venerdì 9 ottobre 2015

American Guinea Pig: Bouquet of Guts and Gore (2014) Stephen Biro

Allora, qui abbiamo per le mani materiale da maneggiare con cura. Due donne, madre e figlia, vengono drogate e rapite da un gruppo di filmmakers mascherati e condotte in uno stanzone adibito a set cinematografico. Fine. Nel senso peggiore del termine. 

Biro sa benissimo quello che vuole, non perde tempo con introduzioni o spiegoni, riparte da dove i primi due "Guinea Pig" avevano lasciato e rilancia con un massacro che fa impallidire le provocazioni cazzare del vecchio Eli e ogni tentativo di approccio critico da salotto psicanalitico. 


Settanta minuti di violenze su due corpi immobili e muti che eliminano ogni tentativo di empatizzare con le vittime. Siamo più dalle parti di "Last House on Dead End Street" di Roger Watkins, per dirla tutta, con immagini sporche e sgranate restituite da un montaggio che alterna Super8 e nastro magnetico, sottolineato da un commento musicale cupo e opprimente (a cura del tandem Kristian Day-Jimmy ScreamerKlauz) servito su un banchetto di effetti speciali rozzi che non lasciano assolutamente nulla all'immaginazione. Il risultato è un'operazione brutta, sporca e cattiva, sicuramente furba e dotata di una certa, malcelata ironia di fondo (molto di fondo) pericolosamente in bilico sul confine della provocazione fine a sè stessa. Certo, non per tutti. E non lo dico con supponenza e senso di superiorità da spettatore smaliziato. Incredibile a dirsi, verso la fine subentra un senso di noia quasi emicranico, sconfessato da un finale agghiacciante e infame che interrompe misericordiosamente la visione per lasciare solo l'audio. 


Solo per chi strettamente interessato. Dietro le quinte si aggira il non dimenticato Jim Van Bebber, direttore della fotografia e presente nel prefinale in un piccolo ma essenziale ruolo. Se volete c'è il DVD Unearthed Films. INTERPRETI: Ashley Lynn Caputo, Caitlyn Dailey, Eight The Chosen One, Scott Gabbey, David Hood, Jim Van Bebber.


2 commenti:

  1. Beh, come tutte le serie ad un certo punto subentra la stanchezza nella visione, inoltre da più parti ho sentito descrivere "G.P: Bouquet of..." come di una pellicola noiosa e pretenziosa, quindi mi fido del tuo giudizio e passo avanti. ;)

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  2. Per quello che vuole essere, il film fa il suo sporchissimo lavoro. Certo, bisogna avere una certa predisposizione. Continuo a preferire la "visione" di Hideshi Hino, anche se oggi, con quello che circola in rete nel "deep internet", non so quanto si possa ancora parlare di cinema estremo. Ciao!!!!

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