martedì 15 gennaio 2019

DAGLI ARCHIVI DELLA POLIZIA CRIMINALE: TWISTED TERROR COLLECTION - THE HAND (1981)

By Source, Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=5725764


Recensione molto vecchia, risalente addirittura al 2009 (anche se "The Hand" era già uscito nel 2012 su altri lidi) il che significa che sono in giro da dieci anni a rompere i coglioni sul web. Comincia il nuovo anno e ho ritrovato il cofanettone Warner Bros. ripieno di cult(oni) più o meno riconosciuti. Come passa il tempo.

Opera seconda di Oliver Stone dopo il weirdo "Seizure"(1974). Michael Caine interpreta uno sfortunato disegnatore di fumetti che perde una mano a causa di un incidente automobilistico. Fin qui tutto bene, si fa per dire. Purtroppo la mano, come da copione, esige vendetta e l'esistenza del povero Jon Lansdale, autore di un fumetto in stile Conan intitolato "Mandro" (disegnato da Barry Windsor-Smith in persona), verrà sconvolta da una spirale di morte e follia.

Ottima pellicola dotata di un'atmosfera cupa e disturbante che non abbandona lo spettatore per tutta la durata del metraggio. Merito di un grande Michael Caine, che in quegli anni non disdegnava di mostrarsi nei panni dello psicopatico ("Dressed to Kill",1980) e della regia sicura di Stone, specialmente nella scena dell'incidente d'auto, in cui il dolore fisico del protagonista è quasi palpabile, sia per la bravura di Caine sia per un efficace uso del montaggio. Un film capace di generare un notevole senso d'inquietudine, anche per via della forte ambiguità di fondo (gli omicidi compiuti dalla "mano", mai più ritrovata dopo l'incidente, sono ripresi da Stone con la fotografia virata in bianco e nero, proprio per suggerire l'esistenza di una dimensione onirica che, forse, è alimentata dalla follia dello stesso protagonista). Non è cosa da poco. Anche il ménage à trois che si viene a creare tra la studentessa Annie McEnroe, Bruce McGill e lo stesso Caine ha dei connotati morbosetti che "sporcano" una horror-story già raccontata altre volte (su tutti il bellissimo film di Robert Florey con Peter Lorre, "The Beast with Five Fingers" [1946] anche se la pellicola è ufficialmente tratta dal romanzo di Marc Brandel "The Lizard's Tail").

Fotografia di King Baggot (nipote del King Baggot dei roaring twenties) e score del grande James Horner. Consigliatissimo. Dvd della Warner Home Video edito nel bel cofanetto "Twisted Terror Collection" contenente pure:



"Eyes of a Stranger" (1980) Ken Wiederhorn


Ottimo e trucido thriller dal regista di "Shock Waves", maltrattato e sottovalutato per troppo tempo dai cioccolatai del cinema "puro", "Eyes of a Stranger" offre un'ottima interpretazione da parte della splendida (e sordomuta nella pellicola) Jennifer Jason Leigh, senza contare un'atmosfera malata e morbosa che cola letteralmente dalla schermo. Merito della regia di Weiderhorn e della viscida interpretazione di John Di Santi nel ruolo di un maniaco sessuale, diciamo così, molto credibile. Cazzo, c'è pure la Lauren Tewes di "Love Boat"! Non posso non pensare ad un ipotetico sequel ambientato in crociera.




"Dr. Giggles" (1992) Manny Coto


Vista al Dylan Dog Horror Fest, a me questa cazzata di Coto è sempre piaciuta. Sarà per il tono da slasher semiserio che si porta dietro per tutto il metraggio, sarà per quel (magnifico) bietolone di Larry Drake, "Dr. Giggles" mi è sempre parso piuttosto avanti sui tempi, con tutte le cautele del caso, anche rispetto a cose come "Demon Knight", "Bordello of Blood" e pure, quale ardire, "Scream". La versione presentata nel cofanetto Warner è 1.85:1, a dispetto dell'originale 2.35:1.





"Deadly Friend" (1986) Wes Craven


"Dovevi Essere Morta"  è sempre stato uno dei miei film preferiti, nonostante tutta la merda che si porta dietro da anni. Una storia semplice di solitudine e giovani maltrattati che non riescono a trovare posto nella suburbia bieca e violenta, servita da una messa in scena camp (dovuta ai rimaneggiamenti imposti dalla produzione) che rende il tutto un delirio assoluto in cui è sempre bello perdersi. Naturalmente non si tratta del cut originale di Craven, che forse non vedremo mai, ma il Dvd Warner presenta la ratio originale e una buona qualità audio/video. Accontentiamoci.





"From Beyond the Grave" (1973) Kevin Connor


Peter Cushing, gestore di un negozietto di antichità molto particolare, ha in serbo alcune sorprese per un pugno di clienti disonesti. Per chi scrive uno degli Amicus migliori, esaltato dalla fotografia di quel genio di Alan Hume e dalla colonna sonora a cura di Douglas Gamley, senza contare un cast in gran spolvero con Diana Dors, David Warner, Ian Ogilvie, Leslie-Anne Down e soprattutto Donald Pleasence con quella pazza fottuta della figlia Angela, protagonisti dell'episodio migliore del lotto. Aspect ratio originale 1.85:1, in Mono.





