuramente bisogno, ma seguo da anni "I'm in a Jess Franco State of Mind" di Robert Monell. Il titolo parla da solo.

3) Rispondo alle domande di Ivano:

1. Tra le culture extra-europee tuttora esistenti nel mondo quale vi attrae di più?

Tutto quello che ha fatto Castaneda, più o meno. Ma i Deadheads valgono?

2. A istinto, quale pensate che sia il vostro spirito animale o animale-totem?

Devo rispondere per forza il gatto. Anche se sospetto sia lo stercorario.

3. Qual è la vostra poesia del cuore, se ne avete una?

Non ne ho una.

4. Qual è la vostra canzone del cuore?

Ahi, ne ho un botto. Direi "Ripple" dei Dead.

5. Quale sarà la prossima rockstar a tirare le cuoia nel 2016?

Già c'è stata una strage. Non so, spero non sia John Carpenter (anche se non vale) perchè devo andarlo a vedere a Torino. Speriamo.

6. Domanda tris: l'ultimo libro che avete letto? Quello in corso di lettura? Il prossimo che avete in programma di leggere?

Ho riletto con grande goduria "Maledizione Fatale" di Skipp&Spector. Sto leggendo "Live Girls" di Ray Garton e poi "Best New Horror" (1990) a cura di Stephen Jones e Ramsey Campbell.

7. Domanda tris n.2: Quale personaggio letterario vorreste aver inventato voi? Quale cinematografico? E quale dei fumetti o cartoni animati?

Vabbè, Max Dembo. Johnny Wadd o Jena "Snake" Plissken. Vampirella o Muttley.

8. Se vi fosse concesso di realizzare un film tratto da un romanzo, quale opera letteraria scegliereste di adattare per il grande schermo?

"Slob" di Rex Miller.

9. Qual è il libro che vi è più piaciuto ricevere in regalo nella vostra vita?

"Il Giovane Holden" e "Come una Bestia Feroce".

10. Per conoscere nuovi blog o blogger mi affido soprattutto a...?

Al caso.

11. Vi trovate, per vostro piacere o penitenza, a volere o dovere indossare i panni della cosplayer. Che personaggio scegliete?

Cicciolina.

4) Scrivere qualcosa su di me. Qui, la facciamo breve. Ho studiato lingue, poi ho cominciato a studiare cinema, mi hanno infilato in una stanzetta a mettere in ordine il girato video per il montaggio, mi sono subito rotto i coglioni da bravo imbecille e mi sono ritrovato a studiare proprio un'altra cosa. Non avessi mai visto "Cocktail" al cinema. Poi ho fatto una serie impressionante di cazzate. Moltiplicate. Ora sono più tranquillo.

5) Anche qui, la faccio breve. Io vado sempre dalle stesse parti, da Nick, Giuseppe, Andrea ora da Ivano, da Death, anche se commento poco o mai. Per i blog da premiare, guardate il blogroll. Anche se molti saranno inorriditi. Però devo segnalare per forza Tippy La Hostess, Chiara e Michelle, che mi piacciono un casino.

6) Io non vi faccio domande e voi non mi raccontate bugie. No, vabbè, proprio non lo so.

Thanks!!!