"Someone's Watching Me!" (1978) John Carpenter


Un Carpenter ormai quasi dimenticato (se non sepolto) che visto oggi risulta certo datato, ma sempre sorretto da una tecnica invidiabile e da una malcelata ambizione nel citare senza vergogna Hitch in persona. Ai rompicoglioni del web pronti a buttare nel cesso questa opera (minore) del sommo John è bene ricordare che il film fu una produzione televisiva targata NBC trasmessa il 29 novembre 1978. Quindi, non rompete il cazzo. Aspect ratio originale , 1.85:1, in Mono.








28 maggio 2009 (c) Belushi

domenica 16 dicembre 2018

DAGLI ARCHIVI DELLA POLIZIA CRIMINALE: JULIE DARLING (1983) Paul Nicholas


Altra roba dall'archivio. 


Go Julie!!! Capolavoro dello sleaze diretto dallo specialista Paul Nicholas ("Chained Heat", 1983), interpretato dalla bellissima Isabelle Mejias e da una Sybil Danning (qui come Sybill) meno puttaneggiante del solito, anche se protagonista di una scena di sesso non proprio soft.

La giovane Julie (Mejias) è una ragazzina stronza e viziata con una passione spropositata per il padre (un Anthony Franciosa che sembra pieno di antidolorifici), tanto da lasciar crepare la madre (la burrosa Cindy Girling da "Polpette") durante un tentativo di stupro; cioè, potrebbe far fuori il buzzurro locale (Paul Hubbard) ma preferisce lasciare che la madre venga picchiata a morte, piuttosto che premere il grilletto del suo fucile. 

Rimane così finalmente sola con l'amato genitore fino a quando il povero Franciosa non viene attirato dal richiamo della passera, portandosi a casa nientemeno che Sybil Danning in persona, con tanto di figlioletto a carico. Julie è triste e ha la faccia di una che si è mangiata un cesto di prugne ogni volta che si trova nelle vicinanze dei due scocciatori, per cui progetta un piano per eliminare definitivamente la nuova famiglia, prima chiudendo il fratellastro in un frigorifero abbandonato e poi tramando dietro le quinte per killerare la bellissima matrigna, che comincia a sospettare qualcosa dopo il fallito attentato al figlio.

Da qui in poi, "Julie Darling" si trasforma in un thriller bislacco e sempre più sordido, dedicando parecchio tempo alle avventure del maniaco sessuale Weston (Hubbard), l'assassino della madre di Julie datosi alla macchia dopo il misfatto, che passa le serate a bere e picchiare prostituite manco fossimo in "Vice Squad"! 

Ma non preoccupatevi, il centro della pellicola rimane sempre e comunque Julie, cinica,
manipolatrice e infame come pochi. E se in ogni film di Super Serie B che si rispetti non può mancare una scena ai limiti del delirio assoluto, allora "Julie Darling" si porta a casa un ottimo in pagella grazie alla strepitosa performance della Mejias mentre spia padre e matrigna che fanno sesso, immaginando di sostituire la seconda durante il focoso amplesso. Incredibile. Ottimo Blu-ray Code Red, Region Free, 1.85:1, ripieno di extra e interviste (la Mejias odia il film ma è comunque simpaticissima e autoironica) per cui spostate la vostra collezione Criterion e fate spazio a questo imperdibile reperto della cinematografia d'autore. Da vedere ad ogni costo, durante le feste. Se possibile. Go Julie!!! INTERPRETI: Isabelle Mejias, Sybil Danning, Anthony Franciosa, Paul Hubbard, Cindy Girling, Natascha Rybakowski, Reinhard Kolldehoff, Michael Treger.

24 settembre 2014 (c) Belushi



sabato 8 dicembre 2018

RUBY (1977) Curtis Harrington


"Ruby" di Curtis Harrington potrebbe facilmente essere scambiato per una sorta di "Carrie al Drive-In", niente di più sbagliato, visto che si tratta di "L'Esorcista al Drive-In". Una volta chiarita questa importantissima questione, è bene precisare che la pellicola non gode di particolare considerazione da parte di addetti ai lavori e appassionati, ingiustamente per chi scrive, visto che il parto di Harrington, pur non essendo un capolavoro imprescindibile, si ritaglia una sua piccola (molto piccola) nicchia in ambito exploitation per via di una certa malcelata ambizione produttiva e, soprattutto, per le interpretazioni sopra le righe di Piper Laurie e della posseduta Janit Baldwin.

Se vi pare poco, guardatevi gli occhioni da cerbiatta di Leslie (la Baldwin) mentre si dedica con passione alla ginnastica artistica grazie all'interesse del defunto padre, il gangster Nicky Rocco (Sal Vecchio) ucciso dai suoi compari durante un romantico interludio con la cantante in dolce attesa Ruby Claire (Piper Laurie) e tornato per reclamare tremenda vendetta contro gli esecutori materiali e i presunti mandanti dell'agguato, utilizzando il corpo della figlia (nata la notte dell'omicidio e rimasta muta a causa del parto prematuro) come strumento di morte. Più o meno.



In questo caso, il valore aggiunto è l'ambientazione all'interno del drive-in gestito da Ruby, un vero e proprio microcosmo in cui si consumano i bizzarri omicidi (gli scagnozzi colpevoli del massacro lavorano tutti al cinema!) e che Harrington utilizza per lanciare una non proprio velata polemica nei confronti del cinema di "consumo" (sullo schermo scorrono le chilometriche gambe di Allison Hayes in "Attack of the 50 Foot Woman", 1958) tramite il personaggio di Ruby, ex artista depressa e alcolizzata rimasta imprigionata negli anni trenta.

Questo dualismo tra cinema classico e horror esorcistico (o di possessione) è la ragione principale dello scorno critico riservato a "Ruby", per molti un film spazzatura, per altri un oggetto non identificato dei tardi settanta in bilico tra autorialità e picchi di delirio assoluto degni del cinema marginale più sgangherato. Manco a dirlo, questa è la ragione principale per cui chi scrive apprezza il parto di Harrington, grande e ormai quasi dimenticato regista di "cinema del terrore" relegato nei gironi infimi del genere di consumo (un peccato imperdonabile per i critici da salotto) per via de "Il Cane Infernale" ("Devil Dog: The Hound of Hell", 1978), solido Tv Movie, assolutamente consigliato agli appassionati di horror, che tuttavia non dovrebbe essere considerato quale testamento registico del cineasta losangelino, capace di offrire al pubblico capolavori cupi e disperati come "The Killing Kind" (1973) con John Savage e Cindy Williams.



Dopo questo cappellone (nel senso introduttivo) arriviamo finalmente alla ciccia, ovvero le manomissioni operate da Steve Krantz (vedere l'affaire "Fritz The Cat") cominciando dal finale posticcio appiccicato alla pellicola per doppiare il finalone depalmiano di "Carrie" (1976) e la versione realizzata per la Tv con materiale aggiuntivo realizzato (così come l'epilogo) da Stephanie Rothman in persona (secondo la leggenda), che eliminava tutte le scene violente per dare più spazio a personaggi secondari come Lila June  e lo sceriffo, senza contare un subplot "investigativo" dedicato al Dr. Keller (Roger Davis), il medico incaricato di risolvere il "caso" della presunta possessione di Leslie. 

Come da copione, Harrington odiò questa versione non autorizzata, tanto da imporre lo pseudo Alan/Allen Smithee, amareggiato dalla sostituzione del finale originale con un "jumpscare" da quattro soldi, che rovinò il tono crepuscolare della storia. A dirla tutta, il finale alternativo non distrugge completamente la visione di "Ruby", aggiungendo una coda di pura exploitation che, pur rozza e girata con un'attrice che chiaramente non è Piper Laurie, sigilla una pellicola comunque concepita per lo sfruttamento commerciale e destinata per forza di cose a generare scomodi paragoni con i capolavori ai quali si "ispira", tutto vero, anche se il nucleo del cinema di Curtis Harrington, ovvero individui con gravi disturbi psichiatrici rinchiusi nel loro piccolo "giardino delle torture", rimane forte e pulsante come in "How Awful About Allan" (1970), "Whoever Slew Auntie Roo?" (1971) e "What's the Matter with Helen?" (1970).

Il recente combo Dvd/Blu-ray della VCI, Region A, 1.85:1, non fa miracoli rispetto al Dvd (sempre VCI) del 2001, ma offre una gradita rimpatriata con i bei faccioni di Stuart Whitman, Eddy Donno, Jack Perkins e il vecchio Fred Kohler Jr., nonché una bella mole di extra, tra cui diverse interviste con Harrington, contributi critici di David Del Valle e Nathaniel Bell, più il commento audio (già nel Dvd) del regista con Piper Laurie, nonostante qualche pecca nel reparto tecnico. Penso che possa bastare. INTERPRETI: Piper Laurie, Janit Baldwin, Stuart Whitman, Roger Davis, Crystin Sinclaire, Paul Kent, Len Lesser.






sabato 1 dicembre 2018

DAGLI ARCHIVI DELLA POLIZIA CRIMINALE: MADMAN/HUMONGOUS (1982)



Due vecchie recensioni, ripescate dai miei archivi di cazzate.



Favola macabra dei primi ottanta ambientata, manco a dirlo, in un bosco, dove dei giovani campeggiatori vengono trucidati dal leggendario Madman Marz; il bello è che il maniaco viene direttamente evocato tramite una filastrocca recitata davanti al falò, rendendo così l'assassino una figura assimilabile a quella classica dell'orco.

Un horror meno celebrato rispetto ad altri titoli ottanteschi, pervaso da un'atmosfera cupa e ostile che lo rende un oggetto interessante in ambito slasher. Gli appassionati quindi non sono avvertiti visto che la pellicola si è già guadagnata lo statuto di cult. Il bad guy protagonista è stato pure omaggiato da Adam Green nei suoi "Hatchet", Victor Crowley è infatti iconograficamente una versione "deforme" del vecchio Madman Marz (Paul Ehlers). Più o meno. Comunque per la gioia di chi scrive e di molti altri, la protagonista del film è nientemeno che Gaylen Ross ( come Alexis Dubin), la Fran di "Dawn of the Dead", qui biondissima e ancora una volta pronta a vendere cara la pelle. Un vero peccato averla vista e ammirata solo in un pugno di pellicole, ma godiamo di quello che ci troviamo per le mani, senza lamentarci, anche perché la vecchia Gail Sue Rosenblum si è poi dedicata con successo alla produzione e regia di documentari. 

"Madman" è l'unico lungometraggio diretto dal buon Joe Giannone che ci ha lasciato nel 2006 e che aveva previsto un ipotetico sequel direttamente collegato all'epilogo del film con il personaggio di Richie (Jimmy Steele) incolpato degli omicidi e promosso a protagonista. Dvd Anchor Bay del 2001 Region 1 , NTSC, 1.85:1 e pure della Code Red edito nel 2010, fino al recente combo DVD/Blu-ray della benemerita Vinegar Syndrome, All Region, 1.85:1 del 2015. INTERPRETI: Alexis Dubin (Gaylen Ross), Tony "Fish" Nunziata, Paul Ehlers, Harriet Bass, Jan Claire, Seth Jones, Alex Murphy, Jimmy Steele (Tom Candela), Carl Fredericks (Frederick Neumann).


Il Blu-ray VS contiene una bella valanga di extra:


Intro (:50) with producer Gary Sales 

Commentary #1 features Sales, director Joe Giannone, Paul Ehlers and Tony Fish.

Commentary #2 features The Hysteria Continues.

"Madman: Alive at 35" (21:00)

"The Early Career of Gary Sales" (14:15)

"The Legend Still Lives" (91:42) 

Stills & Artwork Gallery (7:20)

"Music Inspired by 'Madman'" (13:17) 

"In Memoriam" (5:46)

"Dead Pit Interviews Gary Sales" (3:37)

"Dead Pit Interviews Paul Ehlers" (5:15)

T.V. Spots (1:59, SD)

Theatrical Trailer (1:48)

Thanks to DVD Talk

13 maggio 2012 (c) Belushi


HOMONGOUS (1982) Paul Lynch



Oscuro slasher diretto dal regista di "Prom Night" in cui un manipolo di giovani viene massacrato da un gigante malato di acromegalia. Fine. Il film del buon Lynch sembra la solita cazzata ma si difende con le unghie e con i denti, proponendo un'atmosfera cimiteriale che copre parecchi buchi di sceneggiatura (a cura di William Gray) e cadute varie nel vasto calderone dei "luoghi comuni" o come cazzo volete chiamarli.

Si respira aria di "Venerdì 13", vabbè grazie al cazzo, ma anche e soprattutto del non dimenticato "Antropophagus" di Massaccesi; certo dove Aristide calca(va) la mano sul morboso e il malsano, Lynch risolve concentrandosi su qualche programmatico spavento telefonato, vedi i vari scheletri ritrovati dai ragazzi, il che non è necessariamente un male, ma rischia di far "sedere" la pellicola e renderla monocorde anzichenò. Difetti riscontrabili in una valanga di slasher coevi.

Le copie disponibili prima del DVD Scorpion per la serie Katarina's Nightmare Theater, NTSC, All Region, ratio 1.77:1, risultavano troppo "scure" per cui il nuovo transfer rende finalmente giustizia (più o meno) al lavoro del direttore della fotografia  Brian R.R. Hebb e restituisce la versione uncut della pellicola con la scena dello stupro integra. Il recente Blu-ray Scorpion Releasing del 2017, Region A-B, 1.85:1 chiude il cerchio offrendo forse la versione definitiva del film di Lynch con i due cut della pellicola Theatrical Cut (92:33) e Unrated Cut (93:42) e una qualità audio/video certo non perfetta (a causa della diversa provenienza delle fonti) ma comunque accettabile, almeno per il sottoscritto che apprezza molto il parto di Lynch. INTERPRETI: Janet Julian, David Wallace, Janit Baldwin, Page Fletcher, Shay Garner, Joy Boushel, John Wildman, Garry Robbins, John McFadyen.

Extra del Blu-ray SR:

"Katarina's Nightmare Theater" (3:49) with Katarina Leigh Waters

Commentary features Paul Lynch and William Gray

Interview (21:37) with David Wallace

Theatrical Trailer (1:14)


Thanks to DVD Talk


14 luglio 2012 (c) Belushi






giovedì 1 novembre 2018

DONNE AMAZZONI SULLA LUNA (1987) Joe Dante, Carl Gottlieb, Peter Horton, John Landis, Robert K. Weiss

Amazon women on the moon.jpg


Una recensione molto vecchia rispolverata per la recente uscita del Blu-ray 101 Films, consigliato a tutti gli amanti di questo magnifico reperto archeologico di cinema da late-night.


Grande film degli anni ottanta. In uno dei segmenti centrali troviamo un Host d'eccezione, Signore e Signori, niente meno che il grande Henry Silva, presentatore di una trasmissione televisiva che indaga sui misteri del cosmo, ma soprattutto, su quelli più "terreni" del creato; ecco, il Nostro si rivolge educatamente al pubblico, sfidandolo a capire se Stonehenge, gli U.F.O. o la figura sfuggente dello Sasquatch siano "Cazzate o no". Questo il titolo del programma che vanta anche un'accurata "Ricostruzione Squadra Cazzate" sulla figura di Jack Lo Squartatore, di cui sarà svelata, finalmente, la vera identità...


Film comico demenziale girato nel 1986 e distribuito il 18 settembre  1987, scritto dal duo Michael Barrie e Jim Mulholland. Pellicola che chiude un ciclo cominciato con "Schlock" (1973) e proseguito con "Ridere per Ridere" ("The Kentucky Fried Movie",1977) tanto che si può considerare questo "Amazon Women on the Moon" come l'ideale terzo capitolo dei film dei settanta. Il grande patrono della situazione è infatti John Landis, ivi coadiuvato da Joe Dante, Carl Gottlieb ("Il Cavernicolo", 1981 con Ringo Starr e Dennis Quaid), Peter Horton e Robert Kenneth Weiss, già produttore di "The Blues Brothers" (1980) e di "Dr. Detroit" (1983) diretto da Michael Pressman. Si chiude un ciclo, come già accennato, perché l'anno seguente il trio Zucker-Abrahams-Zucker tirerà fuori dal cilindro "Una Pallottola Spuntata" ("The Naked Gun: From the files of Police Squad", 1988) con Leslie Nielsen che, nel bene o nel male, influenzerà tutto il cinema demenziale degli anni novanta, imponendo di fatto il Leslie Nielsen-Movie e tutta una serie di epigoni che troverà nuova linfa vitale con la serie "Scary Movie" dei Fratelli Wayans.


Bagno di sangue epocale al botteghino, "Donne Amazzoni..." ha presto ottenuto la statura di cult imprescindibile presso le platee d'oltreoceano proprio per la sua carica folle, anarchica e dissacrante, figlia delle comicità in stile "National Lampoon'" portata sugli schermi dal benemerito Landis di "National Lampoon's Animal House"(1978) e dall'Harold Ramis del capolavoro "Caddyshack"(1980). Certo qui ci troviamo in ambito più esploitativo, data la grande libertà con cui i registi sguazzano nel cinema di genere, prendendo a pretesto la programmazione fittizia di un improbabile film cult della Sci-Fi anni cinquanta ("Queen of Outer Space", 1958 di Edward Bernds con Zsa Zsa Gabor), che rimanda al titolo del film stesso, continuamente interrotto da spot pubblicitari, sedicenti cantanti soul e problemi tecnici vari. Il che permette allo spettatore di essere investito da una serie di episodi demenziali che prendono per il culo praticamente tutti gli aspetti dell'American Way of Life dell'era reaganiana; dall'ossessione per la forma fisica, passando per il blind date, il sesso ultra-sicuro, i genitori super-preparati che si credono più qualificati del primario stesso (nientemeno che Michelle Pfeiffer e Peter Horton vs il grande Griffin Dunne) fino alla parodia feroce di Siskel e Ebert, interpretati da Roger Barkley e Al Lohman, protagonisti di uno degli episodi più spietati e crudeli dell'antologia, vero e proprio cortocircuito mediatico che propone un reality show ante litteram in cui l'esistenza dell'uomo comune viene "recensita" senza pietà da due critici prezzolati che ne decretano la totale inutilità in ambito sociale. Ne sa qualcosa il povero Harvey Pitnik (Archie Hahn), dileggiato anche da morto da amici e parenti stretti, in primis la consorte, in una farsesca cerimonia funebre in cui le "guest stars" sono i comici di professione Rip Taylor, Slappy White, Henry Youngman, Jackie Vernon e Charlie Callas moderati dal presentatore Steve Allen, che proprio non ce la fa a trattenere le risate. Puro vetriolo versato da Joe Dante, regista "gemello" di Landis in diverse occasioni, dal cameo condiviso in "Sleepwalkers" (1992) di Mick Garris fino alla serie "Masters of Horror" (2005-2007).


Numerose, ovviamente, le citazioni cinematografiche che vanno a colpire il materiale classico della casa produttrice di tutta l'operazione, la Universal, sia con l'episodio "Son Of The Invisible Man" di Carl Gottlieb, sia con il segmento finale di Joe Dante "Reckless Youth" interpretato da Carrie Fisher e da Paul Bartel (cineasta assolutamente da riscoprire, autore di "Private Parts", 1972 e di "Scene di lotta di classe a Beverly Hills", 1989) in cui l'attrice che fu la Principessa Leia ironizza senza paura sui suoi trascorsi da "ragazza inquieta". Il che ci porta inevitabilmente in territorio sexploitation, ottimo e abbondante rispetto a produzioni di questo tipo, potendo contare su un parterre femminile di prim'ordine; Sybil Danning, attrice giunonica che ha fatto praticamente di tutto, da "Arrivano Joe e Margherito" (1974) di Giuseppe Colizzi a "Chained Heat" (1983) di Paul Nicholas; la bomba sexy Monique Gabrielle ("Emmanuelle 5", 1987 di Barnett-Borowczyc) in nudo integrale per tutto l'episodio "Pethouse Video"; per non parlare della splendida Angel Tompkins, bellissima attrice biondocrinita, protagonista di numerose serie Tv ("Bonanza", "Mannix", "Dragnet") nonché di pellicole dall'elevato statuto cultuale quali "Arma da Taglio" ("Prime Cut", 1972) di Michael Ritchie, bellissimo, con Lee Marvin, Gene Hackman e Sissy Spacek, "Il Boss è Morto"("The Don Is Dead", 1973) di Richard Fleischer, "Professoressa facciamo l'amore" ("The Teacher", 1974) di Howard Avedis, "I Giorni Roventi del Poliziotto Buford" ("Waking Tall Part 2", 1975) di Earl Bellamy, seguito del film con Joe Don Baker, fino a "Il Reduce"("The Farmer",1977) di David Berlatsky. Imprescindibile la Tompkins, così come lo era Lana Clarkson, nel ruolo di Alpha-Beta nell'episodio che titola la pellicola, uccisa dal produttore discografico Phil Spector il 3 Febbraio del 2003. Pagato il necessario tributo a queste Amazzoni dell'immaginario collettivo, è necessario rimarcare anche la presenza di Rosanna Arquette, Kelly Preston e di Belinda Balaski, presenza costante nei film di Dante quasi quanto Dick Miller. Nell'episodio "Video Date" di Landis è presente Russ Meyer in persona come rivenditore di materiale osceno molto particolare, nel senso che le poppute protagoniste del suo cinema si rivolgono, finalmente, al consumatore finale. Ma attenti, perché le tette uccidono. O ti fanno finire in galera.


Una comicità non costretta in schemi prestabiliti che risulta per forza di cose indigesta a chi non apprezza il nonsense o la parodia scatenata, fiore all'occhiello di un grande manipolatore dell'industria culturale come Landis, o come Dante del resto, due tra i grandi mattatori degli anni ottanta, insieme in un progetto collettivo dopo "The Twilight Zone: The Movie"(1983) ultimo film del grandissimo Vic Morrow.


Consigliatissimo. Impossibile resistere al povero Arsenio Hall nell'episodio iniziale. Starring: Lots of Actors.


Episodi:

Mondo Condo; Apartment Victim di John Landis

Pethouse Video di Carl Gottlieb

Murray in Videoland di Robert K.Weiss

Hospital di John Landis

Hairlooming di Joe Dante

Amazon Women on the Moon di Robert K.Weiss

Blacks without Souls di John Landis

Two I.D's di Peter Horton

Bullshit or not di Joe Dante

Critics' Corner di Joe Dante

Silly Pathé di Robert K.Weiss

Roast your Loved One di Joe Dante

Video Pirates di Robert K.Weiss

Son of the Invisible Man di Carl Gottlieb

Art Sale di Carl Gottlieb

First Lady of the Evening di Robert K.Weiss

Titan Man di Robert K.Weiss

Video Date di John Landis

Reckless Youth di Joe Dante


La versione cinematografica non comprendeva tre episodi inseriti poi nelle successive edizioni Dvd/Blu Ray, ovvero:


The Unknown Soldier

The French Ventriloquist's Dummy

Peter Pan Theater


La versione editata per la Tv, oltre a comprendere "The French Ventriloquist's Dummy" con Dick Miller, presenta un cameo di Jenny Agutter, una versione più "casta e pura" di "Pethouse Video" e una versione più lunga di "Roast Your Loved One".


 Il combo DVD/Blu Ray UK della 101 Films presenta i seguenti extra:


Brand New Extras:


We’re Gonna Need Bigger Skits: An Interview with Carl Gottlieb

Cinematographer on the Moon: An Interview with Daniel Pearl

Audio Commentary with Mondo Digital’s Nathaniel Thompson

Booklet: Includes new interviews with composer Ira Newborn and Sybil Danning

 Additional Extras (standard definition)


Picture Gallery

Trailers

Six Cut Scenes


Bloopers


10 giugno 2011 (c) Belushi



martedì 16 ottobre 2018

A FUTILE AND STUPID GESTURE

By Source (WP:NFCC#4), Fair use, Link


Nel bel film di David Wain che titola questo post, Doug Kenney (Will Forte), presente "in incognito" al suo funerale, invita l'amico Henry Beard a compiere "a futile and stupid gesture" per ravvivare la mesta atmosfera del servizio funebre. Pur non potendolo sentire, Beard riceve il messaggio e al grido "Food Fight!" comincia una battaglia a colpi di cibo che coinvolge tutti i partecipanti. 

Questo post potrebbe sembrare "a stupid and futile gesture" dopo tutto il tempo passato lontano dalla rete, ma come si dice, chi cazzo se ne frega. E' un post "dovuto", in senso buono s'intende, in risposta al grande Ivano Landi che non una ma per ben due volte mi ha segnalato per il "Liebster Award" ormai mesi e mesi fa. Come ebbe a dire Latka Gravas, Thank You Very Much, Ivano. Non voglio sempre ripetere la battuta per quelli del loggione, ma ho grande ammirazione per il suo lavoro e lo considero una delle "voci" più importanti della rete. Senza scherzi. Certo, detto da me potrebbe suonare come un'offesa, quindi spero che non se la prenda. Grande Ivano e grazie ancora.

Per il resto, sempre le solite cose. Anzi, da quando ho smesso di scrivere cazzate le visite sono pure aumentate. Ora permettetemi di salutare alcuni "colleghi" che stimo moltissimo e non smetterò mai di citare, ovvero: Chiara  e il suo blog che ha un solo difetto, ovvero quello di non pubblicare sempre. Stesso discorso per MirigoroundTippy La Hostess.

Mi dispiace che il vecchio Death di Death Row abbia mollato il colpo. Ritorna presto, my friend, la Tana delle Tigri ti aspetta.

Devo purtroppo segnalare la scomparsa di Rick Sullivan, fondatore della Gore Gazette e pilastro di un certo modo di intendere il cinema che proprio non esiste più.

Ora, un saluto ad Andrea "Keoma" Lanza, il creatore di Malastrana VHS ma non solo, che nonostante vari tentativi di imitazione rimane, appunto, inimitabile ed uno dei pochi a capire l'essenza del "lepre" fulciano. 

Un grande saluto al vecchio (vecchio nel senso di vecchio amico) Nick di Nocturnia.

E, ultimo ma non ultimo, un grande abbraccio a Giuseppe de Il Buio in Sala che ho "bidonato" per la terza volta di fila. Shame on me

Per ora, è tutto.



martedì 14 novembre 2017

PRIVATE LESSONS (1981) Alan Myerson

Commedia sexy americana che sfrutta la sensuale presenza dell'Emmanuelle originale, la bellissima Sylvia Kristel (RIP), alle prese con un classico plot da exploitation: donna matura seduce giovane in fregola. Il giovane Philly (Eric Brown) viene lasciato dal padre nelle confortevoli mani della bella francese Nicole (pensate che culo) che non si pone alcun problema nel turbare il ragazzo spogliandoglisi di fronte e invitandolo nella vasca. Ma dietro si nasconde una storia di ricatti e truffe cui non è estraneo l'autista Lester (il grande Howard Hesseman con baffi e parrucca).

Alan Myerson regista di una valanga di serie televisive, da "Laverne&Shirley" a "Archie Bunker's Place" passando per "Miami Vice" e "Knight Rider" (ma pure "Una Squillo per Quattro Svitati/Steelyard Blues" [1973] con Donald Sutherland e Jane Fonda) confeziona una commedia gradevole in puro stile early eighties, pruriginosa ma non troppo e assolutamente innocua nonostante le premesse. La versione UK è stata alleggerita di almeno 3 min 20 sec dalla BBFC (per alcune inquadrature la Kristel si avvalse di un body double) nelle scene dello strip-tease e della vasca da bagno.

Sceneggiatura di Dan Greenberg dal suo romanzo "Philly", sceneggiatore poi di "Private School/American College" (1983) di Noel Black con quel bel pezzo della Phoebe Cates e di "L'Albero del Male/The Guardian" (1990) di William Friedkin. La pellicola conosce un sequel/remake giapponese di Seiji Izumi, "Private Lessons 2" (1993) con il cantante Goro Inagaki e Joanna Pacula nel ruolo della Kristel (delirio assoluto e proprio per questo imperdibile) più un altro capitolo apocrifo noto come "Private Lessons: Another Story" (1994) di Dominique Othenin-Girard. Fotografia di Jan De Bont. Penso che possa bastare. Gli italiani comunque nel genere nun se battono, guardatevi pure "Il Peccato di Lola". Dvd della Lions Gate NTSC Region 1, ratio 1.33 :1 e recentissimo Blu-ray All region a cura della Cinema Epoch. Titolo italiano: Lezioni Maliziose. INTERPRETI: Sylvia Kristel, Eric Brown, Howard Hesseman, Ed Begley Jr., Pamela Bryant, Patrick Piccininni, Meredith Baer, Dan Greenberg, Marian Gibson, Judy Helden.



3 maggio 2012 (c) Belushi

MAD MONSTER PARTY? (1967) Jules Bass



Capolavoro targato Rankin/Bass ancora in grado di lasciare a bocca aperta spettatori e amanti della stop motion. "All Monsters Together!", sembra quasi di trovarsi in un film Universal degli  anni quaranta, quelli di Erle C. Kenton tanto per intenderci, solo che da queste parti tutti i mostri sono animati a passo uno e non disdegnano la danza e i bagordi. 

La Rankin/Bass Production Inc. (o Rankin/Bass Animated Entertainment) fondata da Arthur Rankin Jr. e Jules Bass nel 1960 conobbe grande successo di pubblico con i suoi special televisivi (un titolo su tutti, "Rudolph The Red-Nosed Reindeer" [1964]) improntati in massima parte sulla Animagic, tecnica di animazione in stop motion divenuta un vero e proprio marchio di fabbrica della casa di produzione. Nel 1966 Rankin e Bass decisero di imbastire un progetto con protagonisti tutti i mostri più famosi dell'industria culturale, piazzando nel bel mezzo della festa proprio Lui, il grande Boris Karloff/William Henry Pratt, a dare "voce", naturalmente, al Barone Boris Von Frankenstein.



Il buon Barone, dopo aver inventato un composto in grado di distruggere la materia (durante il bellissimo incipit lo inietta in un corvo che automaticamente si tramuta in una specie di ordigno atomico), decide di andare in pensione e di lasciare la baracca in mano al nipote Felix Flankin, maldestro e timidissimo tuttofare in un drugstore, che viene dunque invitato ad un prestigioso ed esclusivo party al quale, come da copione, saranno presenti tutti i mostri degni di tale nome, quindi Dracula, L'Uomo Lupo, Il Gobbo di Notre-Dame, L'Uomo Invisibile, Il Mostro della Laguna Nera, La Mummia, Jekyll&Hyde e King Kong, accreditato come "It" per problemi di copyright, senza contare l'allegra brigata del Barone, comprendente il Mostro di Frankenstein, la cariatide Monster Mate (doppiata da Phyllis Diller), la bomba sexy Francesca (Gale Garnett) e Yetch, il maggiordomo/schiavo del Barone disegnato e plasmato sulle sembianze di Peter Lorre (doppiato dal poliedrico Allan Swift, autore di quasi tutte le performance vocali della pellicola). Naturalmente il Conte Dracula, sedotto dalla rossa Francesca, assistente del Barone, tenterà di mettere fuori gioco il povero Felix, fino al pirotecnico finale.

Bellissimo, cultissimo e geniale, questo "Mad Monster Party?" è pietra preziosa da conservare e ammirare senza nessun senso di colpa o di "perdita di tempo", per via di una realizzazione tecnica per molti versi straordinaria (le produzioni Rankin/Bass si avvalevano del genio dello stop animator Tadahito Mochinaga [1919-1999], un pioniere di questa tecnica legato alla MOM Production di Tokyo), una cura dei dettagli maniacale (strepitosi tutti i mostri, la riproduzione del castello e i numeri musicali) e un tono da spoof in stile Abbot e Costello che non stona con il citazionismo impossibile da evitare visto l'argomento trattato. Musical, horror, commedia, la sceneggiatura di Len Korobkin (supervisionata dal creatore di Mad, ovvero Harvey Kurtzman) non si fa mancare nulla e male non fa, poiché il risultato è realmente spettacolare, con grandi momenti quali il già citato incipit (nostalgica e riuscitissima citazione/parodia dei film Universal di James Whale sul Mostro di Frankenstein), il viaggio in nave con il capitano e il suo secondo grandi spalle comiche, l'arrivo al castello dei mostri, il party che dà il titolo al film e il finale con l'arrivo di King Kong/It che un amante/appassionato del genere semplicemente non può non apprezzare, nonostante qualche lungaggine e prolissità di troppo, specie nella seconda parte. 

Questioni di lana caprina, comunque, perché vedere Karloff e Lorre ancora insieme, seppur ricreati virtualmente in plastilina (Lorre scomparve nel 1964, Karloff morirà nel 1969) come ne "I maghi del Terrore/The Raven" (1963) di Roger Corman e "Il Clan del Terrore/The Comedy of Terrors" (1964) di Jacques Tourneur (manca solo Vincent Price all'appello) è sempre esperienza inebriante per chi si è ubriacato con l'horror classico. Per il resto,  quando in un film di animazione viene scelto Jack Davis della EC Comics, altro genio, in qualità di character designer, si può capire subito la portata dell'opera, che ve lo dico a fare,  anche se il film va visto e toccato in prima persona, le parole (almeno le mie) non rendono giustizia al parto Rankin/Bass, piccolo classico misconosciuto che nell'ultimo decennio ha goduto di una riscoperta in digitale grazie alle versioni 2003 e 2005 curate dalla Anchor Bay e quella definitiva targata Lions Gate del 2009 con extra e interviste ai realizzatori e qualità video superiore a quella delle vhs d'epoca (la Embassy Pictures, casa di produzione del film stesso ne curò un'edizione) derivate da un 16 mm non proprio impeccabile, grazie al ritrovamento da parte della Sony Pictures Television di una copia in 35 mm restitutiva dei colori originari. Il film conosce un seguito, "Mad Mad Mad Monsters" per la serie"The ABC Saturday Superstar Movie" trasmesso il 23 settembre 1972, che abbandona la stop motion per la cel animation, molto bello, seppur minore, uscito pure in Dvd per la Classic Media.Consigliatissimi, tutti e due. Grande colonna sonora, mai edita su qualsivoglia supporto audio fino al 1998 con Ethel Ennis che canta il pezzo d'apertura, "Mad Monster Party", appunto. Chissà cosa ne avrebbe tirato fuori il vecchio Gerry Damiano, autore negli anni settanta di una versione hard dei Muppets, "Let My Puppets Come" (1976) titolo che dice tutto quello che c'è bisogno di sapere. INTERPRETI: Boris Karloff, Phyllis Diller, Allen Swift, Gale Garnett, Ethel Dennis.

26 febbraio 2012 (c) Belushi